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Qualcuno, a Vienna, non ha capito proprio nulla. La più grave crisi socio economica dal 1945 ad oggi non sembra aver persuaso più di tanto l’Austria e i suoi compagni di frugalità, ovvero Danimarca, Lettonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Finlandia, Paesi Bassi e Svezia. Altrimenti non si spiegherebbe il blitz a ridosso dell’Ecofin per chiedere un ritorno alle vecchie regole di bilancio. In una parola, l’austerity.

A molti potrà sembrare un discorso lunare, ma al premier austriaco Sebastian Kurz e sodali, no. Che hanno fatto partire una letterina indirizzata a Bruxelles, dal contenuto piuttosto chiaro: no a modifiche alle regole sui conti pubblici quando il Patto di Stabilità tornerà in vigore, tra due anni, e no all’idea di allentare le regole su deficit e debito pubblico, perché “i trattati non si modificano”. Non è certo la prima volta che l’Austria orchestra un blocco anti deficit, anti, cioè Italia, Francia e Spagna su tutti. Ma stavolta c’è un pezzo di carta e a due settimane dal voto tedesco non è una bella notizia, spiega a Formiche.net Giulio Sapelli, economista e storico. Che, ancora una volta, non le manda a dire.

Ci risiamo con le pulsioni in salsa austerity dei Paesi frugali. Ma allora la pandemia non ha insegnato nulla…

Colpa di un conflitto di potenza che continua. Abbiamo assistito a un discorso di Angela Merkel (al Bundestag, tre giorni fa, ndr) sconcertante, dove non si è parlato di Europa, ma di elezioni. Un discorso che divide, sintomo di un’Europa divisa, che combatte dentro i suoi stessi confini. Di questo stiamo parlando, ahimè. Non c’è unione, c’è divisione, anche sulla pandemia e dunque sui bilanci. E ognuno fa quello che vuole a cominciare dal Patto di Stabilità.

Però la pandemia ha colpito un po’ tutti, Austria inclusa. O no?

Sì, ma qualcuno non ha capito nulla. Siamo dinnanzi a un evento catastrofico, ci sono tutte le condizioni possibili e immaginabili per sospendere il Patto di Stabilità. E invece questi Paesi non hanno aspettato un attimo, si sono precipitati a chiedere il ripristino di quelle vecchie regole. Le pare normale?

Sapelli ma chi ci guadagna da un ritorno al rigore e all’austerity su debito e deficit?

Nel lungo termine nessuno, ma proprio nessuno. Il comportamento dell’Austria non fa altro che profondere nazionalismo e il nazionalismo è pericoloso. Ad essere sinceri mi ricordano un po’ la Serbia, ai tempi di Sarajevo.

Scommettiamo: i Paesi frugali riusciranno o no a imporre la loro linea?

Ci proveranno, ma alla fine si dovranno fermare. Ma dipenderà da quanti mesi ci vorranno per fare il governo in Germania. Loro sono satelliti di Berlino e sappiamo bene quanto il rigore abbia fatto guai in Ue. A Vienna sono nervosi, perché la crisi morde e allora se la prendono con gli altri.

Già, le elezioni in Germania, l’appuntamento politico dell’anno. Che cosa si aspetta?

Una vittoria dell’Spd. Onestamente spero che la Cdu non torni al governo, perché ha danneggiato l’Europa ed è scesa a patti con la Cina.

Ma l’eredità di Angela Merkel, quale è?

Non esiste, la Merkel ha lasciato in eredità solo fallimenti…

Non le pare un giudizio storico un tantino duro?

Non ne ha imbroccata una. Ha ostacolato l’avvento di Draghi, ha ostacolato la riforma della Bce, ha sbagliato la scelta dei suoi delfini. In politica economica, poi, mi dica cosa ha azzeccato. E non parliamo di Ursula von der Leyen, che  imita la Merkel anche nel vestire. La Merkel ha lasciato macerie, rovine. Solo rovine.

Vienna e i frugali sono fuori dalla realtà. E perderanno. Parola di Sapelli

Secondo l’economista e storico, l’Austria e i suoi sodali non sanno quello che fanno anche perché un ritorno al rigore non conviene nemmeno a loro. Alla fine non riusciranno a imporre la loro la linea, ma molto dipenderà dai tempi per formare il governo tedesco. E comunque in Germania vincerà l’Spd

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