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È necessario rimanere coi piedi per terra per affrontare la più terribile delle crisi energetiche, forse solo lontana parente dei grandi shock petroliferi di metà anni 70. I viaggi nel Continente nero del premier Mario Draghi, sono provvidenziali ma potranno risolvere il problema della dipendenza dalla Russia solo in parte. Perché, dice a Formiche.net Michele Masulli, direttore dell’area Energia presso l’Istituto per la Competitività, non basta scattare, bisogna saper resistere nella lunga distanza per staccare davvero il tubo da Mosca.

L’Italia sogna l’emancipazione energetica da Mosca. E la strada da battere sembra quella africana. Può funzionare?

Azzerare le forniture dalla Russia ad oggi è impossibile, almeno nel breve termine. Parliamo di una dipendenza forte, costante, strutturale. L’Italia è da questo punto di vista molto esposta e non deve sottovalutarlo.

Però nel medio termine, la musica può cambiare?

Nell’attuale impossibilità dello sganciamento è lecito immaginare una possibilità nel futuro. Ma servono soluzioni vere, a cominciare dalla diversificazione delle forniture, su cui occorre fare leva.

L’Italia guarda all’Africa, ma anche agli Stati Uniti e al gas liquido…

La questione è di posizionamento geografico. All’Europa del Nord, per esempio, conviene molto di più comprare Gnl dagli Usa, sfruttando anche i grandi porti. All’Italia, invece, conviene certamente puntare sull’Africa. E anche ai giacimenti nel Mediterraneo orientale.

Masulli, proprio pochi giorni fa Draghi ha posato la prima pietra dell’emancipazione dalla Russia, firmando un importante accordo con l’Algeria. Che ne pensa?

Ad oggi i volumi garantiti da quell’accordo sono ridotti ma successivamente aumenteranno, mi sembra comunque un passo importante. Il problema però è sempre quello, lo sganciamento è possibile nel medio-lungo periodo. E al prossimo inverno non manca poi così tanto.

Parliamo delle imprese, che pagano il conto di questa crisi. Il governo Draghi si è mosso per tempo, eppure secondo molti osservatori mancano veri interventi strutturali e dunque risolutivi. La sua impressione?

Certamente abbiamo visto il governo agire con logica trimestrale, in corrispondenza delle crisi e delle emergenze e dei rialzi dei prezzi. In questo senso c’è stata una logica temporale e poco strutturale. I sistemi energetici necessitano d’altronde di pianificazioni di lungo periodo e oggi alcuni nodi sono venuti al pettine.

Quali nodi?

Il semplice fatto che si tratta di provvedimenti che hanno necessariamente funzione calmierante, ma non risolutiva dell’aggravio dei costi. Nell’attesa di risolvere la questione energetica, abbiamo visto comunque delle novità di rilievo, per esempio l’allungamento dei contratti per l’acquisto di energia.

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La dipendenza dell’Italia dalla Russia è storica e strutturale, non sarà una passeggiata rinunciare alle forniture. Ma bisogna tentare e la carta italiana è l’Africa e il Mediterraneo orientale. Il Gnl americano conviene più all’Europa del Nord. Conversazione con Michele Masulli, direttore dell’area Energia presso l’Istituto per la Competitività

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