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Si leggono in questa corta vigilia elettorale, analisi colte e certamente condivisibili sull’irrilevanza della “questione cattolica” nella scena politica italiana. Non è eccepibile, infatti, la sottolineatura di un dissolvimento di fronte al ricordo del ruolo storico svolto dai cattolici nella vita pubblica nazionale sia nel loro farsi forma-partito con la Dc, sia nel loro esistere come “rete sociale” nel Paese, sia nella declinazione istituzionale della Chiesa-ordinamento: tutte e tre le “facce” del cattolicesimo hanno marcato, infatti, una centralità assoluta nel novecento.

Oggi sembrerebbe, invece, che una sorta di “cancel culture” abbia circonfuso l’ispirazione cattolica, annegata, al cospetto dell’immaginario nazionale, anche nelle paccottiglie dei santini esibiti nei comizi, nelle “operazioni-nostalgia” che qualche vecchio democristiano ripropone di quando in quando alla vigilia delle elezioni, nella dimenticanza collettiva. Ma è davvero così o stiamo adoprando un punto di vista sbagliato per giudicare la realtà politica nazionale? L’idea che forse stiamo usando un’ermeneutica inadeguata ci viene solo se allarghiamo il campo dell’analisi e ci domandiamo quale sia lo stato di salute delle idee politiche del novecento, cercando di trovare interpreti delle ideologie passate in quello che offre adesso il convento.

E allora comincia a diventare tutto più difficile: salvo frange estreme e non significative ai fini della dinamica politica, dove rintracceremmo le ideologie della famiglia marxista e socialista? In un Pd affascinato dalle suggestioni liberal di impianto americano? E come identificare l’interprete del pensiero liberaldemocratico, paroletta ipnotica che ormai viene scandita come l’abracadabra di tutti, destra-sinistra-centro eccetera? E che dire delle nuove ideologie, il green, il politically correct, ormai sparse e spruzzate come l’aceto balsamico in tutti i menu? Piuttosto che una rassegna di “pensieri pensati” si assiste ad una sferragliata di spot pubblicitari alla maniera del marketing commerciale, che lambiscono appena la superficie del dibattito, nella convinzione che il pubblico non regga più nessuna profondità di ragionamento.

La comunicazione ha preso il posto del contenuto e via per sempre i pensieri complessi. La degradazione del dibattito pubblico a piccolo format pubblicitario è avvenuta non in una notte sola e non ha trovato poi tante resistenze. Una per tutte: quanti intellettuali, opinion leader, uomini e donne con responsabilità sociali e istituzionali, quanti uomini dell’informazione hanno contrastato queste liberticide leggi elettorali che rubano al cittadino il diritto di scegliersi il proprio candidato, consegnando il potere della cooptazione degli eletti direttamente ai capi-bastone? Ha senso, allora, dolersi dell’assenza di candidati cattolici nelle liste elettorali per il voto del 25 settembre? No, perché ci saranno pure alcune brave persone ispirate da cultura cristiano-sociale cooptate per ornare qualche lista.

Il punto, però, è che non ci sarà una soggettualità culturale riconducibile a quella identità. Sia chiaro: che nessuno immagini improponibili suggestioni confessionalistiche che manco la Dc ha avuto mai. Ma una sensibilità politica che metta al centro i valori fondanti dell’umanesimo, a partire da quelli della solidarietà, che oggi sembra essere rimasta una bandiera ormai praticata solo da papa Francesco, forse avrebbe senso, in questo deserto dei tartari formato “consigli per gli acquisti”che è diventata la politica italiana.

Ecco, forse dovremmo fare un po’ tutti – i cattolici per primi, però – l’atto di dolore per le nostre omissioni e i nostri dileguamenti. Poi capire che c’è un enorme vuoto di cultura nella politica italiana, rimboccarci le maniche e andare. Meglio ancora da lunedì 22, quando saranno pubblicate le liste e si potrà lavorare non per un impulso egolatrico, ma per un pensiero pensato.

Phisikk du role - L’irrilevanza della questione cattolica

Sembrerebbe che una sorta di cancel culture abbia circonfuso l’ispirazione cattolica, annegata, al cospetto dell’immaginario nazionale, anche nelle paccottiglie dei santini esibiti nei comizi, nelle operazioni-nostalgia che qualche vecchio democristiano ripropone di quando in quando alla vigilia delle elezioni e nella dimenticanza collettiva. La rubrica di Pino Pisicchio

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