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Il banchiere e la spia, il santone e il petroliere. È un identikit variopinto quello che emerge dalla lista degli oligarchi russi sotto sanzioni del Tesoro americano che finiranno nel mirino della nuova task-force transatlantica, Repo (Russian elites, proxies and oligarchs).

Annunciata con una nota congiunta dei leader il 26 febbraio, ha una sola missione: “Applicare misure contro ufficiali russi e le élites vicine al governo, così come alle loro famiglie e chi li aiuta, per identificare gli asset che possiedono nelle nostre giurisdizioni”. C’è anche l’Italia tra i Paesi aderenti, insieme a Germania, Canada, Regno Unito, Francia, Giappone, Australia e la Commissione europea. Parteciperanno per ogni Paese i ministeri della Giustizia o dell’Interno e delle Finanze.

“Galvanizzeremo gli sforzi coordinati per congelare e colpire gli assetti di questi individui”, avvisa la segretaria del Tesoro americano Janet Yellen. Per il governo americano c’è un elenco a cui dare “priorità”. È stato pubblicato mercoledì sul sito del Tesoro e comprende il nome del presidente russo Vladimir Putin assieme ad altri 27 oligarchi accusati di tollerare o attivamente facilitare l’invasione militare della Russia in Ucraina.

Alcuni sono sotto sanzioni americane ed europee da anni. Tra gli altri, il ministro della Difesa russo Sergey Shoigu, alla guida delle operazioni militari, il capo di Stato maggiore Valery Gerasimov, i capi dei Servizi segreti Sergei Naryshkin (umiliato in diretta tv da Putin alla vigilia dell’invasione) e Nikolai Patrushev, rispettivamente alla guida dell’Svr e del Consiglio di Sicurezza, Igor Kostyukov, il direttore dell’intelligence militare russa. Noto è anche il nome Evgeniy Prigozhin, fondatore e leader della Wagner, l’armata di mercenari russi dispiegati dalla Libia alla Siria, ribattezzato “chef di Putin” per la sua vicinanza al capo del Cremlino.

Altri oligarchi nella lista prioritaria sono invece relativamente nuovi al torchio delle sanzioni americane. È questo il caso di Kostantin Malofeev: leader del movimento “Nuova Russia”, tycoon del mondo dei media, è accusato dal governo americano di aver finanziato i separatisti russi nel Donbas e solo due giorni fa esultava su VKontakte per la “nuova fase nella vita di una Russia millenaria” avviata a suo dire dall’invasione in Ucraina. Malofeev non è un nome nuovo per la politica italiana.

Interlocutore di un’ala del mondo cattolico ultraconservatore, è stato ospite del Forum di Verona e ha incontrato il leader della Lega Matteo Salvini. Il suo nome è finito al centro dello scandalo mediatico “Metropol” intorno alla visita di Salvini a Mosca dell’ottobre 2018. Ma i blitz in Italia sono acqua passata: da oggi anche lui sarà nel mirino della task force che vede l’Italia in prima linea con gli Stati Uniti.

Tra gli altri nomi illustri nella lista di Yellen spicca Igor Sechin, amministratore delegato di Rosneft, il colosso russo del petrolio, l’industriale miliardario Oleg Deripaska, recentemente schieratosi su posizioni critiche della guerra in Ucraina, l’ad di Gazprom Alexey Miller. Oltre a “dare la caccia” agli oligarchi di Putin, la nuova task force, annuncia il Tesoro americano, darà un impulso alla condivisione di intelligence tra i Paesi aderenti all’interno del FinCen (Financial crimes enforcement network).

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