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La Royal Air Force ha fatto sapere che questa mattina alcuni velivoli inglesi sono decollati per monitorare jet militari russi che si stavano avvicinando verso il Regno Unito sopra all’Atlantico del Nord. La Raf identifica, intercetta e scorta abitualmente gli aerei russi che transitano nello spazio aereo internazionale in prossimità dell’area di interesse britannico. Si tratta di attività routinarie e non ci sarebbe nulla di troppo particolare se non fosse per la tempistica: la Russia sta ammassando ormai da mesi truppe e mezzi militari (da attacco e logistici) al confine con l’Ucraina, e Londra — che ha inviato in via emergenziale a Kiev sistemi anticarro in queste settimane — è piuttosto convinta che Mosca abbia deciso di invadere il territorio ucraino.

Ieri, martedì 1 febbraio, il primo ministro britannico, Boris Johnson, era a Kiev da dove ha detto che un attacco della Russia contro l’Ucraina sarebbe “un disastro politico, umanitario e militare”. Per Johnson c’è stata anche una conversazione telefonica con Vladimir Putin, programmata da giorni e che il presidente russo aveva minacciata di far saltare dopo la visita dell’inglese nella capitale ucraina — visita in cui il presidente Volodymyr Zelensky ha cambiato in parte la retorica, finora più misurata, contro Mosca (e forse lo ha fatto per accontentare il suo interlocutore più che per convinzione).

Un portavoce della Raf ha confermato l’operazione sull’Atlantico senza eccessi: “I caccia Typhoon del Quick Reaction Alert basati a Lossiemouth, supportati da un Voyager Tanker decollato da Brize Norton (la base vicino a Londra da cui decollano i cargo che portano armi a Kiev, ndr), sono stati messi in azione contro aerei non identificati che si avvicinano all’area di interesse del Regno Unito”.

Lo spazio aereo sovrano è quello sopra il territorio di una nazione, mentre “l’area di interesse” include i cieli internazionali per i quali un Paese è responsabile di fornire servizi, come il controllo del traffico. Entrare in un’area di interesse, sebbene può essere considerata un’attività provocatoria, è quasi routine e qualcosa di accettabile. Entrare nello spazio aereo nazionale sovrano non lo è. Per questo i russi stanno fuori dai cieli inglesi (o di altri Paesi) o sconfinano per pochi secondi.

Stando al sito web della Royal Air Force, il National Air Defence Operations Centre (NADOC) al RAF Air Command di High Wycombe, nel Buckinghamshire, raccoglie informazioni dai siti radar in tutto il Regno Unito e Dalai movimenti di velivoli civili e dalle agenzie di intelligence. Da lì si decide se l’avvicinamento può essere considerato sufficiente per far decollare i jet Typhoon: a quel punto viene passato l’ordine ai centri di controllo e segnalazione (Crc) a Scampton e Boulmer. I Crc inglesi hanno un contatto diretto con i piloti di Lossiemouth e trasmettono il messaggio per avviare quello che in gergo tecnico viene definito scramble.

Queste attività di risposta rapida rientrano anche in quelle che la Nato definisce “Air Policing”: missione in tempo di pace, secondo quanto riporta il sito dell’alleanza, che mira a preservare la sicurezza dei Paesi membri. È un compito collettivo e comporta la presenza continua — 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno — di aerei da combattimento ed equipaggi, che sono pronti a reagire rapidamente a possibili violazioni dello spazio aereo.

L’ente di controllo delle rotte britanniche ha avvisato recentemente che l’aviazione militare russa con queste missioni a lungo raggio rappresenta un pericolo per gli aerei civili perché vola con i transponder spenti rendendo difficile per gli altri aerei conoscere le loro posizioni. La maggior parte dei voli commerciali dal Medio Oriente e dal Nord Europa hanno tratte nei cieli sopra il Mare del Nord e il Mare di Norvegia, così come tra l’Islanda e l’Europa.

In questo periodo le attività di monitoraggio sono state rinforzate sul Baltico, dove nei giorni scorsi F35 norvegesi hanno intercettato altri caccia russi, e lungo il fronte orientale (Romania e Polonia), mentre oggi la Casa Bianca ha approvato lo spostamento di mille militari dalle basi tedesche a quelle romene, e altri duemila arriveranno dagli Stati Uniti in Germania e Polonia. Mille ”Dragoons” del Secondo Reggimento di cavalleria Army Stryker da Vilseck prenderanno la via per la Romania, dove il contingente statunitense sfiorerà le duemila unità; da Fort Bragg oltre mille paracadutisti dell’Ottantaduesimo arriveranno nelle caserme polacche e sempre dalla stessa base del Nord Carolina si sposterà il 18esimo Airbord Corps per strutturare un centro di comando specifico in Germania.

Oltre a questi, altri 8500 uomini sono già in stato di allerta pronti in ogni momento a lasciare le basi americane per volare in Europa orientale. Il Pentagono ci tiene a specificare che si tratta di movimenti temporanei e rapidamente reversibili, e soprattutto che non un solo stivale americano in più si poserà sul suolo ucraino — nel Paese attualmente ci sono circa duecento addestratori della National Guard della Florida che sono presenti secondo una Nato Training Mission attiva dal 2015 (a cui prendono parte, a rotazione, anche i canadesi).

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