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Come una Penelope che tesse di giorno e di notte disfa la tela, così appare contraddittorio lo scenario che vede assieme Movimento 5 Stelle e Partito democratico, i cui maggiorenti sono impegnati da una parte a stringere i nodi del “campo largo”, rendendoli sempre più stretti, ma contemporaneamente lavora per scioglierli, ritrovandosi al mattino con una tela tutta da rifare, ancora e di nuovo.

I fili da seguire sono almeno due: il primo, l’incontro tra il presidente del Movimento 5 Stelle (in attesa di responso dal Tribunale di Napoli sulla legittimità della sua elezione) Giuseppe Conte con Alessandro Di Battista, grillino della prima ora e fuoriuscito dal Movimento alla scelta di M5S di sostenere il governo Draghi (a seguito della caduta del Conte II) e che proprio ieri ha attaccato frontalmente il segretario dem Letta sull’Ucraina; Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano autore solo ieri di un editoriale in cui sottolineava come il Movimento “guadagna voti quando è solo contro tutti e li perde quando si avvicina troppo agli altri”, e altri 4 o 5 esponenti del Movimento, si legge su Repubblica. Un incontro avvenuto al ristorante la Barchetta, trattoria vicino a Castel Sant’Angelo in cui, peraltro, il direttore del Fatto ama cimentarsi in performance al karaoke.

“Non solo una rimpatriata – ha scritto Lorenzo De Cicco -. Si è parlato di politica”. Insomma, “l’ex premier vorrebbe reingaggiare Dibba, il quale – lo ha raccontato in tv – per ora declina l’offerta, per ragioni di alleanze. Non digerisce l’asse giallorosso. Vorrebbe un ritorno al Movimento delle origini: corsa solitaria alle politiche del 2023, 5 Stelle contro tutti, mani libere. Una tentazione valutata dai parlamentari vicini all’ex premier, anche se Conte per ora non si sbilancia”.

E poi c’è il secondo filo, quello di un Partito democratico che sceglie di stringere i nodi il più possibile. Lo ha fatto il suo segretario Enrico Letta, nel corso del suo intervento alla Direzione Generale del Partito democratico: “Io sono molto fiero dell’impegno che il Pd ha tenuto in questi due anni di lavoro. Devo dire che questo lavoro lo abbiamo portato avanti con gli alleati e in particolare con il Movimento 5 Stelle. Lavoro insieme continuerà anche dopo”, ma non solo. È di ieri, infatti, l’elezione dell’ex sindaca grillina Virginia Raggi, ora consigliera in Campidoglio, come presidente della Commissione speciale del Comune di Roma per Expo 2030. “Ringrazio i colleghi che mi hanno eletto – ha commentato Raggi – e il sindaco (Roberto Gualtieri, Pd, ndr) che aveva già dichiarato la volontà di proseguire il lavoro iniziato due anni fa”.

Insomma, se da parte del Pd si stringono i nodi, c’è una Penelope (a 5 Stelle?) che si premura di scioglierli.

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