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Le “terre rare”, chiamate anche metalli delle terre rare od ossidi delle terre rare, oppure lantanidi sono un insieme di 17 metalli pesanti bianchi morbidi.

Gli usi, le applicazioni e la domanda di elementi delle terre rare si sono ampliati nel corso degli anni. A livello globale, la maggior parte delle terre rare è utilizzata per catalizzatori e magneti nelle tecnologie tradizionali e a basse emissioni di carbonio. Altri usi importanti delle terre rare sono applicabili alla produzione di leghe, vetri ed elettronica ad alte prestazioni, come per raffinazione del petrolio e additivi per diesel. Le terre rare in questa categoria sono utilizzate nei motori dei veicoli ibridi ed elettrici, nei generatori nelle turbine eoliche, nei dischi rigidi, in elettronica portatile, telefoni mobili, microfoni, altoparlanti, ecc.

E pure in questo campo – che attiene anche alle energie pulite e a scarso impatto ambientale – si gioca un’importante partita fra Washington e Pechino.

A un vertice tra Stati Uniti d’America, Giappone, India e Australia tenutosi non molto tempo fa, il rafforzamento della cooperazione sulle terre rare tra i quattro Paesi è diventato un argomento basilare. Washington, infatti, ha sempre sperato di ridurre la propria dipendenza da terre rare e minerali provenienti da altri Paesi. Ma la revisione del governo degli Stati Uniti dei minerali chiave e delle catene di approvvigionamento di terre rare dice che anche con cambiamenti radicali, gli Stati Uniti d’America avranno ancora almeno dieci anni per diventare autosufficienti.

In effetti, negli ultimi tre anni, l’attenzione dell’amministrazione statunitense ai problemi delle terre rare è aumentata. Le terre rare sono diventate una prova chiave per alcuni politici statunitensi per dimostrare che «la Cina minaccia la sicurezza statunitense», ed è diventata anche una motivazione importante per la Casa Bianca nel riformulare la sua politica sulle terre rare. In effetti, politicizzare eccessivamente la questione delle terre rare e persino collegarla alla sicurezza nazionale farà più male che bene sia alla RP della Cina che agli stessi Stati Uniti d’America.

Innanzitutto Washington non ha una chiara comprensione della situazione attuale dell’industria estrattiva delle terre rare. Attualmente, la stragrande maggioranza dei prodotti ottenuti dalle terre rare è prodotta in Cina, e ciò è dovuto al fatto che l’attività mineraria a basso costo della Cina ha portato alla chiusura delle miniere di terre rare in altri Paesi, per cui il modello delle terre rare quali catene delle industrie di trasformazione che si stanno gradualmente sviluppando in Cina, non è a causa del monopolio cinese, e nemmeno dell’estrazione di queste nella Repubblica Popolare.

Attualmente, le riserve di terre rare in Cina sono scese da oltre il 70% della produzione mondiale, a circa il 30%, rendendo la Cina il più grande importatore mondiale di terre rare. In effetti, molti Paesi hanno miniere di terre rare e le riserve di terre rare al di fuori della Cina possono essere utilizzate da tutti per centinaia di anni.

Dal punto di vista attuale, il vantaggio che trae l’industria cinese dalle terre rare si sta gradualmente spostando dalla scala dell’estrazione a quella della loro lavorazione. La lavorazione delle terre rare per i cinesi è fondamentale, in quanto la maggior parte dei principali brevetti nella produzione da terre rare sono ancora controllati dai Paesi occidentali.

In primo luogo, il fulcro della futura competizione mondiale è la capacità di innovazione tecnologica. Il percorso chiave per il miglioramento dell’industria cinese dal possesso di terre rare risiede nell’innovazione tecnologica, piuttosto che nell’espansione della quota di mercato dell’estrazione e della lavorazione di quelle.

Sebbene la Cina abbia rafforzato il suo controllo sull’industria delle terre rare negli ultimi anni, non si tratta di un semplice divieto di esportazione, ma principalmente attraverso il miglioramento della protezione ambientale e dei requisiti tecnologici di elaborazione per promuovere il miglioramento dell’industria. Nonostante queste misure abbiano stimolato l’aumento dei prezzi dei prodotti delle terre rare, sono lungi dal minacciare la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

In secondo luogo, le azioni degli Stati Uniti d’America hanno aumentato il loro onere finanziario. Durante l’amministrazione Trump, la Casa Bianca ha collegato la fornitura di terre rare alla sicurezza nazionale e si è unita all’Australia e ad altri Paesi per richiedere l’esclusione dei prodotti cinesi di terre rare nel settore della difesa.

