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Basta con il mito dell’atomo e basta con l’eterna tentazione vintage del carbone. L’Italia a un passo dal dramma sociale, figlio della crisi energetica, dovrebbe smetterla con i totem e pensare a vie alternative per l’indipendenza dalle forniture altrui. Alessandra Todde, nuorese, dal marzo dello scorso anno è a via Veneto in veste di viceministro dello Sviluppo Economico, in quota Movimento Cinque Stelle. E a Formiche.net spiega come e perché inseguire nucleare e soluzioni del passato non è la risposta al problema. Anzi.

Viceministro, l’Italia potrebbe presto entrare nel tunnel di una crisi energetica che rischia di spazzare via imprese e posti di lavoro, oltre a mettere in seria difficoltà migliaia di famiglie. Che cosa fare e da dove partire per resistere all’urto?

La crisi energetica, come affrontarla, gestirla e superarla, è uno dei temi più attuali e più urgenti, sul quale esistono profonde divergenze di vedute da parte di chi si presenterà alle urne il 25 di settembre. Il tema è il costo dell’energia, dove per costo non intendo solo quello economico. Le ricette energetiche della maggior parte dei partiti si basano sui combustibili fossili, dunque altamente inquinanti, non rinnovabili e in larga parte in mano a nazioni e potentati dalla dubbia moralità e sul nucleare di vecchia concezione e costoso, con la tecnologia oggi disponibile dopo molti anni per i tempi di realizzazione dell’impianto. Per giunta, ignorando così la volontà del popolo italiano che si è già espresso con un chiaro No al nucleare.

Sognare un ritorno al nucleare è dunque più pericoloso che altro?

Dico che chi oggi continua a parlare di nucleare non risponde mai alle seguenti domande: dove vorreste fare gli impianti? Come e quando? E dove andrebbero stoccate le scorie radioattive? Sono soluzioni miopi e pericolose, che tentano di risolvere il problema con la stessa mentalità che l’ha creato.

In questo senso la proposta del Movimento qual è?

Noi, al contrario, abbiamo delineato nel programma un percorso chiaro, nuovo e realizzabile, basato su misure a breve e medio termine. Tra queste, permettere alle aziende energivore di acquistare energia a un prezzo calmierato grazie all’immediata attuazione delle Energy e Gas Release e all’adeguato finanziamento del fondo Ets (il fondo per la transizione, ndr). E poi incidere in modo sostanziale sugli extra profitti delle aziende energetiche perché non é tollerabile che alcune abbiano realizzato il 600% dei ricavi mentre famiglie non riescono a pagare le bollette e intere filiere industriali chiudono. La Francia l’ha alzata al 45%, perché noi no?

Dimentichiamo il famoso price cap al gas, su cui l’Europa piano piano sta convergendo…

Niente affatto. Dobbiamo fissare un tetto al prezzo del gas in Europa, misura fondamentale che abbiamo proposto per primi, combattendo l’egoismo di alcuni paesi europei, senza dimenticare di slegare il prezzo dell’energia elettrica dal prezzo del gas e rendere il prezzo del gas indipendente dal Tttf, il prezzo di borsa olandese. E ancora, non ho finito, rinnovare il patrimonio urbanistico nazionale, migliorandone l’efficienza energetica con l’aiuto del Superbonus e promuovere e incentivare la cultura del risparmio energetico, gli investimenti in energie rinnovabili, l’autoproduzione, le comunità energetiche a beneficio delle bollette di famiglie e imprese e della competitività dell’intero sistema-Paese.

Di carne al fuoco ne vedo tanta. Sarà difficile attuare tutto questo.

La nostra strategia è concreta, chiara e pulita. Combattiamo la pandemia energetica dando all’Italia e agli italiani le risposte giuste e necessarie per gettare le basi per un migliore futuro energetico.

Parliamo di conti, quelli pubblici. Il premier Draghi continua a essere perplesso verso un nuovo scostamento di bilancio, con il quale finanziare le misure per disinnescare le bollette. Ma è davvero l’unica strada percorribile?

Stiamo affrontando una situazione straordinaria e servono misure straordinarie. La settimana prossima dovrebbe arrivare un decreto per mettere delle toppe all’emergenza. Al momento, su questo, non c’è stato un coinvolgimento dei ministri nella scrittura di un decreto. Dieci miliardi non basterebbero.

E allora?

Crediamo che ne servano molti di più per sostenere famiglie e imprese. Sullo scostamento di bilancio le giro la domanda: servono o non servono risorse per sostenere famiglie e imprese?

Diamo una risposta?

Dobbiamo stanziare risorse e bisognerà capire gli strumenti con cui trovarle. Se non si vuole lo scostamento, ci dicano dove e come reperire i fondi. Il M5S è aperto a qualsiasi soluzione per aiutare i cittadini.

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