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L’intesa raggiunta tra le due sponde dell’Atlantico per una “sospensione” (per quattro mesi) “di tutte le tariffe relative alle controversie Airbus-Boeing su aeromobili e prodotti non aerei (soprattutto vini e formaggi- ndr)” può essere l’inizio di una Pax Atlantica sotto il profilo non solo economico.

Ciò comporterebbe l’inizio di un rilancio del trattato su scambi ed investimenti tra Stati Uniti e Canada, da un lato, ed Unione Europea (Ue), da un altro. Il negoziato di tale trattato, per quanto fosse già in fase avanzata, è stato bloccato circa cinque anni fa da pressioni protezionistiche dai due lati dell’Atlantico, specialmente in materia agricola ma anche a causa delle tensioni sulle imposizione tributaria sugli utili realizzati in Europa da giganti del web con case-madri negli Stati Uniti.

Questa seconda tematica pare ora in via soluzione in sede Ocse. Portata a buon fine la trattativa, si potrebbe dare nuova veste al progetto di una comunità atlantica che attivo dalla fine degli Anni Cinquanta all’inizio degli Anni Settanta del secolo scorso, ora torna ad essere di grande attualità.

In cosa consisteva il progetto e perché dopo tanti decenni torna ad essere attuale? Il progetto implicava tra i Paesi dell’Atlantico del Nord un’alleanza non solo militare ma anche economica, politica e culturale contrassegnata da una “comune cultura atlantica” delle leadership dei vari Paesi.

In ambito di questo vasto progetto venivano create in Europa sedi di importanti università americane (ad esempio, il centro della Università Johns Hokpins a Bologna e dell’Università di Stanford a Firenze per non citare quelli allora più noti in Italia), venivano ampliate ed arricchite le borse di studio per giovani europei desiderosi di studiare negli Stati Uniti e di converso per giovani americani che volevano assorbire la cultura europea.

Sempre nell’ambito di questo progetto, con il “Kennedy Round” di negoziati commerciali multilaterali nel quadro del General Agreement on Tariffs and Trade, si abbatteva drasticamente dazi e restrizioni commerciali principalmente tra i Paesi “atlantici”.

Il progetto riguardava anche lo spettacolo: il Festival dei Due Mondi a Spoleto nasceva a New York, ed inizialmente con finanziamenti essenzialmente USA, per portare giovani artisti americani (del calibro di Thomas Schippers) ad esibirsi in Europa con grandi artisti europei (del calibro di Luchino Visconti).

A ragione della mia età, ho vissuto ed assaporato quella stagione che mi ha portato a studiare negli Stati Uniti, a viverci oltre quindici anni ed avere là carissimi amici (i quali quando possono vengono in Europa) ed a sentirmi ugualmente a mio agio a Roma, Washington, Londra, Parigi, Berlino, New York o Chicago.

Di Pax Atlantica ora c’è esigenza quanto e più di allora. Come c’è esigenza, quanto e più di allora che questa Pax sia la base per riproporre, ovviamente rivista ed aggiornata, una comunità atlantica o per riprendere la denominazione dell’epoca un’Atlantic Partnership. L’alternativa è un confronto continuo tra le due maggiori potenze economiche (e militari) mondiali: Stati Uniti e Cina. Da tale confronto, l’Ue verrebbe inevitabilmente schiacciata.

>Nemici a tale Partnership non mancano dalle due sponde dell’Atlantico. Negli Stati Uniti sono le varie forze protezioniste, di solito in lotta tra di loro ma che hanno trovato un aggregatore nello slogan American First fatto proprio da Donald Trump e che secondo i sondaggi, ancora affascina il 40% degli americani.

In Europa si tratta di numerose tendenze che ritengono preferibile un rapporto privilegiato con la Cina e che hanno indotto l’Italia a firmare un Memorandum of Understanding con Pechino, i cui costi paiono sino ad ora superare di gran lunga i benefici.

Non si tratta solo di nostalgia di un anziano economista in pantofole ma di un’occhiata a lungo termine alle nuove generazioni. Di ambedue parti dell’Atlantico.

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