Tuttavia, poiché i costi umani e ambientali delle miniere di terre rare nei Paesi occidentali sono molto più alti di quelli nei Paesi in via di sviluppo, è assolutamente improbabile che i minerali che estraggono siano competitivi sul mercato e i governi occidentali stanno pagando per questo.

Solo per la minaccia immaginaria cinese, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d’America sta investendo capitali ingenti, che aumenteranno ulteriormente l’onere sui cittadini per l’elevato deficit fiscale del Paese.

Inoltre, l’industria della lavorazione delle terre rare quasi non esiste più negli Stati Uniti d’America. Le terre rare estratte in quello Stato devono essere trasportate in Cina per la lavorazione. Tale cosiddetto «sbarazzarsi della dipendenza dalle terre rare cinesi» è in realtà un autoinganno. Se gli Stati Uniti d’America vorranno ricostruire l’intera catena di impianti di lavorazione delle terre rare, non sopravvivranno basandosi solo sull’industria bellica (come nel caso dell’Afghanistan 2001-2021), a meno che l’amministrazione statunitense non convinca il Congresso che può utilizzare il denaro dei contribuenti per sovvenzionare illimitatamente questi installazioni militari in ogni parte del mondo.

Prima che il Congresso decida eventuali passi in qualsiasi settore, gli imprenditori raramente si avventurano a investire nella costruzione di fabbriche dedite, come in questo caso, alle terre rare. Pertanto, l’aspettativa di «dieci anni di autosufficienza» da parte della Casa Bianca è in realtà un risultato valutativo eccessivamente ottimistico e irrealistico.

Finché la Cina non attuerà completamente il divieto di esportazione di terre rare, sarà difficile per gli Stati Uniti d’America riuscire a riedificare la relativa industria. Questa è stata la speranza di Trump per riportare l’industria manifatturiera negli Stati Uniti d’America attraverso l’imposizione di dazi.

In terzo luogo, l’indebolimento della fiducia reciproca nella cooperazione sino-americana può facilmente portare a giudizi strategici errati. Nell’attuale complessa situazione economica e politica internazionale, Pechino e Washington sono sia concorrenti che partner. La competizione tra Cina e Stati Uniti d’America non è una battaglia all’ultimo sangue tra avversari che non si sopportano, ma richiede sane competizione e cooperazione sulla base della fiducia reciproca. Per un lungo periodo di tempo, la competizione tra i due si concentrerà principalmente nei settori economico e tecnologico, soprattutto nei settori dell’alta tecnologia, che determineranno il futuro dei due Paesi e anche del mondo.

Alcuni politici e alcuni gruppi di interesse negli Stati Uniti d’America hanno diffuso la generica «teoria della minaccia cinese» per i loro interessi. La «teoria della minaccia delle terre rare», in particolare, porta ovviamente l’ombra del gruppo dell’industria militare statunitense e dei proprietari di miniere.

Quando le politiche sono asservite ai gruppi di interesse, se la proliferazione delle teorie del complotto e delle minacce non sono contenute, esse indeboliranno la fiducia reciproca nella cooperazione tra i Paesi, e accresceranno persino il rischio di errori di valutazione strategica tra le due maggiori potenze. Ciò è dannoso per lo sviluppo pacifico globale.

Anche la parte cinese ha bisogno di essere diretta e non immersa nel contesto delle materie prime delle terre rare vendute a basso prezzo e/o delle riserve monopolistiche di questi minerali. Quello che la RP della Cina persegue è la trasformazione da Paese di estrazione di terre rare a Paese di lavorazione e produzione da terre rare: e tutto questo si sta manifestando poiché si sono investiti grandi finanziamenti nell’ambito di scienza e tecnologia delle terre rare, progetti che avanzano a grandi passi.

In breve, la politica di indipendenza statunitense dalle terre rare è solo un pio desiderio e non ha alcun significato pratico per gli Stati Uniti d’America medesimi.

Indipendentemente da come altri ipotizzano, finché la RP della Cina continui ad aderire a una politica pragmatica nell’industria delle terre rare, e mantenga una cooperazione aperta a concetti di sviluppo – orientati all’innovazione e miglioramento costante del livello scientifico e tecnologico dell’industria delle terre rare – essa non solo può diventare un forte pilastro dello sviluppo nazionale, ma si presenterà quali biglietto da visita che mostra il livello di tecnologia industriale della RP della Cina, e il suo credito politico a livello internazionale.

 

Le terre rare tra Stati Uniti e Cina

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