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“Il popolo del Panshir continua a combattere”, Ahmad Massud scrive anche oggi su Facebook per smentire le voci sulla sconfitta. La regione settentrionale dell’Afghanistan è ancora sotto il controllo dei guerriglieri che si oppongono ai Talebani.

È sotto assedio, ma non si arrende e girano notizie non verificabili di una controffensiva che ha portato all’uccisione di 95 miliziani talebani — impossibile averne certezza, l’area è remota, le notizie scarse, la propaganda da entrambi i lati rulla i tamburi. Il figlio del Leone del Panshir non molla, dunque: “Non rinunceremo mai alla lotta per la libertà e per la giustizia”. Parole simili a quelle usate in un video dall’ex presidente Amrullah Saleh, un altro dei leader della resistenza.

“La lotta in Panshir e ad Herat, con le nostre coraggiose sorelle, dimostra che il popolo non ha rinunciato a rivendicare i suoi diritti e non teme alcuna minaccia”, ha scritto. Non è fuggito in Tagikistan come sostenevano alcune di quelle voci, non si è arreso, ma anzi altri rumors parlano dell’arrivo di rinforzi (equipaggiamento) proprio da Dushanbe — paese centrale dello scacchiere centro-asiatico, dove in questi giorni non a caso è in missione il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.

Le montagne del Panshir non sono mai state conquistate. Né con l’invasione sovietica, né dal precedente regime talebano — per rovesciare il quale gli americani sfruttò il gancio dell’Alleanza del Nord (un’organizzazione politico-militare fondata nel 1996). Ora rappresentano una forma, seppur limitata e probabilmente vana, di creare un fronte critico per i Talebani; un’area che se resiste può rappresentare un’isola ribelle. Per questo le forze che ora controllano Kabul hanno lanciato l’operazione per tentare la conquista.

Nella notte di sabato 4 settembre, le forze talebane si sono spinte dentro la valle del Panshir, raggiungendo il villaggio di Anabah, dove si trovano anche il Centro chirurgico e pediatrico e il Centro di maternità di Emergency.

Al momento, ‘attività dell’ospedale non ha subito interferenze e continua normalmente, fanno sapere: “Finora abbiamo ricevuto un numero esiguo di feriti, ma non comunichiamo i dati esatti né la provenienza dei pazienti per evitare possibili rischi di strumentalizzazione. Da giorni la popolazione aveva abbandonato i villaggi della valle. La qualità delle comunicazioni è peggiorata in tutta la valle a causa di difficoltà tecniche e pertanto al momento i nostri medici e infermieri non sono in grado di rispondere ad alcuna richiesta di intervista”.

Ieri sera il coordinatore medico del Centro chirurgico per vittime di guerra di Kabul Alberto Zanin, collegato in diretta al Festival di Reggio Emilia dell’associazione creata da Gino Strada, ha raccontato la situazione della capitale, mentre si sentivano spari nelle vicinanze.

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