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Parte ufficialmente la campagna d’Africa per l’Italia. Obiettivo? Nuovi e proficui accordi per assicurarsi quel gas necessario a sganciare l’Italia dalle forniture russe. La prima pietra è stata posata prima di Pasqua con l’intesa raggiunta da Roma con Algeri, la quale, almeno sulla carta, dovrebbe garantire allo Stivale 9 miliardi di metri cubi di gas in non meno di due anni.

Ma per raggiungere i 30 miliardi di metri cubi annui che la Russia assicura all’Italia la strada è lunga (qui l’intervista a Matteo Villa, economista dell’Ispi). E così il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, unitamente al ceo dell’Eni, Claudio Descalzi, sono volati oggi in Angola e Congo per una tre giorni sotto il segno del gas. Mentre il premier Mario Draghi, positivo al Covid ma asintomatico, seguirà comunque da remoto le nuove tappe di quello che è stato denominato il tour del gas in Africa.

CACCIA GROSSA AL GAS

Lo stesso Draghi ha preparato il terreno alla vigilia della missione con un colloquio telefonico con il presidente della Repubblica del Congo, Dénis Sassou N’Guesso, in vista dell’imminente missione a Brazzaville dei due ministri. I due leader, ha fatto sapere Palazzo Chigi, “hanno condiviso l’ampio potenziale del partenariato bilaterale, in particolare nel settore energetico e si sono ripromessi di incontrarsi presto di persona”.

Tutto ciò premesso, a Luanda, capitale dell’Angola, la delegazione italiana è stata ricevuta dal presidente angolano Joao Lourenco al palazzo presidenziale, quindi al ministero degli Esteri, dove è stata firmata una Dichiarazione d’intenti che fornirà la cornice giuridica sia per attività di sviluppo del settore del gas naturale sia per progetti congiunti a favore della decarbonizzazione e transizione energetica dell’Angola. Domani, 21 aprile, il viaggio di Di Maio e Cingolani proseguirà in Repubblica del Congo, dove saranno ricevuti al ministero degli Esteri di Brazzaville e firmeranno altri accordi, con una dichiarazione d’intenti sulla cooperazione rafforzata in ambito energetico tra Italia e Congo; incontreranno a seguire il presidente N’Guesso alla sede della presidenza.

ADDIO ALLA RUSSIA (VIA AFRICA)

Il filo conduttore della missione africana è comunque la diversificazione energetica. E come farlo in breve tempo. Entro l’inverno bisognerà infatti riempire gli stoccaggi per far fronte ai mesi freddi e nell’arco di 2 o 3 anni e, soprattutto liberarsi della dipendenza da Mosca. Proprio in quest’ottica acquisiscono un’importanza strategica i nuovi accordi di fornitura con l’Algeria, il Congo, l’Angola e il Mozambico, da cui l’Italia punterebbe ad ottenere circa il 50% dell’energia di Mosca entro il 2023 (un terzo dall’Algeria e il resto dagli altri paesi, africani , compreso l’Egitto, e dal Qatar).

Il gas aggiuntivo dei giacimenti angolani e congolesi arriverebbe comunque sotto forma di Gnl, gas naturale liquefatto, e proprio per questo il governo italiano sta lavorando anche a un maggior utilizzo dei terminali di gassificazione, che in Italia attualmente sono tre. Gli stessi piani di Eni prevedono una crescita d’investimento e attività nei Paesi africani nei prossimi anni: a sud del Sahara i principali hub dell’Eni si trovano in Congo, Angola, Nigeria e Mozambico, aree in cui le attività estrattive sono aumentate in modo considerevole.

Angola e Congo. Al via la missione gas di Cingolani, Di Maio e Descalzi

Parte il tour d’Africa della delegazione italiana, con l’obiettivo di assicurarsi nuovi e strategici accordi per sostituire le forniture russe. Si parte dall’Angola, poi sarà la volta del Congo e del Mozambico. Insieme a Di Maio e Cingolani, il ceo dell’Eni Descalzi

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