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La fine della Seconda guerra mondiale e un Paese da ricostruire. Ferito e ammaccato da una guerra rovinosa. Considerato privo di risorse energetiche proprie e con tanta strada da intraprendere per avviare l’industria nazionale.

È in questo scenario che emerge la figura di Enrico Mattei, un uomo che sapeva guardare lontano. Se ne è discusso alla Luiss, in occasione della presentazione della rivista Formiche. Un incontro promosso in partnership con la Luiss School of Government, Sog.

Tra gli ospiti, Maria Tripodi sottosegretario di Stato al ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Giovanni Orsina direttore della Luiss School of Government, Mario Caligiuri direttore del Master in Intelligence dell’Università della Calabria, Marco Alberti ambasciatore d’Italia in Kazakistan e Kirghizistan, Marco Piredda, head of International affairs analysis and business support di Eni

A sessant’anni dalla scomparsa, la visione e lungimiranza del presidente e fondatore dell’Eni partiva dalla necessità di garantire all’Italia una indipendenza energetica, con la volontà di perseguire il nostro interesse nazionale. Uno scenario in cui politica economica e diplomazia energetica si andavano a intrecciare, per permettere all’Italia di incidere nei rapporti di forza alla base degli equilibri internazionali.

TRA POLITICA ENERGETICA…  

Giovanni Orsina ha ricordato una certa insensibilità da parte della cultura liberale per le questioni geopolitiche che riguardano l’intreccio tra mercato, interesse nazionale ed equilibri tra potenze. “L’energia – ha sottolineato Orsina – è una materia sulla quale il mercato resta cruciale, ma che ha insita una forte componente geopolitica, che non può essere affidata al mercato”.   

“L’ingegno è vedere possibilità dove gli altri non ne vedono” ha detto Maria Tripodi, ricordando le parole del fondatore di Eni. Enrico Mattei, secondo il sottosegretario, può essere identificato come un visionario, un uomo che ha saputo fare connessioni e passaggi logici avendo come stella polare l’interesse del nostro Paese.  

“Probabilmente, senza l’eredità di Mattei, dopo il 24 febbraio non sarebbe stato possibile per l’Italia diversificare gli approvvigionamenti energetici per sostituire il gas russo con rapidità. Una rapidità che ci fa ben sperare per il futuro” ha spiegato Tripodi.  

Da un punto di vista diplomatico, l’eredità di Mattei è questa: “l’interesse nazionale al centro, una visione ampia di ciò che serve al nostro Paese e un patrimonio di relazioni e di amicizie che non possiamo non definire diplomatiche. Una lunga scia di credibilità per l’Italia, soprattutto nei paesi del Mediterraneo, dove il nome di Mattei aiuta ancora ad aprire le porte”.    

…E INTERESSE NAZIONALE  

Ancora oggi la società italiana deve fare i conti con l’eredità politica e civile di Mattei, ha ricordato Mario Caligiuri. “A differenza di quanto fatto dopo il 1992, quando a Mattei venne affidato il compito di liquidare l’Agip, egli creò l’Eni, facendo dell’Italia una grande potenza industriale a pochi anni da una rovinosa guerra perduta”, ha proseguito Caligiuri.  

La coraggiosa politica energetica di Mattei, insieme alla collocazione occidentale e alle competenze formate dalle scuole e dalle università impostate nel 1923 da Giovanni Gentile, furono determinanti nel fare ascendere l’Italia nel novero dei Paesi più avanzati del mondo.  

Per realizzare l’interesse nazionale, ha sottolineato il direttore, occorre avere una visione del bene comune, le capacità individuali e l’opportunità per metterle in pratica. Da qui risulta l’importanza della leadership: ogni organizzazione funziona a seconda di chi la gestisce.  

LE SFIDE ENERGETICHE DI OGGI  

“La politica energetica di Mattei, anche ai fini della competitività italiana doveva avere due elementi: una maggiore indipendenza energetica e i prezzi bassi dell’energia” ha sottolineato Marco Alberti. Due elementi che ancora oggi sono estremamente attuali.  

Subito dopo aver fondato l’Eni, ha ricordato Alberti, Mattei definiva così i problemi che doveva affrontare la società: “sempre attuali e sempre risorgenti, condizionati da elementi economici, sociali e politici”. Indipendenza energetica e prezzi bassi dell’energia per un Paese come il nostro che ha il 95% del Pil prodotto da Pmi sono una condizione permanente per garantire competitività.  

“All’epoca di Mattei, ha sottolineato Alberti, c’era una dimensione di business intelligence che legava la sua diplomazia economica a quella della Farnesina”. Oggi la diplomazia economica diventa una data diplomacy, che produce un essenziale cambiamento nell’analisi diplomatica.  

Le sfide di oggi – ha concluso l’ambasciatore – sono legate a un contesto in continua trasformazione, per il quale è necessaria una risposta collettiva pubblico-privata. “Le sette sorelle di allora oggi saranno almeno settanta sorelle, se si aggiungono le big tech, la trasformazione ecologica e quindi la trasformazione digitale: la realtà di oggi è molto più complessa.”  

IL METODO MATTEI  

Dal punto di vista energetico negli anni 50 si riscontrava una linearità tra sviluppo economico ed energetico, oggi si deve realizzare una relazione opposta, svilupparsi consumando meno energia, ha ricordato Marco Piredda.  

“Dal punto di vista della concorrenza con le altre compagnie, oggi siamo stati ammessi al club, seppur sulla base di un profilo unico, che dipende dalla relazione che impostiamo con le comunità e i Paesi che ci ospitano. Il modo in cui noi stiamo nei Paesi soprattutto africani è un elemento distintivo e un vantaggio competitivo che rimanda all’insegnamento di Mattei”, ha detto Piredda.  

Le national oil company oggi sono russe, arabe e nordafricane. La relazione tra il primo e il terzo mondo, ha sottolineato Marco Piredda, non si basa più su una relazione tra scambio e sviluppo delle risorse, ma su un dibattito che riguarda il modello di consumo e il “diritto a inquinare”. Un’energia che richiede e offre uno spazio di rinnovamento e da calare nell’attualità, nella convinzione che la transizione ecologica debba essere equilibrata e accessibile a tutti.  

“Il metodo Mattei resiste ancora oggi, si tratta di un’eredità di indubbia modernità. All’Eni  puntiamo oltre che sulla crescita di impresa, anche sulla crescita delle persone. Nei paesi in cui siamo presenti nel mondo oltre l’80% del personale impiegato è locale. L’idea è di contrastare la povertà energetica e far arrivare l’energia ovunque, anche a quelli che non ce l’hanno” ha affermato Piredda.  

 

Le foto dell’evento

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