Skip to main content

Un gioco di sponda, ora che la Cina sembra essere un po’ alle strette. Da una parte le imprese, specialmente tedesche, che esigono dalla Commissione europea un segnale forte e chiaro a Pechino e la sua manifattura pompata dagli steroidi statali. Dall’altra proprio il palazzo, palazzo Berlaymont, sede della stesso Commissione, che sembra finalmente aver preso la situazione in mano. Lo ha ricordato giusto giusto in queste ore il commissario al Commercio Maroš Šefčovič, l’uomo che più di tutti è chiamato a portare risultati a casa. Se la Cina entro due mesi non farà abbastanza per ripianare il deficit commerciale con l’Unione da 360 miliardi, Bruxelles reagirà.

Le prossime due settimane saranno decisive per saggiare il terreno con tanto di vertice in videoconferenza a metà settembre tra il commissario Ue e l’omologo cinese Wang Wentao. Šefčovič, poi, volerà in Cina a ottobre, poco prima del vertice dei leader europei a Bruxelles, dove il dossier economico con Pechino sarà al centro dell’agenda. Attenzione, nelle more l’Europa aumenterà la pressione su Pechino affinché faccia un passo indietro sulle esportazioni (qualcosa, per la verità, sembra muoversi in tal senso) e questo non è un dettaglio. Pur senza svelare i dettagli delle possibili ritorsioni, Šefčovič ha confermato che l’Ue sta finalizzando uno strumento di diversificazione ideato su misura per il mercato cinese, forte di una compattezza tra i 27 Paesi membri mai vista prima.

Di che si tratta? Nella sostanza di permettere alle imprese del Vecchio continente di comprare materia prima in quota maggiore dai fornitori europei, grazie a delle agevolazioni, dal momento che i prodotti cinesi costano decisamente meno. “I Paesi Ue”, ha chiarito Šefčovič, “vogliono capire in che direzione ci stiamo muovendo e pretendono uno schema pilota di soluzione. Sto lavorando per ottenerlo tramite i negoziati, ma servono fatti. In caso contrario, la spinta politica per adottare contromisure più dure sarà inevitabile”.

Ed ecco la sponda delle aziende, che forse per la prima volta si sentono un tutt’uno con Bruxelles, condividendone obiettivi e scopi. L’impennata delle importazioni cinesi, che ha devastato l’economia europea, sta spingendo sempre più industrie a sostenere l’Industrial Accelerator Act della Commissione europea, il pacchetto che punta a fare del made in Europe la pietra angolare della nuova politica industriale europea. Molti imprenditori che in questi giorni sono stati auditi presso la Commissione europea hanno infatti sottolineato il pericolo di un secondo shock delle esportazioni cinesi. E la prossima ondata, hanno ammonito gli industriali, potrebbe essere ancora più distruttiva. A meno che l’Ue non faccia sul serio.

Il polso dell'Europa e il tifo delle imprese. Gioco di squadra a Bruxelles contro la Cina

A Bruxelles si studiano nuovi strumenti per aumentare la pressione sul Dragone, da cui l’Ue esige risposte concrete alla piaga del deficit commerciale. Mentre cresce, non solo in Germania, il tifo degli imprenditori per una vera strategia anti-Cina

Pace fatta tra Casa Bianca e Anthropic. Chi c'è dietro il disgelo

Le parole del segretario al Commercio Lutnick equivalgono a una riabilitazione della startup. Dopo mesi di tensioni, finalmente le due parti possono tornare a collaborare in serenità. Merito di Tom Brown, l’uomo ombra di Anthropic che ha convinto Trump a fidarsi dell’azienda

Il drone, la firma e la decisione. Perché l'Europa deve fare intelligence insieme

Lipsia ha mostrato che attribuire il drone esplosivo alla Russia è un atto politico, non tecnico. E che una guerra lunga sta diventando il pretesto di provocazioni più pericolose di quanto appaiano. Il commento di Raffaele Volpi, già presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica e già sottosegretario di Stato alla Difesa

Migranti, export, Piano Mattei. Tutte le intese tra Roma e Il Cairo

Tajani al Cairo rafforza l’asse Italia-Egitto: export in crescita, energia e migranti al centro del dialogo con al-Sisi. Al business forum oltre mille incontri tra imprese. Firmato un accordo per favorire migrazione regolare e formazione professionale, contrastando quella irregolare

Molto più di un accordo. Perché con Eni il Venezuela è alla svolta

L’intesa con Caracas, per la regia degli Stati Uniti, che permetterà al Cane a sei zampe di operare il super giacimento petrolifero di Junin-5, rappresenta non solo una vittoria dell’Italia in uno dei mercati più strategici del mondo. Ma anche la pietra angolare di una nuova era dell’energia per il Paese sudamericano. Ecco perché

camaldoli

La Dc non torna, ma la cultura di governo non può scomparire. Scrive Merlo

È del tutto evidente che l’eredità politica e culturale di un partito come quello democratico e cristiano, soprattutto quando si parla della cosiddetta “cultura di governo”, è incompatibile con le derive populista, qualunquista, demagogica, pauperista, massimalista ed estremista che purtroppo caratterizzano il comportamento concreto di molti partiti. Sul versante del centrodestra e, soprattutto, su quello della sinistra contemporanea. Il commento di Giorgio Merlo

Da Kyiv a Gaza fino a Teheran, quando la forza non basta. L'analisi di Polillo

La guerra senza strategia politica non porta alla pace: dall’Ucraina al Medio Oriente, i conflitti dimostrano i limiti della sola forza militare. Il rischio è che l’assenza di una visione condivisa prolunghi le crisi e indebolisca l’Occidente. L’analisi di Gianfranco Polillo

Bari e l'eredità di Tatarella. Il filo che unisce la destra di ieri e Meloni

La scelta di Giorgia Meloni di festeggiare a Bari il record di longevità del suo governo rappresenta un cerchio che si chiude. È il compimento del percorso tracciato da Pinuccio Tatarella, che proprio in questa città ha disegnato la destra del futuro. La riflessione di Fabrizio Tatarella

L’intelligence europea fa squadra, così la cooperazione ci rende più forti. Il report Cepa

La graduatoria dei migliori servizi europei dice meno di quanto sembri. In un continente esposto allo spionaggio russo e cinese, alle operazioni ibride e alla pressione tecnologica, nessuna agenzia dispone da sola di uomini, mezzi e accessi sufficienti. Per Dan Lomas, che ne scrive sul Center for European Policy Analysis, il vero capitale dell’intelligence europea è nella capacità di mettere in comune competenze diverse. Una considerazione che riguarda anche l’Italia

L’export italiano resiste agli shock commerciali ma resta vulnerabile. L'analisi di Zecchini

Nel 2024 l’Italia mostra una maggiore dipendenza dagli input esteri nelle catene globali del valore rispetto a Germania e Francia, dove la situazione è più equilibrata o favorevole alla produzione interna. Dal 2011 questa dipendenza italiana è aumentata, mentre la Francia ha ridotto la propria dipendenza e la Germania è rimasta sostanzialmente stabile. L’analisi di Salvatore Zecchini

×

Iscriviti alla newsletter