Skip to main content

Non esistono tecnologie buone o cattive, tutto dipende dall’uso che ne facciamo e da come riusciamo a gestirle. Si potrebbe riassumere così la dibattuta questione sul ruolo della tecnologia digitale nei processi decisionali.

Nella notte del 19 luglio scorso, con l’approvazione dell’emendamento del deputato di +Europa Riccardo Magi al decreto-legge su Semplificazioni e Pnrr, la democrazia italiana ha compiuto un significativo balzo in avanti verso la sua digitalizzazione. Grazie all’emendamento, infatti, ora è possibile sottoscrivere digitalmente le proposte di referendum abrogativo e le iniziative di legge popolari. Come è ormai chiaro, l’accelerazione dei processi interni nella sfera pubblica e privata avviene grazie alla tecnologia. Questi effetti si riverberano anche sulla democrazia italiana che sta assumendo sempre più i connotati di una “Spid democracy”, cioè un ordinamento capace di velocizzare le procedure burocratiche grazie al Sistema Pubblico di Identità Digitale (Spid). Un’accelerazione che in quest’ultimo anno e mezzo di pandemia ha assunto molti volti, come ad esempio le app IO e pagoPA.

Ma è davvero sufficiente un emendamento per cambiare così repentinamente la nostra democrazia? Sembrerebbe proprio di sì. Il nuovo sistema, lo dimostra il successo di questi giorni, è rivoluzionario e ha già cambiato sia la partecipazione alla vita politica del Paese che il rapporto tra cittadini e istituzioni. Una rivoluzione che si è manifestata in maniera eloquente con il superamento, in poche ore, della quota minima di sottoscrizione di 500mila firme per il deposito del quesito referendario sulla cannabis e sull’eutanasia.

Ma tutto questo, se da un lato facilita la raccolta delle firme, dall’altro sembra aver colto di sorpresa i diversi attori della vita politica italiana, sollevando perplessità tra parlamentari, costituzionalisti e politologi. Si tratta senza ombra di dubbio di una rivoluzione, non solo digitale, ma anche sociale e politica che, infatti, fin da ora solleva dubbi e quesiti. Tra gli altri, il professor Clementi in un articolo pubblicato dal Sole 24 Ore il 21 settembre scorso, dall’eloquente titolo “I correttivi necessari alla deriva della Spid Democracy”.

Se è indubbio che la partecipazione democratica trova nella tecnologia uno strumento importante, nel caso specifico dei referendum le perplessità di alcuni riguardano il rischio di pressioni sulla Corte Costituzionale e, addirittura, il rischio di snaturare l’istituto referendario. Quello che è certo è che il legislatore potrebbe presto prendere atto della rivoluzione digitale in corso e legiferare di conseguenza, predisponendo modifiche normative per governare il fenomeno.

La Spid democracy, tra politica e tecnologia un rapporto contrastato

Se è indubbio che la partecipazione democratica trova nella tecnologia uno strumento importante, nel caso specifico dei referendum le perplessità di alcuni riguardano il rischio di pressioni sulla Corte Costituzionale e, addirittura, il rischio di snaturare l’istituto referendario. Il commento di Michelangelo Suigo, direttore Relazioni esterne, Comunicazione e Sostenibilità di Inwit

Campione d’Europa e speranza per l’Occidente. “Foreign Affairs” incorona Draghi

La rivista statunitense spiega perché “il successo dell’Italia può rafforzare l’Occidente”. Ma avverte anche: l’Italia ha una “tradizionale inclinazione” ai cambi di governo

Deal, la principessa di Huawei patteggia con gli Usa

Meng Wanzhou, direttrice finanziaria e figlia del fondatore di Huawei, è detenuta in Canada dal 2018. La risoluzione del caso potrebbe risolvere uno dei punti dolenti della tenzione geopolitica tra Pechino e Washington

Bonomi e la visione di un'Italia che si mette al lavoro

L’unico altro esponente delle nostre élite, oltre a Draghi, ad aver dimostrato di avere un’agenda è il presidente di Confindustria. Che nel suo intervento ha sostenuto l’esigenza imprescindibile che questo Paese sia dotato finalmente di una seria politica attiva del lavoro

Da Grottaglie oltre l'atmosfera. Tutto pronto per il primo spazioporto italiano

Raggiungere lo spazio partendo da Grottaglie, questo è l’obiettivo della trasformazione dell’aeroporto pugliese nel primo spazioporto italiano. La vera domanda non è più “se”, ma “quando”. La risposta arriva dal Mediterranean aerospace matching, in corso presso lo scalo tarantino, con esperti e addetti ai lavori

Pubblico e privato nel nome degli investimenti. La ricetta del D20

Chiusa la due giorni del D20 Long-Term Investors Club, il pool di di investitori esteri di lungo periodo che si è riunito a Roma. Sccannapieco, ad di Cdp: allineare il più possibile le policy di finanziamento e aiutare la Pubblica amministrazione a preparare progetti

Il Quad non è (soltanto) un patto militare anti Cina. Tutti i temi sul tavolo

Di Gabriele Carrer ed Emanuele Rossi

Infrastrutture, vaccini, sicurezza cibernetica, spazio, semiconduttori e tecnologie emergenti sono i temi al centro del summit tra i leader. Si parlerà anche di sicurezza regionale, ma non sarà il focus del vertice

Ibarra

Pnrr, l'Italia è sulla strada giusta. Parola di Maximo Ibarra

Che cosa ha detto all’Italian Tech Week di Torino il capo della task force sulla Digital Transformation del B20 Maximo Ibarra, che il prossimo primo ottobre assumerà ufficialmente la carica di amministratore delegato di Engineering dopo le esperienze da Ceo in Wind Tre e Sky Italia

La battaglia per il Leone. Cosa succederà alle Generali dopo il blitz di Mediobanca

Gli analisti concordano, l’affondo di Mediobanca è un segnale chiaro ai soci del patto. Donnet non si tocca e nel Leone non è ancora tempo di ribaltare mezzo secolo di egemonia targata Piazzetta Cuccia. Ora non resta che attendere la reazione di Caltagirone e Del Vecchio, con un occhio ai Benetton…

Usa-Ue, parte il Consiglio tech. L'agenda vista da Brookie (Atlantic Council)

Salvo rinvii dovuti alle tensioni per la vicenda Aukus, la prossima settimana iniziano i lavori del Consiglio per il commercio e la tecnologia fra Ue e Usa (Tcc). Graham Brookie, direttore del Digital forensic research Lab (Atlantic Council): siamo a un punto di svolta, per fermare l’autoritarismo digitale cinese. 5G, chip e big tech, ecco la road map

×

Iscriviti alla newsletter