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L’ambasciatore Andrea Singying Lee dell’Ufficio di Rappresentanza di Taipei in Italia ha partecipato questo mercoledì 4 maggio a un’attività in sostegno alla significativa partecipazione di Taiwan a tutti gli incontri, i meccanismi e le attività dell’Organizzazione mondiale della sanità. Assieme ad alcuni parlamentari e ai vertici della comunità taiwanese con cittadinanza italiana e residenti a Roma, si è recato davanti alla Fontana di Trevi per esprimere un desiderio, chiedendo e augurando all’Organizzazione mondiale della sanità di adottare finalmente una posizione professionale e neutrale, invitando Taiwan come osservatore nel 2022 e approvandone la partecipazione regolare a tutte le riunioni, i meccanismi e le attività.

Il senatore Lucio Malan di Fratelli d’Italia, presidente del Gruppo interparlamentare di amicizia Italia-Taiwan, ha sostenuto che “la collaborazione di Taiwan è particolarmente importante” per l’Organizzazione mondiale della sanità: “Un Paese con una grande economia, 23,5 milioni di industriosi abitanti, che hanno saputo fronteggiare forse meglio di ogni altro Paese, meglio di ogni altra nazione l’epidemia Covid. Non è Taiwan che ha bisogno di entrare nell’Organizzazione mondiale della sanità ma i Paesi che ne fanno parte: l’Italia, i Paesi dell’Unione Europea, che hanno bisogno della presenza di Taiwan”. Hanno i deputati Marco Di Maio di Italia Viva e Alessandro Pagano della Lega hanno partecipato all’iniziativa auspicando l’impegno del mondo occidentale, in particolare dell’Italia, in questa direzione.

Come ricordato dall’ambasciatore Andrea Sing-ying Lee, negli ultimi due anni, gli sforzi di Taiwan contro la pandemia, i suoi relativi contributi alla comunità internazionale e la sua cooperazione con partner in tutto il mondo hanno dimostrato che Taiwan è una forza positiva. Taiwan è disposta ed è in grado di unirsi agli sforzi globali per combattere la pandemia e affrontare la miriade di sfide dell’era post-pandemica. Solo il governo di Taiwan, eletto dal popolo, può rappresentare i suoi 23,5 milioni di persone all’Organizzazione mondiale della sanità e proteggerne il diritto alla salute, ha spiegato il diplomatico rappresentante a Roma di quella che la Repubblica popolare cinese definisce una colonia ribelle.

In un recente articolo “Taiwan utilizza tecnologia innovativa e copertura sanitaria universale come la strategia di contenimento del Covid-19”, il dottor Shih-Chung Chen, ministro della Salute e del benessere di Taiwan, ha evidenziato il successo dell’isola contro la pandemia: “Taiwan è stata in grado di contenere la pandemia facendo in modo che le persone conducessero una vita normale e ottenendo una crescita economica positiva attraverso l’uso preciso della tecnologia, la trasparenza delle informazioni, severi controlli alle frontiere e accurati screening e indagini sui casi”, ha scritto. E ancora: “Cercare di bloccare la trasmissione di ogni singolo caso sarebbe uno sforzo vano che inciderebbe notevolmente sui mezzi di sussistenza delle persone”. Un messaggio chiaro all’Occidente: la strategia “zero Covid” della Cina non ci appartiene e non funziona.

“Negli ultimi cinque anni”, ha ricordato il ministro, “Taiwan non è stata invitata a partecipare all’Organizzazione mondiale della sanità” per via dell’opposizione della Cina. “Per garantire che Taiwan non venga lasciata indietro e che non vi sia alcuna lacuna nella copertura sanitaria globale, Taiwan cerca di partecipare all’Organizzazione mondiale della sanità quest’anno in modo professionale e pragmatico”. Ecco perché, ha concluso, “nello spirito degli obiettivi di sviluppo sostenibile 2030 delle Nazioni Unite, nessuno dovrebbe essere lasciato indietro”.

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