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Mezz’ora al telefono, per riassumere 13 pagine di un piano. Sam Altman è abituato a guardare al futuro, ma sta facendo quello che nessuno aveva in mente. Ad Axios, il ceo di OpenAI ha spiegato come i governi dovrebbero comportarsi di fronte all’espansione della tecnologia. E quindi come sfruttare la ricchezza che genera – e che genererà – per tassarla e redistribuirla. La super intelligenza artificiale è d’altronde prossima a manifestarsi, insieme alle opportunità e ai rischi che si trascina dietro. Sono soprattutto questi ultimi che vanno gestiti nel giusto modo. Attacchi hacker, sabotaggi, sostituzione dell’essere umano: tutto è possibile se non viene governato.

Una guida è offerta dal documento di OpenAI intitolato “Politiche industriali per l’era dell’intelligenza: idee per mettere le persone al primo posto“. Anzi, per Altman è il “punto di partenza” per un dibattito che non può essere ulteriormente rinviato. La discussione si deve basare sulle idee e sulle proposte. Alcune saranno positive, altre meno. Ma è necessario farlo adesso. “Sentiamo un senso di urgenza e vogliamo che il dibattito su questi temi inizi ad essere affrontato con serietà”.

Secondo OpenAI, bisognerebbe immaginare un fondo pubblico per gli americani, finanziato dalle big tech. Ogni cittadino dovrebbe avere una partecipazione, per “investire in attività diversificate a lungo termine in grado di cogliere la crescita sia delle aziende di IA sia del più ampio insieme di imprese che la adottano e la implementano”. Verrebbe da dire che si tratta di una suggestione, più di una idea. Più facile – almeno a dirsi – la possibilità di tassare il lavoro automatizzato, così da prevenire eventuali buchi nelle entrate dei governi. Il lavoro di oggi potrebbe non essere quello di domani, per cui non sappiamo se ci saranno o meno cambiamenti nei salari dei cittadini, e quindi nei contributi che devono versare. Quando si registrano delle soglie di disoccupazione preimpostate, inoltre, si dovrebbero attivare degli aumenti una tantum per sostenere con misure economiche la cittadinanza. Sicuramente, grazie alla tecnologia, l’essere umano avrà più tempo libero. Per questo la startup suggerisce di iniziare a pensare a come strutturare una settimana con soli quattro giorni lavorativi.

L’istruzione è un altro aspetto fondamentale. OpenAI prevede un’alfabetizzazione tecnologica sostenibile per tutti, che venga diffusa dalle scuole fino ai luoghi di lavoro, affinché chiunque possa parlare il linguaggio del momento senza venire escluso. Anche per questo servono dei manuali in grado di spiegare i rischi della tecnologia e come prevenirli.

In tutto questo, un ruolo centrale lo deve svolgere il governo. La politica deve infatti facilitare la transizione digitale. Il resto sta alle aziende, che in questo momento cercano di mostrarsi come delle entità che sanno muoversi responsabilmente. Esattamente come sta facendo OpenAI. Magari per prendere il posto di Anthropic, su cui pesa lo scontro con il Pentagono. O forse per anticipare i tempi che verranno, visto che una regolamentazione (unica o pluralista) dovrà prima o poi palesarsi. Meglio dunque dettare la linea.

Le persone al centro. Come Altman vuole guidare la super IA

In una telefonata ad Axios, il ceo di OpenAI racconta per la prima volta come dovrebbero comportarsi i governi in vista dei rischi e delle opportunità della tecnologia. Tassare e redistribuire è il punto di partenza. Ma bisogna pensare a idee rivoluzionarie, perché a richiederlo è il governo

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