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Due episodi a quasi seicento chilometri di distanza, nell’arco della stessa giornata. Il primo in Brandeburgo, vicino alla centrale di Jänschwalde. Il secondo a Bergheim, nel Nord Reno-Westfalia. In entrambi i casi l’obiettivo è l’infrastruttura elettrica tedesca; in entrambi i casi la fornitura di energia alla popolazione non è stata interrotta. Ma soprattutto, almeno secondo le prime verifiche, non si sarebbe trattato di incidenti.

Martedì sera, intorno alle 20, nell’impianto di trasformazione di Bergheim-Rheidt, gestito dall’operatore di rete Amprion. Un cortocircuito aveva messo fuori servizio diverse linee. Le indagini sono ancora alle prime battute e gli investigatori stanno cercando eventuali strumenti utilizzati per provocare il cortocircuito. La rete generale non ha subito interruzioni e le abitazioni sono rimaste alimentate.

Cosa è successo a Jänschwalde

Martedì mattina, nei pressi dell’impianto di trasformazione di Turnow-Preilack, collegato alla centrale a carbone di Jänschwalde, la polizia del Brandeburgo ha trovato diversi ordigni o dispositivi improvvisati. Alcuni non erano entrati in funzione. Gli artificieri del Landeskriminalamt sono intervenuti sul posto, mentre l’area veniva passata al setaccio alla ricerca di tracce. La polizia ha aperto un’indagine e chiesto la collaborazione di eventuali testimoni.

Con il passare delle ore è emerso qualcosa di più. Secondo le autorità regionali, gli autori avrebbero utilizzato dispositivi artigianali per portare materiale conduttivo a contatto con le linee ad altissima tensione e provocare cortocircuiti. In almeno due casi il tentativo ha funzionato. Sono stati rinvenuti altri congegni, nell’ordine delle decine, che invece non hanno prodotto l’effetto previsto. Anche qui la distribuzione dell’elettricità non si è fermata.

Il presidente del Brandeburgo, Dietmar Woidke, ha parlato apertamente di un tentativo di attacco alle infrastrutture critiche. Il ministro dell’Interno regionale Jan Redmann ha escluso l’idea di una bravata e descritto un’azione sistematica. Chi abbia agito e per quale ragione resta, tuttavia, da stabilire.

Nelle stesse ore Berlino indicava Mosca

Il 1° settembre il governo tedesco ha compiuto un passo che finora aveva evitato. Il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt e il ministro degli Esteri Johann Wadephul hanno attribuito ufficialmente alla Russia il tentato attacco del 4 agosto all’aeroporto di Lipsia/Halle, dove era stato trovato un drone carico di esplosivo nei pressi di velivoli cargo ucraini.

Dobrindt ha spiegato che la valutazione di Berlino poggia sull’insieme delle indagini di polizia, sulle modalità operative e sulle informazioni raccolte dai servizi d’intelligence. Secondo il governo tedesco, le persone coinvolte avrebbero agito per conto di strutture statali russe. Wadephul è andato oltre il singolo episodio: Lipsia, ha detto, rientrerebbe in un più esteso e strutturato schema di operazioni ibride russe in Europa.

Berlino ha poi annunciato la chiusura del consolato generale russo di Bonn, la cessazione dell’accordo relativo alla Casa Russa di Berlino, controlli più severi all’ingresso per cittadini russi e nuove iniziative europee contro persone ritenute responsabili di attività ostili e contro la cosiddetta “flotta ombra” utilizzata da Mosca per aggirare le sanzioni. L’ambasciatore russo è stato convocato al ministero degli Esteri.

Poche ore fa, all’alba del 2 settembre, un’esplosione ad Augusta, in Baviera, nei pressi della stazione centrale, ha provocato alcuni feriti lievi e danni a un edificio. La polizia ha aperto un’indagine per accertare la natura dell’ordigno e le cause dell’esplosione.

La Germania e il problema del sabotaggio

Da tempo il Bundesamt für Verfassungsschutz, il servizio di sicurezza interna tedesco, segnala una crescita delle attività russe di spionaggio e sabotaggio sul territorio federale. Un punto ricorrente nelle valutazioni dell’intelligence riguarda l’impiego dei cosiddetti “low-level agents”: persone non appartenenti formalmente ai servizi russi, reclutate per compiti relativamente semplici come ricognizioni, propaganda, danneggiamenti o azioni di sabotaggio.

Nel rapporto sulla sicurezza relativo al 2024, il Verfassungsschutz osservava che, dopo l’espulsione di numerosi diplomatici russi dall’Europa, i servizi di Mosca avevano adattato i propri metodi, ricorrendo con maggiore frequenza a questo genere di intermediari. Il rischio indicato dagli analisti tedeschi comprende infrastrutture critiche, trasporti, industria della difesa e nodi legati al sostegno occidentale all’Ucraina.

Nel dicembre 2024 la Procura federale tedesca ha incriminato tre cittadini tedesco-russi nell’ambito di un’indagine per attività di intelligence. Uno di loro, secondo l’accusa, si era detto disponibile a compiere incendi ed esplosioni contro infrastrutture militari e siti industriali e avrebbe raccolto informazioni su possibili obiettivi, comprese installazioni delle forze armate statunitensi e infrastrutture ferroviarie utilizzate per il trasporto di materiale. L’obiettivo contestato dagli inquirenti era ostacolare il sostegno tedesco all’Ucraina.

Bergheim e Jänschwalde dimostrano il livello di vulnerabilità e di attenzione con cui Berlino guarda oggi alla propria rete energetica e alle infrastrutture critiche, bersaglio quotidiano di operazioni ibride che comprendono spionaggio, cyberattacchi e sabotaggi. Dopo il caso Lipsia, la stessa cancelleria ha denunciato e attribuito pubblicamente la minaccia, spezzando così due dei suoi elementi principali: l’ambiguità e la negabilità plausibile.

Germania, allarme sulle infrastrutture energetiche. Berlino scopre le carte nel confronto con Mosca

Prima Jänschwalde, poi Bergheim. In entrambi i casi la rete ha retto, ma gli investigatori tedeschi escludono il semplice guasto. Nessun elemento collega finora i due episodi alla Russia. La coincidenza, però, pesa: nelle stesse ore Berlino ha attribuito ufficialmente a Mosca il tentato attacco con drone esplosivo all’aeroporto di Lipsia/Halle e annunciato nuove misure contro la presenza russa in Germania

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