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Mancano ormai pochi giorni all’insediamento ufficiale di Ebrahim Raisi alla presidenza del sanguinario regime iraniano degli ayatollah, dopo la vittoria delle elezioni “farsa” tenutesi il mese scorso, scandalosamente orchestrate dalla Guida suprema Ali Khamenei, in totale disprezzo anche delle più elementari regole di una comunità democratica.

L’evento sarà la definitiva consacrazione di uno dei principali protagonisti degli abusi e soprusi del regime che in questo modo – qualora ce ne fosse mai stato il bisogno – ha fortemente voluto rivelare il proprio vero volto.

Raisi, infatti, è tristemente noto per il suo ruolo di procuratore aggiunto di Teheran e membro delle commissioni di morte, formate in tutto il Paese a seguito di una fatwa dell’ayatollah Ruhollah Khomeini nell’estate del 1988, responsabili del massacro di più di 30.000 prigionieri politici.

È doveroso ricordare come 42 anni di brutalità medievale hanno visto decine di migliaia di dissidenti giustiziati semplicemente per essersi opposti al regime. Le proteste a livello nazionale, sempre più numerose, vengono sistematicamente represse nel sangue. Circa 1.500 manifestanti disarmati, per lo più giovani, sono stati uccisi in una rivolta di massa alla fine del 2019. Altre migliaia sono stati feriti, con molti trascinati in prigione dai loro letti d’ospedale, per non essere mai più visti.

Quel che accade proprio in questi giorni nella provincia iraniana del Khuzestan, la crudeltà messa in atto dal regime nel reprimere le manifestazioni di protesta di quanti chiedono di non morire di fame e di sete, le decine di morti che già si registrano per l’utilizzo indiscriminato di munizioni letali – anche da caccia! – da parte delle forze di sicurezza, ne confermano ancora una volta il tratto tirannico e sanguinario.

In un tale clima di forte tensione e oppressione sociale, da quanto si apprende dalla principale agenzia stampa del regime (Irna), sarebbero già 50 i Paesi che hanno confermato la partecipazione, il prossimo 5 agosto, alla cerimonia di giuramento del nuovo presidente.

È legittimo chiedersi – temendone al contempo la risposta – quali e quanti Paesi Ue prenderanno parte al trionfo di uno dei più sprezzanti “boia” di questo regime criminale. Qualche triste anticipazione viene proprio da Formiche.net che, purtroppo, conferma la presenza del nostro rappresentante diplomatico a Teheran e anche della Farnesina.

Una politica di appeasement che il nostro Paese dovrebbe urgentemente abbandonare e unirsi, invece, alle sempre più numerose richieste di giustizia, libertà e democrazia per il popolo iraniano, dilaniato da decenni di oppressione feroce e sanguinaria. Tutti gli aspetti società, dai diritti democratici alla libertà di espressione, religione e sessualità – per citarne solo alcuni – sono semplicemente negati dal regime.

Lo scorso 29 giugno, infatti, l’attuale relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Iran, Javaid Rehman, ha ribadito l’urgenza di un’inchiesta indipendente sul massacro del 1988 e sul ruolo svolto dal presidente eletto Raisi come vice procuratore di Teheran.

Il 3 maggio 2021, più di 150 ex funzionari delle Nazioni Unite e rinomati esperti internazionali di diritti umani e legali hanno scritto all’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, chiedendo una commissione internazionale d’inchiesta sul massacro del 1988. I firmatari della lettera aperta includono l’ex Alto commissario delle Nazioni Unite e presidente irlandese Mary Robinson, un ex vice segretario generale delle Nazioni Unite, 28 ex relatori speciali delle Nazioni Unite sui diritti umani e i presidenti delle precedenti commissioni d’inchiesta delle Nazioni Unite sugli abusi dei diritti umani in Eritrea e Corea del Nord.

Inoltre, il segretario generale di Amnesty International, Agnès Callamard, ha dichiarato lo scorso 19 giugno che “Raisi è salito alla presidenza invece di essere indagato per i crimini contro l’umanità di omicidio, sparizione forzata e tortura, è un triste promemoria che l’impunità regna sovrana in Iran. Continuiamo a chiedere che Ebrahim Raisi venga indagato per il suo coinvolgimento in crimini passati e in corso secondo il diritto internazionale, anche dagli Stati che esercitano la giurisdizione universale”.

Da ultimo, hanno rappresentato un momento davvero solenne le dichiarazioni del primo ministro sloveno e presidente di turno del Consiglio dell’Unione europea, Janez Janša, che ha affermato che “il popolo iraniano merita democrazia, libertà e diritti umani e dovrebbe essere fermamente sostenuto dalla comunità internazionale”, ribadendo inoltre che “il regime iraniano deve essere ritenuto responsabile delle violazioni dei diritti umani”.

È proprio in questa direzione che il nostro Paese dovrebbe al più presto volgere il proprio sguardo, in particolare per allontanare dall’Unione europea qualsiasi “ombra” dalla lunga tradizione di principale organismo nella difesa e promozione dei diritti umani.

Un appello a sostenere la posizione di Janša è stato lanciato, nei giorni scorsi, da alcuni parlamentari italiani e dai responsabili di Nessuno Tocchi Caino e del Global Committee for the Rule of Law – Marco Pannella in una lettera indirizzata al ministro degli Esteri Luigi Di Maio e al presidente del Consiglio Mario Draghi, nella quale viene evidenziato come le dichiarazioni dell’Alto rappresentante per gli Affari esteri e di sicurezza, Josep Borrell, – precisando come i commenti del presidente in carica non riflettano “assolutamente” la posizione dell’Unione europea – rischiano compromettere in maniera grave la credibilità delle istituzioni europee.

Prendere parte alla cerimonia di insediamento di Raisi di giovedì prossimo, seppur con una partecipazione di più basso profilo, sarà una legittimazione di fatto da parte dell’Italia del responsabile di terribili crimini contro l’umanità, così come tale riconosciuto da buona parte della comunità internazionale.

Un grave vulnus per la politica estera italiana che porterà il nostro Paese al di fuori di quella strada maestra che per decenni ha invece rappresentato il caposaldo delle nostre relazioni internazionali.

Ricordiamo quando, seppur in virtù di relazioni storiche e profonde come quelle con il Cile, a seguito dell’insediamento illegale al governo di un capo di Stato responsabile di gravi efferatezze contro i diritti umani, i rapporti diplomatici vennero congelati: quali differenze esistono tra Raisi nel 2021 e Augusto Pinochet nel 1973, nelle criminali politiche sanguinarie e repressive che entrambi hanno perseguito nei rispettivi contesti storici?

L’Italia non legittimi il nuovo presidente iraniano. La posizione dell’amb. Terzi

Prendere parte alla cerimonia di insediamento di Raisi, seppur con una partecipazione esclusivamente diplomatica, sarà una legittimazione di fatto del responsabile di terribili crimini contro l’umanità. L’opinione dell’ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata, già ministro degli Esteri

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