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Prove di avanzata cooperazione militare tra Russia e Cina. È iniziata ieri l’esercitazione Sibu/Interaction 2021, dove “sibu” è la traslitterazione in caratteri latini del termine cinese per indicare “occidente”. Le manovre si concentrano infatti nella parte ovest della Cina, impiegando nel complesso 10mila unità.

Ieri, presso la base di Qingtongxia dell’Esercito popolare di liberazione, nella regione autonoma di Ningxia, al confine con la Mongolia, i vertici militari hanno dato il via alle operazioni, destinate a culminare venerdì con una serie di test di sparo per carri armati e sistemi d’artiglieria. La Difesa russa parla di “migliaia di militari” e di oltre “400 sistemi d’arma” impegnati nelle attività, per un’esercitazione che vuole testare capacità di “anti-terrorismo”, anche se, tanto Pechino quanto Mosca, indicano con il termine “terrorismo” quasi tutti gli obiettivi che affrontano militarmente (vale per la Russia in Siria o Libia, come per la Cina nello Xinjiang o a Hong Kong).

Rispetto al passato, la Sibu/Interaction 2021 sembra segnare un salto di qualità nella collaborazione militare tra Russia e Cina. Per l’occasione è stato creato un comando congiunto, per il quale è stato istituito un apposito “joint leadership body”. Altrettanto congiunta è la gestione di tutta una serie di applicazioni di comando e controllo: “Pianificazione, organizzazione del riconoscimento, allerta, distruzione del nemico simulato e sicurezza delle informazioni”. Ciò richiede la condivisione di sistemi avanzati di guerra elettronica, assetti che poggiano su capacità satellitari e radaristica che di rado le forze armate sono propense a condividere, se non con stretti alleati.

Saranno impegnati anche droni, “con lo scopo di osservare, condurre operazioni di riconoscimento, aggiustare il tiro di sistemi d’artiglieria e infliggere danni dal cielo agli obiettivi”.

È per questo che il Financial Times lega l’esercitazione al ritiro degli Usa (e della Nato) dall’Afghanistan. La Cina ha già manifestato l’intenzione di colmare il vuoto, e la Russia mantiene il suo storico interesse per il Paese. I test congiunti di capacità di contro-terrorismo potrebbero in tal senso indicare la prospettiva di un coordinamento maggiore (anche sul campo) tra le rispettive forze armate.

Come detto, non è comunque la prima volta che cinesi e russi si addestrano insieme. È lo stesso dicastero della Difesa di Mosca a notare che dal 2005 si alternano manovre congiunte, per lo più nel contesto della Shanghai Cooperation Organization, nata nel 2001 per incrementare la cooperazione in Asia centrale sui temi della sicurezza, con un focus precipuo nel contrasto a terrorismo e separatismo.

Tra i primi e più rilevanti casi di manovre congiunte si annovera la Vostok-18, la più grande esercitazione militare russa dalla fine della Guerra fredda, tenutasi a settembre 2018 nella Siberia orientale. In quel caso, circa 3.200 militari e 900 aeromobili del Dragone si affiancarono ai 300mila soldati e quasi 40mila veicoli russi per testare le capacità in uno scenario che simulava un attacco straniero (bombardamenti aerei e manovre di accerchiamento compresi). Per quell’occasione Vladimir Putin e Xi Jinping avevano siglato la ritrovata cooperazione tra i due Stati: una cooperazione che, diceva il presidente russo, “spazia dalla politica, alla sicurezza e alla difesa”.

Poi, a settembre dello scorso anno, componenti dell’Esercito popolare di liberazione parteciparono a Kavkaz-2020, altra grande manovra russa, tenutasi nel Caucaso con l’obiettivo di testare operazioni  (anche in quel caso) di “anti-terrorismo”. Il ministero della Difesa cinese parlava allora di “partnership strategica globale”.

“I due Paesi sono vicini e condividono lo stesso confine”, ha spiegato a Formiche.net Dmitri Trenin, politologo e direttore del Carnegie Moscow. Di più: “Il riavvicinamento è iniziato nel 1989 ed è da allora è stato continuo; dal 2014 le sanzioni di Ue, Usa e dei Paesi G7 hanno avuto un impatto sul commercio fra la Russia e l’Occidente, e hanno spinto Mosca a guardare a Pechino per gli scambi economici e tecnologici; la pressione simultanea degli Stati Uniti su Cina e Russia continua a stimolare la cooperazione fra i due Paesi anche nell’area militare”.

Secondo Helena Legarda, senior analyst del Mercator Institute for China Studies (Merics, qui l’intervista), è ancora presto per parlare di alleanza tra Mosca e Pechino. “Ci sono chiari limiti a ciò che Cina e Russia farebbero l’una per l’altra; basti pensare alla mancanza di coinvolgimento della Russia nella questione del Mar cinese meridionale e alla reazione cinese all’annessione della Crimea, quando Pechino non ha sostenuto pubblicamente Mosca”.

Certo, “negli ultimi anni si è assistito a una maggiore cooperazione militare, con visite di alto livello ed esercitazioni congiunte anche nel Mediterraneo e nel Mar Baltico”. Tuttavia, ha aggiunto l’esperta, “è improbabile che la Marina russa sostenga quella cinese nel Mar cinese meridionale, come lo è che la Marina cinese sarà presente nel Mar Nero”. A preoccupare di più è invece il campo della guerra ibrida, ha concluso Legarda: “c’è la possibilità di trasferimenti di know-how e di condivisione di informazioni”.

(Foto: Ministero della Difesa russo)

Non solo carri armati. Così Russia e Cina si addestrano (insieme) alla guerra ibrida

È iniziata con una parata militare l’esercitazione congiunta russo-cinese “Sibu/Interaction”. Coinvolge 10mila unità per testare la capacità di fronteggiare una minaccia “terroristica”. Segna un salto di qualità nella collaborazione militare tra Mosca e Pechino, con la condivisione di avanzate capacità e un’unica catena di comando

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