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Come considerarle, se non due imboscate della storia? Imprevedibili, come solo le imboscate più insidiose possono esserlo. In entrambi i casi un bagno di umiltà e al contempo un banco di prova per l’Europa che vogliamo costruire. I due anni di pandemia prima, la sciagura della guerra scatenata in Europa da Vladimir Putin contro l’Ucraina, a seguire, hanno lasciato il segno. Hanno messo a soqquadro ogni previsione, ogni progetto di crescita economica e di sviluppo. La marginalità dell’Unione nello scacchiere internazionale, in questa riedizione della contrapposizione tra Est-Ovest quasi da anni Ottanta, è stata aggravata dalla totale assenza di un esercito europeo. Sempre invocato, mai realizzato. Col paradosso dei 27 Stati europei che spendono ogni anno singolarmente 330 miliardi di euro, comunque più della Russia per la sua armata e i suoi missili. Un paradosso al quale, al pari di tanti altri, bisognerà porre rimedio.

Prima di colmare questo divario occorrerà tuttavia provvedere al ritardo ben più grave e incombente maturato dall’Europa “politica”. Ancora una volta carente, deficitaria e priva di un suo peso specifico nello scacchiere internazionale. Perché le armi, e i militari pronti e capaci di usarle, da sole non bastano.

Di fronte a questo vuoto è ancor più facile, quasi necessario tornare alla strada tracciata trent’anni fa da Guido Carli. Statista, economista, ex governatore di Bankitalia e ministro del Tesoro, per me più semplicemente mio nonno Guido. È proprio in questa veste che nel 1992 – esattamente trent’anni fa appunto – sottoscriveva il Trattato di Maastricht che poneva le basi per l’unione monetaria ed economica del Vecchio continente. L’auspicio del nonno era quello di costruire un’Europa dei popoli, che fosse vicina a chi è più fragile, a chi soffre. Un insegnamento e una missione quanto mai attuale in questa parentesi della storia che sembra riaffacciarsi su un passato che sembrava dimenticato. E Dio sa quanto sia necessaria oggi un’Europa “madre”, capace di aprire le braccia e accogliere chi fugge dal dolore, dalla sofferenza, dalla morte.

Pochi giorni fa, il 28 marzo, è stato celebrato l’anniversario della nascita di Guido Carli. Per la Fondazione che porta il suo nome e che ho l’onore di presiedere diventa ogni anno un’occasione per rinnovare la memoria e ricordare alle generazioni più giovani quale sia il lascito culturale e morale del servitore dello Stato Carli. Che torna di stringente attualità in questi anni difficili, in cui lo spirito dell’Unione e dei suoi padri fondatori è stato troppo spesso soffocato, ignorato. Va detto che nonostante la crisi e gli ostacoli, l’Italia si è rimboccata le maniche, ha fatto la sua parte ed è riuscita a risollevarsi. Lo farà anche adesso, a dispetto delle conseguenze di un conflitto che tutti auspichiamo si concluda prima possibile ma che avrà ripercussioni di lunga durata. Pagheranno un prezzo salato i cittadini e le imprese.

Dalle crisi, anche da questa, si riemerge anche grazie all’ingegno dei talenti. E ancor più in un anno particolare la Fondazione farà la sua parte nel valorizzarli, premiando i più rappresentativi tra coloro che si sono distinti in diversi campi, oltre che economia, imprenditoria e diplomazia, questa volta anche sport e cinema.

Un “rito”, il nostro, che si rinnova con passione e convinzione. L’appuntamento è per venerdì 6 maggio alle 17,30 all’Auditorium Parco della Musica, nella Sala Petrassi, finalmente in presenza.

I riconoscimenti verranno assegnati dopo una selezione operata dalla nostra giuria composta da Gianni Letta, presidente onorario della Fondazione Guido Carli; Ornella Barra, Coo international Walgreens Boots Alliance; Aldo Bisio, ad di Vodafone Italia; Vincenzo Boccia, presidente della Luiss Guido Carli; Urbano Cairo, presidente della Cairo Communication e Rcs; Fedele Confalonieri, presidente Mediaset; Claudio Descalzi, ad di Eni; Monica Maggioni, direttrice del Tg1; Giovanni Malagò, presidente del Coni; Giampiero Massolo, presidente di Fincantieri; Barbara Palombelli, giornalista e conduttrice televisiva; Antonio Patuelli, presidente dell’Abi; Francesco Starace, ad e direttore generale dell’Enel.

Sono loro la squadra di fuoriclasse della Fondazione Guido Carli. Un’istituzione che nei suoi tredici anni di vita, dagli esordi come associazione, non ha mai interrotto il suo cammino fatto di impegno civile e solidale. Andiamo avanti senza timori, senza tentennamenti, ancor più in un contesto socio-economico critico come questo. Convinti che è proprio nei momenti complessi che la Fondazione può dare il proprio piccolo, grande contributo al riscatto. Lo avrebbe fatto Guido Carli, lo facciamo noi nel suo nome.

Costruire un'Europa politica e militare per un'identità internazionale

L’insegnamento dello statista Guido Carli, tra i padri dell’Unione, a pochi giorni dall’anniversario della sua nascita. La memoria rinnovata anche quest’anno col Premio celebrato i 6 maggio all’Auditorium Parco della Musica dove saranno presenti, fra gli altri, i ministri Luigi Di Maio e Renato Brunetta. L’intervento di Romana Liuzzo, presidente della Fondazione Guido Carli

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