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“Il Medio Oriente ha il petrolio, la Cina ha le terre rare”. Quando Deng Xiaoping, leader della Repubblica Popolare Cinese dal 1978 al 1989, pronunciò queste parole nessuno immaginava ancora tutte le implicazioni (industriali, militari, infrastrutturali e geopolitiche) del tema legato alle terre rare. Oggi, a maggior ragione mentre si ragiona sui costi dell’autonomia strategica e della sovranità, serve imprimere un’accelerazione verso l’indipendenza dell’Ue. Creatività, iniziativa e intraprendenza sono i tre elementi che Margaret Thatcher, Primo Ministro britannico per undici anni, metteva in risalto. Se ne è parlato al Parlamento europeo con gli eurodeputati di Ecr/Fdi Ciccioli, Torselli, Ventola. Il progetto di R&S ha mirato a dare risposta alla domanda-chiave: vi saranno sufficienti materie prime e componenti per produrre le innovazioni ferroviarie che l’Unione Europea attende per trasformare il sistema ferroviario europeo in ottica digitale, green e resiliente al cambiamento climatico. In quanto tale, il progetto si inquadra negli sforzi della Ue di accrescere la propria autonomia e resilienza industriale, in epoca di rincorsa dei paesi alle risorse critiche quali minerali e semiconduttori.

Terre rare: programmare, non subire

“Powering Europe’s rail future: From supply risks to strategic autonomy – securing materials and technologies behind rail innovation” è un momento di analisi che segna la conclusione del progetto europeo LEADER 2030, finanziato dal programma Horizon Europe – Europe’s Rail. Una ricerca che si è basata sulla questione centrale della disponibilità di materie prime e componenti necessari per sostenere le innovazioni ferroviarie attese dall’Unione europea, al fine di rendere il sistema ferroviario più digitale, sostenibile e resiliente ai cambiamenti climatici. Il tema della ricchezza dei singoli paesi si misura in proporzione alle loro risorse naturali. Un assunto che oggi, mentre la catena del valore ferroviaria europea sta attraversando una profonda trasformazione, diventa stella polare per capire dove andare industrialmente parlando, con chi e come. Garantire un approccio di sistema integrato, una rete ferroviaria europea integrata, flessibile, multimodale, sostenibile e affidabile, è la scommessa da vincere per l’Ue ma a patto che le terre rare non siano una tematica da subire, mentre le tensioni geopolitiche aumentano al pari delle forti dipendenze di approvvigionamento (senza dimenticare un altro vulnus europeo alla voce vincoli).

Per cui non è sufficiente – secondo il rapporto – la sola trasformazione del settore ferroviario, al netto dei corposi investimenti da parte della Commissione europea e delle industrie europee ma è vitale capire come le tecnologie critiche dipendono dall’intensità dei materiali rari: e programmare di conseguenza. È un dato di fatto che le forniture ferroviarie risentono dell’eccessiva dipendenza europea per quanto riguarda le materie prime critiche e i componenti, nonché delle continue e molteplici interruzioni dovute alle crisi in cui viviamo. Creare una catena del valore europea delle materie prime (che parta dall’esplorazione, passi dall’estrazione e continui per lavorazione, riciclo) è, paradossalmente, ancora più importante delle stesse infrastrutture da costruire.

Il progetto “LEADER 2030”

In questo senso batte il progetto “LEADER 2030” che ha individuato sette aree tematiche trasversali, che riflettono le principali leve d’azione a livello Ue, nazionale, regionale e di settore. Stiamo parlando di un settore che in Europa contribuisce per circa 250 miliardi di euro al Pil dei Paesi dell’Ue, rappresentando circa l’1,4% del Pil totale dell’Ue, e sostiene 3,1 milioni di posti di lavoro. Anche se resta leader mondiale nelle soluzioni ferroviarie, con un settore altamente innovativo e orientato all’esportazione, tale leadership è sempre più messa in discussione dalla crescente concorrenza globale e dalle barriere commerciali in aumento, nonché dalle dipendenze strutturali da forniture esterne e dalle interruzioni ricorrenti. Le terre rare sono il passepartout per capire come cambierà il sistema e come muteranno le politiche dei Paesi coinvolti.

Già nel 2014 la dipendenza delle industrie ferroviarie europee da forniture extra Ue rappresentava un quarto del fabbisogno, per cui la catena del valore ferroviaria europea è sempre più esposta a dipendenze e interruzioni di approvvigionamento sistemiche e strutturali, che rischiano di compromettere la tempestiva implementazione delle innovazioni ferroviarie, il completamento dello Spazio ferroviario europeo unico, dei corridoi TEN-T, la realizzazione di un continente a zero emissioni nette e la realizzazione operativa del mercato unico dell’Ue.

Quanta domanda

Inoltre oggi la realizzazione dell’agenda europea per l’innovazione ferroviaria sta aumentando la domanda di materie prime e componenti, la cui stragrande maggioranza proviene da paesi extra-Ue. Ciò, secondo il rapporto, acuisce le dipendenze dall’approvvigionamento e i rischi di interruzione che interessano anche altri ecosistemi industriali europei, ma mentre questi rischi sono già ben riconosciuti a livello politico e industriale in alcuni settori (ad esempio, tecnologie per l’energia pulita, automotive, difesa e aerospaziale, elettronica), rimangono relativamente meno considerati all’interno e trasversalmente alla catena del valore ferroviaria. Di conseguenza, il settore ferroviario è sempre più esposto a minacce sistemiche e strutturali della catena di approvvigionamento, che potrebbero compromettere la tempestiva implementazione delle innovazioni ferroviarie, la resilienza di questo settore industriale critico per l’Ue e, in definitiva, il raggiungimento degli obiettivi chiave dell’Ue.

La prospettiva di Ecr/Fdi

L’accesso alle materie prime è fondamentale per lo sviluppo ferroviario europeo. Questa la posizione espressa dagli europarlamentari di Ecr/FdI che chiedono a Bruxelles di accelerare. E osservano che se l’Ue vuole evitare il declino della sua impresa deve rivedere il suo trasporto ferroviario, con dei sistemi in grado di muovere persone e merci e che alle spalle abbiano un’industria competitiva. “Le idee politiche non sono le stesse, ma sotto questo punto di vista non posso che concordare con Mario Draghi ed Enrico Letta”, ha detto l’eurodeputato di Fratelli d’Italia Ciccioli, co-organizzatore dell’evento ‘assieme a Francesco Torselli dal titolo ‘Alimentare il futuro ferroviario dell’Europa: dai rischi di approvvigionamento all’autonomia strategica’. “Oggi le ferrovie sono una valvola di sfogo per la crisi che il trasporto tradizionale sta vivendo, soprattutto in riferimento ai costi energetici, elettricità inclusa – aggiunge Torselli – Siamo convinti che il tema del futuro sarà chi dovrà gestire le reti ferroviarie dell’Unione europea: per soddisfare i bisogni di questo settore abbiamo la necessità di avere il controllo di materie prime e tecnologie di cui attualmente non siamo in possesso”.

Senza materie prime niente sviluppo ferroviario Ue. Le prospettive di Ecr/FdI

Creare una catena del valore europea delle materie prime (che parta dall’esplorazione, passi dall’estrazione e continui per lavorazione, riciclo) è, paradossalmente, ancora più importante delle stesse infrastrutture da costruire. Già nel 2014 la dipendenza delle industrie ferroviarie europee da forniture extra Ue rappresentava un quarto del fabbisogno. Ecco chi c’era e cosa si è detto al Parlamento europeo durante un convegno sulle Terre rare

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