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“C’è qualcuno che per il troppo bene che vuole a Berlusconi, rischia di fargli del male”. D’altra parte si sa, “il troppo bene uccide”. Clemente Mastella, sindaco di Benevento, vecchia gloria democristiana e per ben cinque volte grande elettore, osserva da vicino – anzi da vicinissimo – quello che sta accadendo a pochi giorni dal voto per il successore di Mattarella al Quirinale.

Partiamo da una (quasi) certezza. Il Cav è l’unica candidatura che, al di là delle mille lanciate nella nube del dibattito, è stata ufficializzata. Tuttavia, ammette il fondatore del fu Udeur, “sarà difficile avere una risposta il 24 gennaio”, ossia quando parlamentari e delegati regionali saranno chiamati alla prima votazione. “Berlusconi se la gioca dal quarto scrutinio in poi”. La strada è in salita e soffia un vento forte contro la sua discesa in campo per il Colle, a quasi trent’anni dal suo folgorante ingresso nella politica italiana e da quella promessa, mai invero portata a compimento, di una “rivoluzione liberale”.

“Secondo me Silvio sta recuperando voti all’esterno della coalizione di centrodestra – spiega Mastella – ma la cosa difficile sarà garantire che tutta la pattuglia di grandi elettori della coalizione, converga su di lui”. Le sorti del fondatore di Forza Italia sembrano appese al filo del proverbio: Dai nemici mi guardo io, dagli amici mi guardi Dio. “L’unico modo per avere contezza di quanto accade nelle urne – prosegue – è quello di ‘segnare’ le schede. Procedura assolutamente legittima, checché ne dica il presidente della Camera Fico”.

Non l’avrebbe certo consigliato, Mastella, se non fosse stato assolutamente certo della legittimità della procedura. Lui che, come detto, per ben cinque volte fu chiamato a eleggere il Capo dello Stato. “Non votai Pertini – ricorda – perché mi ricordo che, quando rapirono Moro, in Transatlantico alla Camera si scagliò contro i cattolici”. Poi il voto al picconatore Cossiga, poi Scalfaro e infine il “primo” Napolitano. Dalla sua Mastella ha un’esperienza da far impallidire molti. Con “buona pace di Fico”.

Tornando all’oggi, secondo Mastella comunque il centrodestra parte con un piede davanti. E, al di là delle variabili sui numeri (anche la pattuglia dei 31 voti di Coraggio Italia e dei 33 delegati regionali potrà avere un suo peso), la differenza la farà proprio il nome. “Se dovesse sussistere il no pregiudiziale della sinistra e del Movimento 5 Stelle sulla candidatura di Berlusconi la coalizione, con Salvini nel ruolo di ‘kingmaker’ avrebbe comunque la possibilità di giocarsi un’altra importante opportunità proponendo un nome ‘di area’. E, a quel punto, anche la sinistra dovrà cedere: non possono opporsi per sempre”.

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