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“Nelle ultime settimane, alcuni rappresentanti di Taiwan hanno avviato contatti preliminari con il governo di Roma in vista della costruzione ex novo di una fabbrica di microchip in Europa”. Lo scrive L’Economia del Corriere della Sera. L’inserto del quotidiano aggiunge che “per la scelta del Paese nel quale localizzare gli impianti, secondo varie persone a conoscenza dei colloqui, l’Italia sarebbe l’unica destinazione rimasta in corsa assieme alla Germania”.

Si tratta di un investimento da circa dieci miliardi di euro, con la creazione fra un massimo di 5.000 e un minimo di 3.000 posti di lavoro diretti (senza contare l’indotto). “L’Italia si rafforzerebbe in un settore dove St Microelectronics è presente con prodotti di buon livello tecnologico, ma sul quale manca un ampio radicamento industriale”, nota il giornale. Come Intel, che potrebbe aprire un impianto di packaging in Italia, anche Tsmc potrebbe fare ricorso ai sussidi chiedendo al governo ospitante una compartecipazione al 50%.

L’investimento andrebbe in parallelo a progetti simili già in corso in Giappone e in Arizona e sarebbe opera della Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (Tsmc), la prima impresa al mondo nel settore e la nona più grande per valore di mercato subito con una capitalizzazione di circa 470 miliardi di dollari.

Il colosso di Taiwan ha un budget da 100 miliardi di investimenti in tre anni e deve soltanto definire il sito per la maggiore regione industriale retta da un sistema democratico, l’Unione europea, nota il giornale. “Germania e Italia sarebbero rimaste in lizza per la scelta finale proprio perché sono, rispettivamente, il primo e il secondo Paese manifatturiero d’Europa”, si legge. “A favore della Germania giocano la densità industriale dell’intera economia e la disponibilità di forza lavoro qualificata. Ma i contatti avviati con il governo di Berlino all’inizio di dicembre 2021 sembrano entrati in una fase di stallo, mentre i negoziatori taiwanesi valuta anche l’opzione italiana. A interessare particolare sarebbe un’ubicazione della nuova fabbrica nei distretti manifatturieri fra la Lombardia e il Veneto”.

Tutto sembra molto in linea con il nuovo mantra di questi mesi, quello che il segretario al Tesoro statunitense Janet Yellen chiama il friend-shoring, continua il giornale: “Investimenti nei Paesi amici, nelle democrazie liberali, per tutelarsi dalle rotture e dalle aggressioni da parte dei grandi regimi autoritari dell’Eurasia”.

L’Italia di Mario Draghi, grande amico di Yellen, sarà pronta a dare un dispiacere alla Cina nel caso in cui Tsmc scegliesse il Bel Paese? Non sarebbe il primo, dopo l’addio – quantomeno nei fatti – alla Via della Seta e diverse occasioni in cui il governo ha esercitato i poteri speciali per proteggere settori critici da mire cinesi.

Ma c’è un’incognita: il futuro di Taiwan. La guerra della Russia contro l’Ucraina “non credo affatto” che “abbia eroso la determinazione di Xi [Jinping] a ottenere il controllo su Taiwan. Ma penso che sia qualcosa che sta influenzando i loro calcoli su come e quando farlo”, ha spiegato William Burns, direttore della Cia, al Financial Times. Con Taiwan in mani cinesi, gli investimenti di Tsmc in Europa sarebbero un affare per la Cina (che potrebbe “lasciar fare” come ha notato Marco Capisani, giornalista di ItaliaOggi). Molto dipenderà dal futuro della leadership del Partito comunista cinese che a ottobre deciderà se dare un nuovo mandato a Xi.

Tsmc pensa all’Italia per la sua fabbrica di chip in Europa

In corsa c’è anche la Germania, rivela il Corriere della Sera. Il tutto sembra in linea con il friend-shoring caldeggiato dall’amministrazione Biden e in particolare da Yellen, grande amica di Draghi. Roma sarà pronta a dare un altro dispiacere alla Cina?

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