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Sabbia rosa e criptovalute. “Vogliamo diventare un hub globale nel settore degli asset digitali”. Jason Hayward è il ministro dell’Economia delle Bermuda. Sa perfettamente che l’ecosistema finanziario dell’isola britannica si basa sul turismo. Ma i villeggianti in costume da bagno sulle caratteristiche spiagge colorate non devono essere un limite. Hayward guarda oltre il mare. E lo dice: “Le Bermuda possono trasformarsi in un centro internazionale dell’industria criptografica”.

Secondo il ministro, il crollo del mercato delle criptovalute, a cominciare dal bitcoin, non dev’essere considerato come un evento avverso. Anzi. Per le Bermuda potrebbe rappresentare un’opportunità unica. “Siamo consapevoli della recente svalutazione del prezzo delle criptovalute e rimaniamo fiduciosi che non minacci la capacità dell’isola di diventare un hub crittografico”, ha spiegato. “È probabile che questa recessione del comparto rafforzi il nostro obiettivo e che influisca positivamente sulla nostra crescita a lungo termine e sul nostro ruolo in questo settore, che prima o poi ripartirà”.

Hayward ha ricordato che il governo dell’isola ha iniziato a interessarsi di criptovalute nel 2018. L’esecutivo presieduto dal laburista Edward David Burt è un convinto sostenitore dell’asset class, il binomio utilizzato per definire in gruppi le varie tipologie di investimenti finanziari in base alle loro peculiarità e alle loro similitudini di comportamento sul mercato.

Hayward ha stabilito regole ben precise per tutelare gli investitori dopo il declino del token nativo di Terra Luna, un network in blockchain per i pagamenti digitali che si appoggia sullo stablecoin Ust di proprio conio. Il fallimento del sistema che garantiva il pareggio del valore di Ust al valore del dollaro statunitense ha portato le figure più in vista della cripto community a fare qualche riflessione. E il ministro, conti digitali alla mano, ha agito per salvaguardare i trader locali.

Secondo il presidente della Financial & international business association, David Schwartz, le Bermuda sono tra i leader mondiali in termini di creazione di infrastrutture per le criptovalute e di imposizione di normative appropriate. Le autorità locali, a tal proposito, hanno inasprito i controlli antiriciclaggio, monitorando le eventuali transizioni illecite di bitcoin e altcoin.

La legislazione approvata nel 2018 richiede a tutte le società di criptovalute delle Bermuda di ottenere una licenza dalla Bermuda monetary authority (Bma), il principale watchdog finanziario dell’isola che controlla il settore assicurativo nazionale. La Bma, di recente, ha dato il via libera a 14 società crittografiche, tra le quali Circle, BlockFi e Bittrex, per operare a livello locale.

Quando si parla di Paesi con una posizione privilegiata nel settore delle risorse digitali vale la pena di menzionare Portogallo e Gibilterra. Lisbona tratta la classe di attività come una valuta e non impone l’Iva o altre tasse agli investitori, mentre il territorio britannico d’oltremare di Gibilterra, tra i leader internazionali in termini di adozione della blockchain, ha un regime regolamentato di criptovaluta progettato per proteggere le aziende che si occupano della classe di attività. Hayward, per andare oltre il turismo e per consentire alle Bermuda di conquistare il mondo delle criptovalute, ha preso spunto anche da loro.

 

 

Le Bermuda puntano a diventare l’hub globale delle criptovalute

Il crollo delle monete virtuali potrebbe favorire l’economia digitale dell’isola, che è già tra i leader mondiali per la creazione di infrastrutture e leggi ad hoc per il settore

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