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China Telecom sfida gli Stati Uniti. Il ramo americano dell’azienda cinese ha inviato una lettera alla Federal Communications Commission annunciando l’intenzione di continuare a fornire alcuni servizi negli Stati Uniti l’anno prossimo nonostante la stessa commissione abbiamo deciso a ottobre di revocare le autorizzazioni a operare nel settore telecomunicazioni per ragioni di sicurezza nazionale in quanto “soggetta” al “controllo da parte del governo cinese”.

“China Telecom Americas”, si leggeva nella nota diffusa dalla presidente Jessica Rosenworcel, “opera come filiale di un’impresa statale cinese e come tale il governo cinese ha la capacità di influenzare e controllare le sue azioni. Questo potrebbe portare a problemi reali con le nostre reti di telecomunicazione attraverso la sorveglianza delle informazioni, la deviazione del traffico o l’interruzione del servizio”. Secondo la Fcc “le misure di mitigazione non sono adeguate per affrontare le nostre preoccupazioni”, cioè non erano sufficienti. Dunque, “la revoca delle autorizzazioni esistenti è giustificata”.

Non lo era secondo la società cinese che però ha perso la battaglia in appello a inizio dicembre.

Ora, però, appare decisa a sfidare la decisione sostenendo che la maggior parte delle sue attività non sono servizi common-carrier come la commissione li ha definiti. Per questo, China Telecom “intende continuare a offrirli” anche dopo il 3 gennaio 2022, scadenza indicata alla società dalla commissione per chiudere le attività americane, “per onorare i suoi obblighi contrattuali ed evitare indebite interruzioni alle operazioni dei suoi clienti”.

“Stratagemma intrigante ma non funzionerà”, ha scritto su Twitter Martijn Rasser, direttore del programma tecnologia e sicurezza nazionale del Center for a New American Security. Secondo James Lewis, direttore del programma tecnologie strategiche al Center for Strategic & International Studies di Washington, la Casa Bianca potrebbe intervenire e sanzionare China Telecom: “Fossi China Telecom, comincerei a fare i bagagli”, ha dichiarato a Bloomberg.

La sfida lanciata da China Telecom sta alimentando nuove preoccupazioni all’interno di O-Ran Alliance, un progetto di sviluppo di una rete modulare con interfacce e ran aperte che dovrebbe favorire una maggiore trasparenza e una diversificazione dei fornitori 5G. China Telecom è una delle società cinesi che fanno parte del consorzio e non è l’unica a essere sotto restrizioni americane.

Come raccontato su Formiche.net, il Congresso statunitense ha recentemente acceso i suoi riflettori. La rappresentante Abigail Spanberger, del Partito democratico, ex operativo della Cia, ha chiesto un rapporto dettagliato sulle implicazioni di sicurezza nazionale della Ran aperta e sul coinvolgimento delle aziende cinesi nella O-Ran Alliance.

Inoltre, nei giorni scorsi il britannico National Cyber Security Center è diventato la prima agenzia governativa a entrare nell’O-Ran Alliance per fugare o confermare i dubbi sulla sicurezza del progetto alla luce della folta presenza cinese per il Regno Unito e i suoi alleati, a partire dagli Stati Uniti.

China Telecom sfida gli Usa. Ma ora rischia sanzioni

La società cinese scrive alla Fcc per continuare a operare nel Paese nonostante la revoca delle autorizzazioni: uno “stratagemma intrigante ma non funzionerà”, secondo Rasser (Cnas). Ora la Casa Bianca potrebbe intervenire con sanzioni

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