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La volontà di Berlino di incrementare le proprie spese militari, e la scelta di acquistare gli F-35, segnalano l’avvio di un processo di potenziamento dell’industria europea per la Difesa in chiave atlantista. Un’impostazione che ha creato qualche malumore a Parigi, tradizionalmente più “autonomista”. Tuttavia, la guerra in Ucraina sembra delineare un nuovo rapporto tra Usa ed Europa, con la sovranità del continente che, pare, non possa più essere costruita in antitesi a Washington. Il quadro potrebbe fornire nuovi stimoli di collaborazione tra Germania e Italia, saldamente posizionata a favore del legame transatlantico. Berlino d’altro canto fa fronte anche all’uscita di scena di Londra, un aspetto quest’ultimo da non sottovalutare negli equilibri futuri nel campo della difesa. Ad Airpress, ecco l’analisi di Arturo Varvelli, direttore dell’ufficio di Roma dell’European council on foreign relations.

Gli annunci resi noti da Berlino nell’ultimo mese, potrebbero ripercuotersi nel rapporto tra Germania e Francia a livello di cooperazione europea nel campo della Difesa?

È presto per capirlo. La decisione tedesca in realtà viene da necessità di lunga data, e la sua implementazione arriva adesso. In queste circostanze, quindi, la Germania potenzialmente assume una nuova postura, che potrebbe porla quale prima potenza europea anche nel settore della Difesa. Non bisogna tuttavia dimenticare che la Francia ha sviluppato tutta una serie di capacità, non da ultima quella nucleare, di cui la Germania non dispone. D’altro canto però, sul terreno politico il Vecchio continente sarà sempre più tendenzialmente germano-centrico, anche come conseguenza dell’uscita della Gran Bretagna dall’Ue.

Senza Londra, l’Europa aveva già perso un pezzo importante delle proprie capacità militari in senso ampio, e credo che Berlino cercherà di ritagliarsi un ruolo guida anche in questo campo. Certo non sarà facile, perché la sua industria della Difesa non è particolarmente avanzata, almeno rispetto a quella francese. Ma oltre alla collaborazione industriale, fondamentale sarà una cooperazione politica più forte, un discorso che si può allargare anche all’Italia.

Il conflitto ucraino ha portato a rivedere il rapporto tra Germania e Stati Uniti?

Quanto sta avvenendo con l’invasione russa dell’Ucraina, imprimerà una svolta un po’ più atlantista all’intera Europa, più di quanto non fosse fino a qualche settimana fa. Con la guerra, Mosca ora rappresenta una minaccia strategica a livello globale, che si aggiunge a quella più sullo sfondo, ma ugualmente preoccupante e di lungo periodo, della Cina. In questo contesto, infatti, bisogna ricordarsi che per gli Stati Uniti la rivalità strategica con Pechino è rimasta una priorità. In questo momento, poi, la rilevanza dell’industria militare statunitense è estremamente presente anche in Europa, e di conseguenza la famosa “sovranità europea” non potrà essere costruita in antitesi con Washington. Una lettura che i francesi non hanno mai apprezzato, al contrario della Germania (e dell’Italia), come dimostrato anche dalla scelta degli F-35.

Questa nuova fase rappresenta un’opportunità di riavvicinamento industriale tra Roma e Berlino?

Assolutamente sì. Ritengo anche che sarebbe un’opportunità molto importante per il nostro Paese, e che la nostra industria dovrebbe cominciare a riflettere più attentamente sull’argomento, abbandonando vecchi retaggi sovranisti. Soprattutto nell’ambito degli incrementi nel settore della Difesa che si verificheranno da qui ai prossimi sei o otto anni in tutta Europa, sarebbe importante per l’Italia e la Germania stabilire interazioni crescenti attraverso partnership a livello industriale. Una visione che potrebbe avere delle conseguenze importanti per entrambi i Paesi, sia diminuendo eventuali preoccupazioni di una crescita di Berlino quale minaccia al comparto europeo, sia per le grandi opportunità per il settore industriale italiano.

Berlino sulla via atlantista. E con lo sguardo a Roma. Il punto di Varvelli

La Germania investe sulle capacità militari europee in chiave atlantista (rivedendo il concetto di sovranità europea) e crea le basi per un continente sempre più germano-centrico. Al di là delle resistenze francesi, anche di fronte all’uscita di scena di Londra, questo potrebbe aprire il campo a nuove collaborazioni con l’Italia, spiega ad Airpress Arturo Varvelli (Ecfr)

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