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Il sapore è quello della disperazione. E in fin dei conti, se davvero c’è un fondo di verità in quei 50 miliardi rimasti nel barile delle riserve russe, allora la mossa si capisce meglio. Mosca, che a detta delle maggiori agenzie di rating naviga a vele spiegate verso il default, ha bisogno di soldi e subito.

Come raccontato a più riprese da Formiche.net, il prossimo 4 maggio scade il periodo di grazia legato al pagamento da 2 miliardi relativo ai bond sovrani scaduti lo scorso 4 aprile. Ora, è vero che Mosca quelle cedole le ha onorate, ma nelle tasche e sui conti degli investitori, molti dei quali istituzionali, sono finiti rubli e non dollari. Non solo, dunque, una palese violazione contrattuale visto che gli interessi sui bond si rimborsano in dollari ma anche un pagamento con una moneta che oggi non si apprezza a sufficienza sul biglietto verde.

Di qui, la necessità di reperire dollari per versare il dovuto entro due settimane, passate le quali scatterà automaticamente il default. Problema, i conti esteri dove si annidano le riserve russe in dollari, 600 miliardi, sono stati congelati con le sanzioni alla Banca centrale. Ed ecco allora l’ultimo disperato tentativo del Cremlino, per mano e bocca della governatrice Elvira Nabiullina, la stessa che pochi giorni fa ha per la prima volta ammesso che sì, le sanzioni imposte dall’Occidente stanno facendo male a Mosca. Salvo poi essere smentita dallo stesso Vladimir Putin.

Le intenzioni del governo russo sono molto chiare: portare in tribunale quei Paesi che anno osato congelare le riserve russe in dollari che impediscono all’ex Urss di pagare i creditori internazionale. Insomma, un’azione legale contro l’Occidente. Perché “questo è un congelamento senza precedenti delle riserve in oro e valuta estera, quindi metteremo a punto tutte le azioni legali e ci stiamo preparando a depositarle”, ha dichiarato la governatrice durante la discussione del rapporto annuale dell’istituto alla Duma, il parlamento russo.

Le riserve internazionali della Russia ammontavano a circa 609,4 miliardi di dollari allo scorso 8 aprile e includevano 481,4 miliardi di dollari in valuta estera e 131,5 miliardi in oro. Riserve che “non sono state sequestrate ma congelate, non possiamo usarle ma non devono essere portate via, espropriate o sequestrate” ha aggiunto Nabiullina, e in ogni caso il loro congelamento “verrà messo in discussione in ogni sede”. Nabiullina sa fin troppo bene quanto senza quei denari sarà pressoché impossibile continuare a sostenere il debito sovrano nel medio-lungo termine.

Anche perché l’Europa, che ad oggi compra ancora gas e petrolio russo, ha avviato insieme all’Italia ormai la strategia per il disimpegno dalle forniture russe. E quando il tubo del gas verrà staccato, con le riserve ancora sottochiave, Mosca non avrà più il classico becco di un quattrino. D’altronde, per ammissione della stessa Nabiullina, le sanzioni internazionali, dopo aver colpito il mercato finanziario, “avranno ora un impatto più forte” sull’economia russa che dovrà in questi mesi affrontare “dei cambiamenti strutturali per adattarsi alla nuova realtà”.

Un linguaggio seppur tecnico che ha descritto un quadro difficile per l’economia del Paese nei prossimi mesi e ha preannunciato un taglio dei tassi anche a costo di lasciare correre l’inflazione che a marzo è già balzata del 17,4%, e che non è piaciuto per nulla al capo del Cremlino. Ma come sempre, sono i numeri ad avere l’ultima parola.

Per Mosca gli analisti internazionali prevedono a seguito della guerra e delle sanzioni una caduta del Pil a due cifre. E l’ultima è la Banca Mondiale che parla di un -11% solo nel 2022. Mentre secondo il Fmi Mosca va incontro a una riduzione del Pil dell’8,5% nel 2022 e di un ulteriore calo del 2,3% nel 2023. Per l’Ucraina, invece, è attesa in contrazione del 35%. Ma questa è un’altra storia.

Mosca barcolla sul debito, la mossa disperata di Nabiullina

La governatrice della Banca centrale Nabiullina, che per prima ha ammesso gli effetti devastanti delle sanzioni sull’economia russa, è pronta a portare in tribunale l’intero Occidente pur di riappropriarsi delle riserve in dollari. Senza le quali non sarà possibile pagare i creditori, forse già dal prossimo 4 maggio

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