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Quello inviato nel fine settimana da Mario Draghi sulla Via della Seta potrebbe essere un segnale debole. Durante la conferenza stampa al termine del G7 di Carbis Bay, in Cornovaglia, il presidente del Consiglio ha risposto a una domanda spiegando che il Memorandum d’intesa firmato nel 2019, che fece dell’Italia il primo Paese dei Sette grandi ad aderire alla Via della Seta, “non è stato mai menzionato, nessun accenno” durante il summit. Ma, ha aggiunto, “per quanto riguarda l’atto specifico, lo esamineremo con attenzione”.

Parole che hanno attirato diverse attenzioni, tra cui quella di Ian Bremmer, politologo di Eurasia Group.

Ieri Formiche.net ha rivelato l’esistenza di un documento a cui il ministero degli Esteri sta lavorando in vista di un prossimo incontro tra il presidente Draghi e l’omologo cinese Li Keqiang. Si intitola “Piano d’azione triennale per il rafforzamento della collaborazione (2021-2023)” e parla di “promuovere l’attuazione del Memorandum d’intesa” firmato nel 2019.

Ecco cosa scrivevamo ieri.

Il documento risultato ammorbidito dagli edit della Farnesina in alcune parti rispetto alle volontà cinesi: è stato rimosso, per esempio l’impegno a “costruire congiuntamente l’iniziativa cinese ‘Belt and Road’”. Inoltre, appare un passo indietro rispetto al più specifico Piano d’Azione verso il 2025, redatto a fine 2019 dalla Direzione Generale per il Sistema Paese del ministero degli Esteri, che entrava nel dettaglio della collaborazione scientifica e tecnologica.

Tuttavia, sembra suggerire a Palazzo Chigi di continuare pienamente sulla strada della Via della Seta, una direzione che il presidente Draghi sembrava voler evitare.

Che cosa c’è da rivedere? “Il precedente storico di un annullamento c’è, è quello dell’Australia”, spiega parlando al telefono con Formiche.net la sinologa Ludovica Meacci. “Ma il presidente Draghi non ha segnalato la volontà di annullare il Memorandum. Piuttosto, quello che ha detto rientra in impegno a ribadire un ritorno all’interno del quadro euroatlantico”.

“Era un accordo politico”, continua l’esperta, “e uscire sarebbe una mossa più politica che concreta visto anche che i benefici economici dell’adesione non sono quelli di cui si è parlato nel 2019”. Anche per questo, “non penso che l’uscita dal Memorandum sia il segnale che ora il presidente Draghi sia intenzionato a dare. Anche perché, come dimostrato dal piano Build Back Better World deciso durante il G7 come alternativa reale alla Via della Seta, quella firma non limita la nostra politica estera”.

Via della Seta. Uscire o non uscire, questo è il dilemma (di Draghi)

Uscire dalla Via della Seta? La sinologa Ludovica Meacci spiega perché quello di Draghi, piuttosto che un passo verso l’annullamento del memorandum del 2019, sembra un segnale del ritorno dell’Italia in un quadro euroatlantico

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