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La transizione non è un pranzo di gala. Bensì investimenti, buona spesa, finanziamenti ben calibrati e al momento giusto. E, soprattutto, non può prescindere da un ruolo attivo della finanza e delle banche, motrici di quel cambiamento che per l’Italia può rappresentare la fine della dipendenza energetica dalla Russia. Vale la pena tentare, di mettere a sistema la finanza e le sue leggi con le esigenze di un riassetto su larga scala, che parte dal gas e arriva al sole, al vento.

Questo il lungo filo rosso del convegno pomeridiano, tenutosi presso la sala del Refettorio di Palazzo San Macuto, La finanza sostenibile al servizio del Paese: situazione attuale e strategie future, al quale hanno preso parte, tra gli altri, il presidente della Camera, Roberto Fico, la presidente della Commissione d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario, Carla Ruocco, il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, il ministro dell’Economia e delle Finanze, Daniele Franco e i banchieri Andrea Orcel, ceo di Unicredit, e Carlo Messina, numero uno di Intesa SanPaolo, unitamente al presidente di Poste, Bianca Farina.

LA VERSIONE DELLA POLITICA

Il là ai lavori lo ha dato il premier Mario Draghi, intervenuto con un messaggio, alla vigilia dell’incontro con il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden. “La transizione verso l’economia sostenibile richiederà ingenti investimenti in tutti i settori di cui una parte importante dovrà venire dal settore privato. La finanza rappresenta un alleato essenziale per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati in ambito non solo ambientale ma anche sociale e aziendale”, ha sottolineato l’ex presidente della Bce. Ben consapevole del fatto che “le difficoltà non mancheranno ma sapremo affrontarle con successo anche grazie alla collaborazione tra settore pubblico, settore privato e mondo accademico”.

Di sicuro, se transizione sarà, non sarà un gioco da ragazzi. Anzi, ha avvertito Roberto Cingolani, “senza una rete smart e senza accumulatori è inutile una campagna colossale per l’energia rinnovabile. Una rete intelligente è una precondizione per un tipo di energia che è discontinua e non si può accumulare”. Il responsabile della Transizione, ha posto l’accento sul fatto che il Pnnr in questo senso può funzionare “da acceleratore avendo previsto un investimento di 6 miliardi proprio sulle reti. Ma ci vorrà tempo: siamo di fronte a una rivoluzione paragonabile a quella di fine 800. E una rivoluzione di questa portata non si fa in tre e neanche in cinque anni. Non dobbiamo ingigantire le aspettative”.

Luigi Di Maio ha invece focalizzato il suo intervento sulle imprese, vera forza motrice della transizione, sempre che il sistema bancario ne sposi i progetti. “Le aziende che sono più indietro nella transizione, scontano oggi uno svantaggio competitivo. Gli studi scientifici e la prassi dei fondi d’investimento hanno evidenziato che le aziende in ritardo nella transizione ecologica sono più esposte a rischi e finiscono per avere nel tempo uno svantaggio competitivo. Per questo motivo è essenziale il coinvolgimento delle banche, private e di sviluppo. Affinché eroghino capitale da supporto al sistema industriale”.

Non ci può essere vera transizione, poi, senza una fiscalità amica. Da questo è partito il ragionamento del ministro dell’Economia, Daniele Franco per il quale occorre “redistribuire la tassazione in modo che aiuti a conseguire obiettivi climatici senza aumentarne il livello complessivo. Dobbiamo orientare le scelte delle imprese e degli individui su forme più di consumo forme di trasporto e forme di produzione che siano più sostenibili. Questo si può fare con la regolamentazione, ricordo i vincoli sulle caratteristiche dei prodotti, i vincoli sulle emissioni degli autoveicoli, o si può fare con la tassazione”. Secondo Franco “occorre far sì che i prezzi incorporino, grazie alla tassazione, le esternalità negativa derivanti dalle emissioni di carbonio. Questo non vuol dire aumentare il livello complessivo di tassazione ma redistribuire la tassazione in modo che aiuti a conseguire obiettivi climatici”.

E QUELLA DELLE BANCHE

Dopo la politica, la finanza, senza la quale ogni speranza di transizione ha ben poche possibilità di realizzarsi. “Solo negli ultimi dieci anni le banche hanno compreso che la sostenibilità è parte integrante della crescita e ne è una metrica. La finanza sostenibile vuole essere proprio questo, mettere le persone e i territori al centro, per creare un sistema e un benessere più equo”, ha premesso il numero uno di Unicredit, Orcel. “L’aspetto sociale, costituito anche dal rating Esg, spesso passa in secondo piano e così non deve essere. Trovare l’equilibrio è complesso, ma la sfida è questa”.

Orcel ha posto l’accento sul rapporto tra transizione e finanza. “Come istituzioni finanziarie dobbiamo assicurarci che la crescita sostenibile sia giusta. E quando parlo di giustizia, dico che tutti devono poter avere la possibilità di avere un lavoro sostenibile. Oggi c’è una guerra e c’è una dipendenza energetica dell’Italia, con tutte le conseguenze del caso. Ecco, credo che anche qui la finanza possa sostenere un cambiamento necessario e le banche devono essere in primo piano affinché questo accada. Unicredit ci crede, il nostro modello di governance non è secondo a nessuno. Le banche vogliono essere di esempio, non vogliamo essere secondi a nessuno. Non possiamo predicare la transizione se poi non siamo i primi a sostenerla. Crediamo fortemente nell’efficacia della finanza sostenibile, lo dimostra anche il fatto che Unicredit ha emesso nel 2021 il suo primo green bond da un miliardo”.

Ancora un banchiere, a capo del primo istituto italiano. “Tutti stiamo assistendo a quanto sia importante ormai essere indipendenti. Dal punto di vista alimentare e anche energetico. In questo senso la sostenibilità delle imprese è fondamentale, tutto dipenderà da quanti fondi le banche possano mettere a disposizione dell’industria. La diversificazione gioco un ruolo primario, le aziende vogliono essere indipendenti dai rialzi del gas e questo spinge noi banche a garantire il supporto”, ha sottolineato il ceo di Intesa, Messina. “Intesa è tra gli operatori primari nell’economia circolare, un’area su cui possiamo contribuire molto”.

Messina ha poi ammesso come la guerra in Ucraina “rafforzerà le tensioni inflazionistiche che stanno comportando per le famiglie con redditi bassi dei costi insostenibili”. In questo senso, “le banche devono esserci, e per continuare a giocare il ruolo a sostegno dell’economia reale e di accelerazione della crescita e, al contempo, per proporsi quale grande soggetto istituzionale a supporto dell’attuazione del Recovery Plan, Intesa intende mettere a disposizione nell’orizzonte del Pnrr oltre 400 miliardi di erogazioni a medio-lungo termine. Circa 120 miliardi – ha aggiunto – per Imprese con fatturato fino a 350 milioni. Circa 150 miliardi a Imprese con fatturato superiore a 350 milioni e oltre 140 miliardi a privati”.

La transizione non è solo uno slogan. Banche e finanza in campo

Nei mesi della guerra e della ricerca di gas alternativo a quello russo, le banche sono pronte a dare credito a imprese e famiglie che non ne possono più di pagare l’energia più del dovuto. Il convegno alla Camera organizzato da Carla Ruocco con Luigi Di Maio, Daniele Franco, Roberto Cingolani, Andrea Orcel e Carlo Messina

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