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Il traffico illegale di petrolio tra Russia e Iran passa attraverso la Nuova Zelanda, almeno dal punto di vista burocratico. La Maritime Mutual Insurance Association, una piccola compagnia di assicurazioni marittime con sede nella capitale dello stato insulare, sembra infatti essere finita al centro di una delle reti più estese di elusione delle sanzioni occidentali su Iran e Russia, secondo un’inchiesta condotta da Reuters, che dimostra come la società in questione abbia fornito coperture P&I (protection and indemnity) a decine di petroliere coinvolte nel trasporto di greggio soggetto a restrizioni internazionali.

L’inchiesta di Reuters riporta che dal 2018 Maritime Mutual ha assicurato 231 petroliere, di cui almeno 130 impiegate in trasporti di prodotti energetici iraniani o russi dopo l’entrata in vigore delle sanzioni, per un valore complessivo superiore ai 35 miliardi di dollari. 97 di queste 130 sarebbero parte della cosiddetta “shadow fleet” russa, tra cui la “Fenghuang” (ex Phoenix I/Minerva Zenia), sanzionata dagli Stati Uniti il 24 febbraio 2025 e assicurata per dieci giorni prima della revoca della polizza, e la “Sunsea” (ex Chembulk Tortola), assicurata per errore due mesi dopo la sanzione e rimossa un mese più tardi.

Dai bilanci depositati in Nuova Zelanda emerge che i ricavi di Maritime Mutual sono cresciuti in modo significativo dopo la reintroduzione delle sanzioni su Iran e Russia. Tra il 2008 e il 2018 la crescita media annua era del 9,5%, con un fatturato di 14,2 milioni di dollari. Dal 2019 il tasso medio è salito al 41%, fino a 108,5 milioni nel 2024, con un picco del 60% nel 2023. La società attribuisce tale espansione all’aumento del numero di grandi navi assicurate dopo la rimozione di limiti dimensionali da parte dei riassicuratori, negando di aver cercato intenzionalmente clienti legati alla shadow fleet.

Maritime Mutual non è registrata come assicuratore nel mercato interno neozelandese e per anni è rimasta al di fuori della vigilanza della Reserve Bank of New Zealand. Tuttavia, nell’ottobre 2024, la banca centrale e altri enti regolatori hanno avviato un’indagine formale dopo una segnalazione che denunciava l’uso della sede di Auckland come “facciata”. L’inchiesta è tuttora in corso, con il coinvolgimento delle autorità di Wellington, Londra, Canberra e Washington. Il ministero degli Esteri neozelandese ha ricordato che tutte le imprese del Paese, indipendentemente dal luogo in cui operano, devono rispettare i regimi sanzionatori internazionali. Il Tesoro britannico ha rifiutato di divulgare informazioni sul caso, sostenendo che la diffusione di dettagli potrebbe favorire condotte di elusione e compromettere la cooperazione con gli altri Paesi impegnati nell’attuazione del price cap sul petrolio russo.

La società assicurativa neozelandese ha respinto ogni accusa, e ha annunciato che non fornirà più coperture a navi identificate da Windward e Lloyd’s List come appartenenti alla shadow fleet, né a unità che trasportano petrolio o derivati russi. La compagnia neozelandese ha inoltre dichiarato di richiedere ed ottenere attestazioni di conformità dai clienti per ogni trasporto di petrolio russo, in linea con il price cap fissato dal regime sanzionatorio del G7. Tuttavia, diversi esperti del settore sottolineano le difficoltà di verifica effettiva dei prezzi dei carichi e delle condizioni contrattuali, spesso basate sulle dichiarazioni degli stessi operatori. In ogni caso, la vicenda sottolinea il ruolo dei servizi assicurativi e riassicurativi nel permettere alle flotte sanzionate di continuare ad operare.

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