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“Io non sono d’accordo quando sento dire che si debbano escludere il nuovo nucleare o altre forme di tecnologia”, ha detto il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, al Consiglio Energia a Bruxelles. Si stava riferendo alla tassonomia europea sugli investimenti verdi – ossia la definizione di ciò in Unione europea si considera in linea con il piano di decarbonizzazione, e dunque degno di finanziamenti agevolati.

In Ue la discussione sulla tassonomia è aperta – e incandescente. Il nodo è sull’inclusione di gas naturale ed energia nucleare, risorse che alcuni Paesi indicano come necessarie per la transizione e altri osteggiano a favore di solare ed eolico. Anche a fronte della manifesta inadeguatezza di queste fonti come soluzione omnicomprensiva, e della capacità di accumulo di cui (non) disponiamo per via di limiti tecnologici.

“Non mi riferisco ovviamente al vecchio nucleare, sia chiaro: prima, seconda e terza generazione in questo momento non le considero tecnologie nuove”, ha puntualizzato il ministro, ma “per il futuro dei nostri figli e nipoti, i piccoli reattori modulari e soprattutto la fusione non possono essere fuori da un piano di visione”. Che va ben oltre il 2030.

La posizione dell’ex direttore del Centro nazionale di ricerca è innervata di puro pragmatismo. “Se veramente noi pensassimo che con le rinnovabili attuali nel’’arco di 20 anni saremo in grado di sostituire tutto ciò che è prodotto da fossili – 460 miliardi di miliardi di joule usati nel mondo – non avremmo, ad esempio, nemmeno gli accumuli”.

Questo non significa osteggiare le rinnovabili, ha continuato il ministro. “Quando si parla di transizione energetica dobbiamo distinguere nettamente il breve termine dal medio-lungo termine. Nel primo caso siamo tutti d’accordo che con le tecnologie che esistono la transizione non possa che andare verso le rinnovabili attuali, però non dobbiamo dimenticare che la tecnologia cresce a ritmi molto elevati”.

Tuttavia ,“nel medio-lungo termine serviranno investimenti e innovazione di alto livello” per sopperire alla domanda energetica crescente e alimentare lo sviluppo. Per questo la tassonomia deve dipendere dal momento, ha spiegato Cingolani, “non può essere scritta oggi e valere per cento anni. Fare oggi un piano energetico per il futuro pensando solo alle tecnologie che abbiamo è come se 25 anni fa avessimo fatto un piano delle telecomunicazioni assumendo che avremmo sempre avuto il telefono con i cavi. Questo ci porta a fare errori enormi”.

La Commissione sembra incline a inserire il nucleare nella tassonomia, complici le pressioni francesi, ma rimane l’ostacolo di chi teme la tecnologia. Il ministro ha dedicato delle parole anche a questi. “Noi abbiamo il dovere di guardare con coraggio ai prossimi decenni”, ha rimarcato, “quello che abbiamo adesso è sufficiente al 2030, potrebbe non esserlo dopo. Abbiamo la transizione ecologica e una transizione energetica poderosa da fare, dovremo essere pronti ad affrontarla con mente aperta e adattativa, sin d’ora, non escludendo cose perché si temono. Ciò che si teme va studiato, non va escluso”.

La posizione di Cingolani a favore del nucleare di nuova generazione è stata accolta con favore da Ettore Rosato, vicepresidente della Camera in quota Italia Viva, che si è detto “molto d’accordo”. Levata di scudi, invece, da parte di Europa Verde; i co-portavoce nazionali del partito europeo, Eleonora Evi e Angelo Bonelli, hanno definito “inaccettabili” le parole del ministro.

“Con l’inserimento del nucleare nella tassonomia verde si dirotteranno risorse della transizione ecologica della Ue verso un’energia pericolosissima e costosissima sottraendole alle rinnovabili […] Siamo esterrefatti dal silenzio-assenso da parte di alcune forze politiche che nulla dicono di un ministro che in modo autoritario e senza confronto democratico ha deciso che il nucleare debba essere inserito come energia verde finanziabile dalla Ue”.

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