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Nonostante manchino sviluppi strutturali ed effettivi, le speranze per un accordo tra Stati Uniti e Cina si fanno sempre più alte. Dopo essere atterrato in Giappone (seconda tappa del suo tour asiatico, successiva alla Malesia dove ha preso parte al Summit dell’Asean, e precedente alla Corea del Sud), dove ha già incontrato l’imperatore Naruhito e dove avrà un bilaterale con la nuova premier conservatrice giapponese Sanae Takaichi,  il presidente statunitense Donald Trump ha detto di sentire “buone sensazioni” su un’intesa con la Repubblica Popolare, con il cui leader Xi Jinping si incontrerà il prossimo giovedì a Seul, in occasione del vertice Apec (Asia-Pacififc Economic Cooperation).

Il pacchetto su cui al momento stanno lavorando i negoziatori sino-americani tocca vari dossier. Dopo l’avvio reciproco di prelievi su navi statunitensi e cinesi, entrambe le parti indicano la volontà di alleggerire i nuovi oneri portuali; sulla soia il Tesoro Usa, come dichiarato da Scott Bessent, parla di acquisti “sostanziali” da parte di Pechino, che non comprava dall’inizio della stagione di export; sul fentanyl si registra un consenso di principio che potrebbe portare a ridurre o rimuovere il dazio punitivo del 20%; sui controlli all’export emerge un “consenso preliminare” nelle letture cinesi, con Bessent che però chiarisce che il ritiro delle restrizioni Usa non sia sul tavolo. Rilevante anche la partita delle terre rare, con la Cina che si dice pronta a rinviare di un anno l’entrata in vigore del nuovo regime di licenze, ottenendo in cambio che la minaccia di un dazio aggiuntivo del 100% su merci cinesi sia stata definita “di fatto fuori dal tavolo”. Si lavora, ovviamente, anche sul tema delle attività statunitensi di TikTok da ByteDance, tema che i leader intendono discutere direttamente. C’è anche un altro tema che sembra emerge. Al tavolo del vertice in Corea del Sud potrebbe essere addirittura affrontata la questione di un piano di pace per la guerra in Ucraina, secondo quanto affermato da Bessent.

Nel dialogo però restano ai margini le frizioni che contano davvero: sussidi di Stato, competizione tecnologica, sicurezza nazionale. “Cogliere i frutti più facili da raggiungere rende il percorso futuro intrinsecamente più difficile, perché lascia per ultimi i conflitti più difficili e rischiosi”, ha affermato a Bloomberg Sun Chenghao, ricercatore presso l’Università Tsinghua di Pechino, “Il ‘grande accordo’ richiede di affrontare profondi disaccordi su sussidi statali, concorrenza tecnologica e sicurezza nazionale, aree in cui i modelli fondamentali di entrambe le parti si scontrano violentemente”.

Intanto, però, il Tycoon pensa al Giappone. Nel corso del loro incontro, Trump e Takaichi dovrebbero discutere delle strategie di difesa e dell’investimento di 550 miliardi di dollari che il Giappone intende realizzare negli Stati Uniti, investimento che è il risultato di lunghe trattative commerciali tra Tokyo e Washington. Concludere con successo anche la visita nel Paese del Sol Levante, dopo aver “firmato la pace ufficiale” tra Thailandia e Cambogia a Kuala Lumpur, rafforzerebbe ulteriormente la sua posizione prima dell’interfaccia con Xi che si terrà tra poche ore.

 

Trump arriva in Giappone mentre procede il negoziato con Pechino

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