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Mentre in Senato ci si dimena per trovare, nel dibattito sulla legge di Bilancio, più soldi per la sanità (togliendoli a quel “reddito di cittadinanza” che alla luce dei risultati delle indagini di queste settimane molti senatori ormai chiamano “rendita da criminalità”), il 4 novembre è stata recapitata al presidente del Consiglio Mario Draghi una lettera con cui si tende una mano all’Italia per la riforma e il miglioramento del settore che produce il “bene pubblico” essenziale per tutti i cittadini.

La lettera è firmata da Enrico Mairov nella veste di presidente della Nuova Udai 10.0. Nome e sigla poco conosciute dagli italiani. Mairov è un medico, che vive a Milano dove è docente universitario. Ha la doppia cittadinanza: italiana e israeliana. Suo padre è stato tra i fondatori dello Stato di Israele; il figlio Enrico è considerato uno degli eroi della guerra del Kippur, a cui partecipò giovanissimo attivamente anche in missioni molto pericolose, prima di trasferirsi in Italia per studiare, farsi una famiglia ed iniziare una carriera professionale. La Nuova Udai 10.0 è un’associazione nata alla fine del 2019 con la presenza a Milano dell’allora ministro degli Esteri di Israele Israel Katz, per continuare l’attività della prima Udai, nata nel 1968, sempre a Milano, con il patrocinio dell’allora sindaco Aldo Aniasi.

Ha l’obiettivo di promuovere le relazioni fra Italia ed Israele in ogni campo di attività e nel contesto del Mediterraneo, in ambito europeo e di tutti gli Stati democratici del mondo Occidentale, con particolare riferimento agli Stati Uniti d’America. In questo periodo in cui tutto il mondo è sotto l’attacco del coronavirus la nuova Udai si è prontamente attivata per organizzare una raccolta fondi per l’acquisto e la distribuzione di mascherine, apparecchiature medicali, e tutto ciò che può essere di aiuto per la salvaguardia della popolazione e delle forze dell’ordine. La nuova Udai è impegnata in joint venture con lo Stato di Israele a portare in Italia le tecnologie più innovative per risolvere l’emergenza sociale costruendo un servizio di telemedicina per poter curare la popolazione sempre più anziana a casa senza intasare ospedali e pronto soccorso.

È stata molto attiva nel raccogliere risorse soprattutto durante la grande emergenza all’inizio del 2020, per l’acquisto di mascherine e altri presidi di protezione, forniti gratuitamente alle forze dell’ordine e alle squadre mediche dei vari ospedali di Milano che ne avevano grande bisogno. In passato, all’inizio di questo secolo, delegazioni italiane, ai più alti livelli di cariche dello Stato hanno visitato Israele per prendere contezza di un sistema sanitario che poggia sulla digitalizzazione completa, sulla meritocrazia e sull’appropriatezza organizzativa e clinica, ed è il primo al mondo a garantire un accesso in tempo reale a ogni cittadino non solo per le emergenze e le maxi-emergenze ma anche per necessità di routine come esami specialistici, visite specialistiche, esami di laboratorio e fornitura di farmaci e presidi al proprio domicilio. Allora si giunse anche ad un accordo triangolare di cooperazione e assistenza tra il ministro della Salute Italiano, quello di Israele, e quello dell’Autorità Nazionale Palestinese.

La proposta è quella di organizzare un gruppo di lavoro sperimentale di specialisti italo-israeliani con cui aiutare a realizzare per tutta la popolazione italiana un sistema sociosanitario moderno, efficiente ed efficace, per poter usufruire in questo modo di un sistema salvavita all’avanguardia nel mondo.

È una proposta che merita di essere accolta soprattutto per vedere come riorganizzare la sanità sul territorio e come meglio impiegare le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza al fine di digitalizzare il settore in modo efficiente ed efficace, superando quei particolarismi che sono stati un serio ostacolo.

Un mano tesa inaspettata per migliorare la Sanità

L’associazione Nuova Udai 10.0, che ha l’obiettivo di promuovere le relazioni fra Italia ed Israele in ogni campo di attività e nel contesto del Mediterraneo, ha inviato una lettera al premier Mario Draghi. Giuseppe Pennisi racconta a Formiche.net la proposta che riguarda il sistema sanitario italiano

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