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Nella notte tra il 9 e il 10 settembre, droni russi hanno violato lo spazio aereo polacco e sono stati abbattuti dalle forze aeree della Nato. I vettori, principalmente Shahed-136 e Geran-2 di progettazione iraniana, sono penetrati nello spazio aereo polacco per diversi chilometri e sono stati intercettati dagli F-16 polacchi e dagli F-35 olandesi, coadiuvati da velivoli italiani e tedeschi. Mentre le indagini per determinare provenienza, rotta e obiettivi dei droni proseguono, ci si domanda non solo se l’attacco fosse intenzionale, ma anche quale potesse essere il reale obiettivo di Mosca.

Un attacco intenzionale?

Il premier polacco, Donald Tusk, ha dichiarato in parlamento che i droni sono penetrati nel Paese dallo spazio aereo bielorusso, il che smentirebbe le versioni che vogliono gli Uav diretti in Ucraina e poi “sbandati” entro i confini Nato. Benché le autorità polacche non siano ancora in grado di determinare con certezza la provenienza dei droni, il capo di Stato maggiore della Difesa di Varsavia, il generale Wiesław Kukuła, ha rivelato che Minsk aveva segnalato una possibile violazione dello spazio aereo polacco.

Dunque, si è trattato di un incidente? Difficile a dirsi. Se da un lato è vero che non sarebbe la prima volta che assetti russi diretti verso l’Ucraina sconfinano nello spazio aereo polacco, la profondità della penetrazione, i siti di abbattimento (nei pressi di Varsavia, Lublino, Cracovia e Danzica) e le tempistiche suonano quantomeno sospetti. Non si può neanche escludere che i droni in questione (tra i 19 e i 23 esemplari) facessero effettivamente parte dello sciame che quella notte ha colpito l’Ucraina, ma che siano stati fatti sbandare intenzionalmente per sostenere la retorica dell’incidente.

La reazione di Varsavia

Non appena rientrata l’emergenza e avviato il recupero dei resti dei droni, Varsavia ha attivato i canali militari e diplomatici e, nella mattinata del 10 settembre, ha invocato l’articolo 4 del Patto di Washington per chiedere di riunire il Consiglio nord atlantico (Nac) per consultarsi con gli Alleati. Questo dato di per sé basta per affermare che il rischio di escalation tra Nato e Russia è da ritenersi molto basso al momento. Esattamente quattordici anni fa, a seguito degli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, ci vollero meno di 24 ore agli Stati Uniti per invocare l’articolo 5, peraltro senza neanche passare dalle consultazioni in sede Nac.

Tuttavia, a titolo preventivo, Varsavia ha comunque innalzato i livelli di allerta dei sistemi di difesa aerea, chiuso quattro aeroporti civili nella parte orientale del Paese e mobilitato i riservisti delle Forze di difesa territoriale. Più una mossa per tranquillizzare l’opinione pubblica, dal momento che le forze regolari polacche rimangono in stato di allerta ordinaria.

Rischio di escalation?

In breve, no. Se la provenienza dei droni dallo spazio aereo bielorusso fosse confermata, e con essa l’effettiva designazione del territorio polacco come obiettivo, questo qualificherebbe tecnicamente l’incidente come un attacco della Russia (con la Bielorussia in qualità di attore co-belligerante) nei confronti di un membro dell’Alleanza Atlantica, potenzialmente in grado di far scattare l’articolo 5 del Patto di Washington. Tuttavia, sensazionalismi a parte, è difficile pensare che la Russia intendesse dichiarare guerra alla Nato con una manciata di droni.

È invece possibile che l’incidente/attacco fosse al contempo un test e un messaggio. Un test per saggiare la responsività (soprattutto politica) della Nato e un messaggio all’Europa, proprio alla vigilia del discorso di Ursula von der Leyen sullo Stato dell’Unione a Strasburgo. Matthew Whitaker, ambasciatore americano presso la Nato, ha ribadito il supporto degli Stati Uniti, ripetendo che gli Usa restano determinati a difendere ogni centimetro del territorio alleato. Più tiepida la reazione di Donald Trump, che si è limitato a chiedere cosa stesse succedendo tramite un post su Truth. Interazioni e reazioni sicuramente allo studio del Cremlino, che però nega ogni responsabilità per quanto accaduto. Non si può poi non cogliere un certo tempismo tra l’incursione di assetti aerei in territorio europeo e l’imminenza del discorso di von der Leyen a Strasburgo. Proprio all’Europarlamento, la presidente della Commissione ha usato toni duri nei confronti della Russia e di Vladimir Putin, affermando che quest’ultimo “non si fermerà anche se la guerra in Ucraina dovesse terminare”. 

Per il momento, la situazione rimane sotto controllo e, almeno dal lato atlantico, non c’è alcun segnale di voler innalzare la tensione. La Russia, dal canto suo, darà inizio domani all’esercitazione Zapad 2025 insieme alle Forze armate bielorusse. Una coincidenza, senza dubbio. 

Droni in Polonia, la Nato abbassa i toni del confronto. I dettagli

La Russia ha attaccato la Nato? Cosa succederà adesso? Mentre le autorità polacche portano avanti le indagini sui droni abbattuti nella notte tra martedì e mercoledì, gli Alleati atlantici si consultano sul da farsi e fanno il punto sulle provocazioni russe. Improbabile l’ipotesi di attacco diretto all’Alleanza, più sensata l’idea di un test per misurare risposte operative e coesione politica della Nato. Varsavia non coglie la provocazione e de-escala, mentre Mosca si accinge a dare il via a una nuova esercitazione ai suoi confini

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