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Tre morti e quattro feriti. È il bilancio dell’attentato a Elad, città di ultra-ortodossi, nel giorno in cui Israele celebrava i 74 anni di indipendenza. La polizia israeliana sta dando la caccia a due sospetti della città di Jenin, in Cisgiordania: As’ad Al-Rafa’ani (19 anni) e Sabhi abu Shakir (20), che armati di ascia e coltello hanno ucciso Yonatan Havakuk (40), Boaz Gol (40), e Oren Ben Yiftach, (35). Sia Havakuk sia Gol vivevano a Elad ed erano entrambi padri di cinque figli. Yiftach viveva a Lod ed era padre di sei figli.

“Ho visto due terroristi gridare ‘Allahu akbar’ e avventarsi con un’ascia”, ha detto un testimone, Mordechai Hachmon, citato dai media locali. “Eravamo nella sala di studio della Torah e abbiamo sentito il gabbai gridare ‘terrorista, terrorista’. Siamo corsi fuori e l’abbiamo visto correre sul viale, ha preso a destra dal cancello e ha colpito alla testa con l’ascia tutti quelli che gli stavano davanti. La guardia di sicurezza ha tirato fuori la sua pistola e gli ha sparato, ma lo ha mancato. Qui non c’erano forze di sicurezza e polizia”.

La Difesa israeliana punta il dito contro gli alti esponenti di Hamas, accusati di aver incitato alla violenza. Yahya Sinwar, il leader del gruppo a Gaza, che recentemente ha invitato i palestinesi a commettere attacchi usando “una pistola, un’ascia o un coltello”.

Hamas esulta per l’attentato, che definisce “operazione eroica di alta qualità”. “L’attacco terroristico a Elad è una risposta alla rabbia del nostro popolo per l’attacco dell’Occupazione contro i nostri luoghi sacri”, ha dichiarato un portavoce. Il presidente palestinese Abu Mazen, invece, condanna. “L’uccisione di civili israeliani e palestinesi non fa che accrescere l’escalation in un momento in cui tutti ci sforziamo di raggiungere la stabilità e prevenire l’escalation stessa”, ha dichiarato. “Solo una pace duratura, comprensiva e giusta è la via più corretta per garantire sicurezza e stabilità ai due popoli e alla regione”.

Le tensioni dopo gli scontri a Gerusalemme e la precarietà della maggioranza di governo preoccupano il primo ministro Naftali Bennett. Tanto che, “impantanato nei problemi” interni, ha fermato “gli sforzi” di mediazione tra Russia e Ucraina, come riassume il giornale israeliano Haaretz. Dopo aver sentito l’omologo ucraino Volodymyr Zelensky due giorni fa (mercoledì 4 maggio, ndr) Bennett ha avuto un colloquio con il presidente russo Vladimir Putin che, di sua iniziativa (scrive sempre Haaretz), ha sollevato la questione delle dichiarazioni del suo ministro degli Esteri Sergey Lavrov su Adolf Hitler “ebreo” per scusarsi. A darne notizia è stato l’ufficio del primo ministro israeliano. Il Cremlino non ha smentito.

Mosca ha accolto, dunque, l’invito del presidente israeliano Isaac Herzog che aveva detto di aspettarsi le scuse ma si era detto anche convinto che quelle parole non avrebbero causato danni a lungo termine ai rapporti bilaterali. E così, come suggerisce anche la nota israeliana dopo il colloquio tra il ministro degli Esteri Yair Lapid e l’omologo ucraino Dmytro Kuleba, il governo Bennett – trainato in questa fase più dal premier attento alle dinamiche interne che dal ministro degli Esteri – sembra aver raffreddato l’ipotesi di un un aumento del coinvolgimento israeliano al fianco dell’Ucraina, per far fronte ai problemi interni ma anche per mantenere aperto il dialogo con la Russia.

Gli effetti dell’attentato in Israele sulla mediazione tra Russia e Ucraina

Tre morti e quattro feriti nel giorno in cui lo Stato ebraico celebrava i 74 anni di indipendenza. Il premier Bennett, impantanato nei problemi interni, ha congelato l’impegno internazionale anche dopo le scuse di Putin per le dichiarazioni di Lavrov su Hitler e l’ebraismo

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