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Mentre a Roma l’abbraccio tra Emmanuel Macron e Mario Draghi suggella il rafforzamento della cooperazione bilaterale tra Italia e Francia (anche nel campo della Difesa), nel Regno Unito un’agguerrita competizione vede contrapposti il gruppo franco-tedesco Airbus e l’italiana Leonardo. Lo racconta il britannico Telegraph, che parla di vera e propria “battaglia” per accaparrarsi il contratto del ministero della Difesa per la fornitura di circa quaranta elicotteri militari, dal valore complessivo di un miliardo di sterline, per la sostituzione della flotta di elicotteri medium-lift Puma a partire dal 2025.

Il programma è denominato “New medium helicopter”, alimentato dalle ambizioni della Global Britain e dal documento che ne discende, “Defence in a Competitive Age”, che prevede un completo rinnovamento delle forze armate di Sua maestà. Per l’ala rotante l’esigenza è particolarmente evidente sui Puma, in servizio dagli anni Settanta e ampiamento utilizzati dall’Esercito britannico in diversi impegni internazionali, dal Kuwait all’Afghanistan, aggiornati una decina di anni fa per estendere la vita operativa.

Leonardo, che vanta una presenza consolidata nel Regno Unito (che per Monte Grappa è mercato domestico), propone per la loro sostituzione il suo AW149. A settembre, in occasione della conferenza Dsei di Londra, ha annunciato il “Team AW149 UK”, con il coinvolgimento di oltre settanta aziende nell’ambito del programma e la promessa di un ampi investimento sulla filiera britannica (si parla di un miliardo di sterline). Airbus, che ha ampliato la sua presenza nel Paese da diversi anni, ha risposto con promesse simili, partendo dal biturbina civile H175, venduto come velivolo da trasporto per utenti pesanti, in particolare l’industria del petrolio e del gas. Come spiega il quotidiano britannico, si attende ora l’incontro organizzato dalla Difesa di Londra per giovedì prossimo, un “market interest day” durante il quale presenterà ai due concorrenti ulteriori informazioni sulle proprie necessità.

Nel frattempo è partita la schermaglia di dichiarazioni. Il capo della divisione britannica di Airbus Helicopters, Colin James, ha accusato la rivale italiano di “agitare la carota” davanti al naso del governo britannico. Secondo James la sua azienda già investe circa trecento milioni di sterline all’anno nel Regno Unito, dove produce ali e carrelli d’atterraggio per aerei civili. “Non ho sentito Leonardo dire per cosa sarà usato quel miliardo di sterline, e non li ho sentiti dire di quale periodo di tempo stiamo parlando”, ha detto James. “Quello che possiamo affermare inequivocabilmente è che in qualsiasi periodo di tre anni, Airbus investe nel Regno Unito un miliardo di sterline – aggiungendo causticamente – noi non siamo nel business delle carote penzolanti”.

Leonardo ha risposto con la sua proposta, l’AW149, elicottero costruito appositamente per l’impiego militare, con battesimo del volo nel 2009. Qualora selezionato, il modello è pronto per essere messo rapidamente a disposizione. Nick Whitney, capo dell’unità britannica di Leonardo Helicopters, ha detto: “Abbiamo già un prodotto militare disponibile, off-the-shelf, può essere messo in produzione in tempi relativamente brevi con Leonardo che possiede a Yeovil l’unica fabbrica britannica di elicotteri militari”, sede storica di AgustaWestland. Aggiungendo che: “Il nostro è già fatto, il loro no, quindi esiste un rischio intrinseco”. La gara è succosa, e non solo per la sostituzione dei Puma. “Il vincitore – spiega il Telegraph – avrà accesso a un mercato di esportazione che potrebbe valere fino a 550 ordini, con il Regno Unito come cliente principale, uno strumento di marketing molto utile”.

La gara che divide Airbus e Leonardo

Tra i programmi più rilevanti alimentati dalle ambizioni della Global Britain c’è il “New medium helicopter”, con un valore previsto di circa un miliardo di sterline e la promessa di aprire grandi opportunità sui mercati internazionali. Si fronteggiano Leonardo e il gruppo franco-tedesco Airbus, che non ha evitato dichiarazioni pungenti. Il racconto del Telegraph

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