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Fantasie revisioniste ottomane. Al primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, sono bastate tre parole per mettere al suo posto il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, che continua a rivendicare le acque e le isole dell’Egeo e del Mediterraneo orientale che ufficialmente appartengono alla Grecia. La disputa tra Ankara e Atene è vecchia di due secoli. E non si placa. Erdogan, però, è sempre più solo. Perché Mitsotakis, nella contesa, ha il pieno appoggio della Germania e della Francia, le superpotenze dell’Ue che hanno invitato il governo turco a desistere.

Ah, la geopolitica. Quella disciplina che lo studioso svedese Rudolf Kjellen, nel 1904, aveva definito come “lo sfruttamento della conoscenza geografica, da parte degli Stati, al fine di perseguire i propri obiettivi nazionali”. Ecco: in realtà lo scopo di Erdogan ha poco a che fare con la storia e con un nuovo impero ottomano. Il capo del governo turco, al di là delle mire espansionistiche, sa che dalle parti di Cipro sono stati scoperti importanti giacimenti di gas che in un momento di crisi energetica globale risolverebbero un bel po’ di problemi di approvvigionamento. Non solo. Il Mediterraneo è strategico anche per chi quella crisi l’ha accentuata inviando i carri armati in Ucraina: sì, la Russia di Vladimir Putin, che nel mare nostrum può esercitare la propria pressione sull’Occidente.

Mitsotakis, durante un’intervista rilasciata alla fine della scorsa settimana alla Cnn, è partito da lì. “L’ultima cosa di cui la Nato ha bisogno è un’altra fonte d’instabilità nell’Europa sud-orientale”, ha spiegato il premier greco senza necessità di dover ricordare che Grecia e Turchia fanno parte dell’alleanza atlantica. “Credo che il presidente Erdogan servirebbe molto meglio il suo popolo se si concentrasse sul rilancio dell’economia turca in difficoltà piuttosto che sulle fantasie revisioniste ottomane”.

Pochi giorni fa, così, per alimentare ancora un po’ la tensione tra Ankara e Atene in uno scenario di navi da guerra che si sfiorano e accuse reciproche di violazione degli spazi aerei, gli ultra-nazionalisti turchi dei Lupi grigi hanno presentato una mappa dell’Egeo a Devlet Bakhceli, presidente del Partito d’azione nazionalista e partner dell’esecutivo di Erdogan. La Turchia, nella cartina, comprende Creta, Rodi, Lesbo e Chios. Territori che sulla carta, quella originale, fanno parte della Grecia. E alla Grecia, per la Germania, devono restare.

La scorsa settimana il ministro degli Esteri tedesco, Annalena Baerbock, ha visitato Atene e Istanbul. Durante i colloqui col ministro degli Esteri greco, Nikos Dendias, Baerbock ha affermato che nessuno ha il diritto di contestare la sovranità greca sulle isole dell’Egeo. Pronta replica del ministro turco agli Affari esteri, Mevlut Cavusoglu: “La Germania non dovrebbe essere uno strumento di provocazione e propaganda della Grecia”.

In un clima non proprio rassicurante, Baerbock è volata in Turchia. E lì ha ribadito l’appoggio incondizionato alla Grecia nella disputa dell’Egeo. “Molte questioni di diritto internazionale sono complicate, ma alcune sono anche molto semplici”, ha premesso. “Le isole greche di Lesbo, Chios, Rodi e molte altre sono territorio greco. E nessuno ha il diritto di sollevare dubbi e questioni su questo punto”.

Anche la Francia, attraverso il ministro degli Esteri, Catherine Colonna, ha assicurato il pieno sostegno ad Atene, annunciando che Parigi seguirà da vicino gli sviluppi della delicata vicenda. Morale: Erdogan, sulle isole greche, è sempre più isolato.

 

 

 

Perché Erdogan è sempre più isolato nella contesa del Mediterraneo con la Grecia

Germania e Francia assicurano il pieno appoggio ad Atene sulla secolare disputa delle isole dell’Egeo e del mare nostrum orientale che il presidente turco, assetato di gas, continua a rivendicare snobbando il diritto internazionale

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