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Gli Stati Uniti si preparano alla guerra del futuro. Sarà tutta concentrata sulle informazioni e sulla capacità di trasformare enormi quantità di dati in strumenti utili alle forze in campo. È per questo che il Pentagono ha lanciato il programma “Jadc2”, acronimo per “Joint all-domain command and controll”. Sposa il passaggio dalla logica interforze al multi-dominio, in un intreccio tra domini operativi, tecnologie e capacità.

L’OBIETTIVO INFORMATIVO

Il primo passo è stato presentato da Kathleen Hicks, vice segretario alla Difesa, nel corso dello “Ai Symposium” organizzato dal Pentagono. Riguarda l’iniziativa “Aida”, acronimo per “accelerazione intelligenza artificiale e dati”, funzionale all’attivazione del “Jadc2”. L’obiettivo finale è attivare reti multi-dominio di comando e controllo, capaci di raccogliere, elaborare e diffondere in tempo reale un enorme quantità di dati. Raccolti da una molteplicità di fonti (aerei, satelliti, radar, web) ed elaborati tramite ricorso a intelligenza artificiale, tali dati devono trasformarsi rapidamente in informazioni utili alle forze schierate in campo. È questa d’altra parte la capacità ritenuta “game changer” della guerra del futuro, informativa o, secondo un recente report del Cnas (da leggere), combattuta secondo i concetti della “techno-cognitive confrontation” per conquistare la “degradation dominance”.

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Per tutto questo il capo del Pentagono Lloyd Austin ha firmato la “Jadc2 Strategy”, documento classificato di cui si sa ben poco. Ora la sua vice, Kathleen Hicks, ha offerto dettagli sull’iniziativa “Aida”, funzionale ad attivare team tecnici da integrare nei comandi combatant per preparare le reti Jadc2. Come racconta il sito specializzato C4IsrNet, si inizierà con test ed esercitazioni su sistemi d’intelligenza artificiale per processare rapidamente dati relativi a scenari contesi, così da accelerare il processo decisionale dei comandanti.

IL PIANO

Il piano è schierare undici “operational data teams” per ognuno dei comandi combatant, almeno finché questi ultimi non avranno acquisito le capacità per “sfruttare i dati necessari a creare un vantaggio decisionale”. L’iniziativa include ulteriori team “flyaway” (provvisori) composti da esperti tecnici per assistere i comandi “nell’integrazione dell’intelligenza artificiale per semplificare e automatizzare i flussi di lavoro”. Secondo Hicks, i team costruiranno “capacità reali che potranno essere valutate in ambienti operativi reali”.

LASER TRA DRONI E SATELLITI

Reali quanto gli avveniristici test che, all’inizio del prossimo anno, si appresta a realizzare la Space Development Agency del Pentagono: far comunicare satelliti con droni tramite link ottici o laser. Lo ha spiegato a DefenseOne Derke Tournear, capo dell’agenzia, nata insieme alla più nota Space Force con l’obiettivo di coordinare il procurement relativo ad assetti spaziali. I test in questione saranno condotti insieme a General Atomics, che metterà a disposizione un drone MQ-9 Reaper e il sistema spaziale “Lincs”, costituito da due cubesat, entrambi dotati di sistemi infrarosso e terminali per la comunicazione ottica. Stessi terminali per il Reaper, che volerà a circa 7.600 metri di altezza.

TRA SICUREZZA E DATI

Si testerà la capacità di comunicazione alternativa allo sfruttamento delle frequenze radio, tutt’ora utilizzare per i collegamenti tra satelliti e piattaforme operative. Il passaggio a sistemi innovativi (ottici o laser) risponde prima di tutto a esigenze di sicurezza, in previsione di scenari operativi con avversari più tecnologicamente preparati. “Le radiofrequenze possono essere disturbate”, ha spiegato Tournear a DefenseOne. “Con sistemi ottici e laser è completamente diverso, perché si sfrutta una banda molto stretta; se vuoi bloccare il segnale devi far in modo che il laser di luce risplenda direttamente sul telescopio, ed è una cosa estremamente difficile”. Infine c’è la questione “quantità”. Rispetto a frequenze radio sempre più affollate e che richiedono grandi potenze per trasmettere elevate quantità di dati, i link ottici appaiono più vantaggio.

IL BUDGET

Il tutto si inserisce in un parziale ri-orientamento dei piani di spesa del Pentagono. L’amministrazione targata Joe Biden ha chiesto per il 2022 715 miliardi di dollari, 11,3 in più rispetto al 2021. Spicca soprattutto l’incremento delle risorse per le cosiddette “tecnologie emergenti e dirompenti” (Edt), categoria in cui si inserisce l’intelligenza artificiale. Le dotazioni chieste per le attività di ricerca e sviluppo valgono 112 miliardi di euro, il 5% in più rispetto al 2021, a fronte del +1,6% della richiesta di bilancio complessiva. Alla base c’è la conferma del ritorno alla “great power competition” e la collocazione della Cina al primo posto tra le sfide. Ne deriva la forte attenzione per le Edt e l’apertura del perimetro della Difesa agli aspetti di sicurezza sanitaria, 5G, telecomunicazioni e reti. Il budget richiesto, ha ripetuto Austin al Senato, “ci consente adeguatamente di iniziare a prepararci per il le guerre del futuro, fornendoci le capacità di cui abbiamo bisogno”. Secondo il segretario alla Difesa saranno le seguenti: armi ipersoniche, intelligenza artificiale, microelettronica, tecnologia 5G, capacità cibernetiche, costruzione navale e modernizzazione nucleare.

Intelligenza artificiale, laser e droni. II Pentagono si prepara alla guerra informativa

Il Pentagono è pronto a schierare dei “data teams” all’interno dei suoi undici comandi operativi. Punta così ad accelerare il “Jaic2”, l’infrastruttura che porterà le forze Usa nel multi-dominio tra intelligenza artificiale e Big data, in preparazione della “guerra informativa”. E intanto si testano comunicazioni laser tra satelliti e droni…

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