Skip to main content

Quasi tutte le guerre finiscono nello stesso modo: con una vittoria. Totale, parziale, simbolica. Ma pur sempre una vittoria. Le trattative arrivano dopo, servono a registrare i rapporti di forza, non a modificarli. Per questo non credo alla pace vicina tra Russia e Ucraina: perché nessuno ha ancora vinto, e finché questo equilibrio instabile regge, il conflitto continuerà.

Da un lato c’è la Russia, che non è affatto isolata. Il 9 maggio, nel giorno più importante per la memoria storica del Paese, Vladimir Putin ha accolto a Mosca Xi Jinping. È un messaggio politico chiaro: Mosca è pienamente dentro l’asse delle autocrazie, con Pechino che ne certifica la legittimità globale. Inoltre, pur tra mille difficoltà logistiche e sanzioni internazionali, la Russia continua a esportare gas e petrolio. Non come prima, certo, ma abbastanza per finanziare lo sforzo bellico, alimentare la propaganda interna e mantenere viva l’economia. Il sistema tiene. E il Cremlino lo sa.

La mobilitazione resta selettiva ma costante, le forniture dalla Corea del Nord aumentano, l’artiglieria russa continua a fare la differenza sul campo. E sul fronte diplomatico la Cina mantiene un atteggiamento solo in apparenza neutrale: non invia armi letali, ma sostiene Mosca con tecnologie dual use, forniture elettroniche, e soprattutto con una narrativa politica che legittima la posizione russa. È un sostegno “cauto”, ma continuo.

Dall’altro lato, c’è un’Ucraina che non si arrende. Anzi, rilancia. Gli F-16 promessi dall’Occidente sono arrivati e vengono già utilizzati in operazioni selettive. L’impatto è rilevante sul piano tattico e simbolico: per la prima volta, Kyiv dispone di una forza aerea comparabile – almeno in parte – con quella russa. Ma il vero salto di qualità è industriale. L’Ucraina fabbrica armi. Cresce la produzione interna di droni, munizioni, missili. Si sviluppano alleanze tecnologiche con Paesi Nato e non solo. Un esempio rilevante viene dalla Turchia: l’azienda Baykar ha fornito a Kyiv i celebri droni Bayraktar TB2, già operativi al fronte, e ha annunciato un investimento di 100 milioni di dollari per costruire in Ucraina uno stabilimento produttivo. Kyiv non è più solo il fronte della guerra: è sempre più la sua officina.

E poi c’è l’Occidente, che non è nel mezzo, ma è parte in causa. Sostiene l’Ucraina con denaro, intelligence, sistemi d’arma e diplomazia. Ma non è un fronte compatto. L’Europa, seppur generosa, appare incerta, attraversata da stanchezza politica e tensioni sociali. Gli Stati Uniti sono già entrati in una fase nuova: quella di Donald Trump. E proprio lui, piaccia o no, è oggi l’unico leader occidentale a parlare con chiarezza di una trattativa vera. Non una tregua di comodo, ma un negoziato politico che metta fine alla guerra.

Trump ha annunciato pubblicamente che lunedì sentirà al telefono Vladimir Putin, con l’obiettivo – parole sue – di fermare il “bagno di sangue” che sta uccidendo migliaia di soldati ogni settimana. Dopo la telefonata con il leader del Cremlino, Trump intende parlare anche con Volodymyr Zelensky e con rappresentanti della Nato. È una mossa che segna una svolta: la Casa Bianca torna protagonista non per alimentare il conflitto, ma per cercare di chiuderlo.

Il punto vero non è che la guerra “conviene”. Il punto è che, nelle condizioni attuali, tanto la leadership russa quanto quella ucraina hanno molto da perdere se alzano bandiera bianca. Putin non accetterà mai di tornare a casa senza territori. Zelensky non intende compromettere che l’integrità territoriale dell’Ucraina venga violata senza risposta, cioè senza un chiaro progetto di sicurezza per il futuro (adesione alla Ue e, in prospettiva, alla Nato). Entrambi cioè legano la propria credibilità politica all’esito di questa guerra. Finché questo nodo non si scioglie, tutto il resto è secondario.

La pace è lontana, ma l’illusione è vicina. E come spesso accade, è proprio questa illusione – comoda, bipartisan, mediatica – a rendere la guerra ancora più lunga.

Russia-Ucraina, l'illusione della pace allunga la guerra. Il commento di Arditti

Sia Putin che Zelensky legano la propria credibilità politica all’esito di questa guerra. Finché questo nodo non si scioglie, tutto il resto è secondario. La pace è lontana, ma l’illusione è vicina. E come spesso accade, è proprio questa illusione – comoda, bipartisan, mediatica – a rendere la guerra ancora più lunga. Il commento di Roberto Arditti

100 anni di Greta Garbo, da ragazza povera a diva infelice

Usciva il 18 maggio 1925 “Die freudlose Gasse” (“La via senza gioia”), con Greta Garbo (1905-1990), un film-cerniera dell’espressionismo tedesco. Raccontava la Vienna post-Grande Guerra, con la povera gente in fila tutta la notte per un pezzo di carne. La divina Garbo muore nel 1990 a 84 anni: “Rimpiango di non aver avuto una vita normale, una famiglia”

Pressione popolare su Tripoli. Il governo perde ministri e consenso

Dopo la morte del comandante miliziano al-Kikli e nuovi scontri armati a Tripoli, migliaia di libici scendono in piazza contro il governo Dbeibah. Le dimissioni di tre ministri aprono una crisi politica che rilancia la necessità di un nuovo esecutivo unitario

Difesa, energia, sport. Ecco tutte le aree di cooperazione fra Italia e Albania

A margine del vertice della Comunità Politica Europea, in occasione del primo bilaterale Italia-Albania, sono state individuate aree strategiche di cooperazione: difesa e sicurezza, energia, migrazioni, protezione civile, salute, ambiente, sviluppo economico e infrastrutturale e con un focus alla formazione professionale in ciascuno dei settori

Ecco come Trump ha cambiato la linea Usa sul Golfo

Nel suo discorso a Riad, Donald Trump ha segnato una svolta nella politica americana in Medio Oriente, rifiutando l’idealismo liberal e ogni pretesa di ingerenza. Ha lodato l’autonomia dei leader locali e promesso un approccio pragmatico e selettivo agli interventi. Come osserva Kelly Petillo (Ecfr), si tratta di un realismo adattivo che ridefinisce l’influenza americana nella regione

Chi sono gli italiani ai vertici della International Democracy Union

Eletti i nuovi vicepresidenti della International Democracy Union, Carlo Fidanza e Antonio Giordano di Ecr/FdI e l’azzurra Deborah Bergamini. Meloni collegata in video: “L’alleanza con gli Usa? Restare divisi porta ad essere più deboli e più vulnerabili alle tempeste del nostro tempo. Preservare l’alleanza occidentale significa preservare la civiltà occidentale”

Draghi digitali e fumo di guerra. La disinformazione cinese nello scontro India-Pakistan

Di Vas Shenoy

Durante l’Operazione Sindoor, la Cina ha sfruttato i social media per diffondere disinformazione a favore del Pakistan, esagerando le perdite indiane e glorificando l’armamento cinese. Attraverso media statali e influencer su Weibo, ha costruito una narrazione distorta del conflitto. Questa strategia mirava a indebolire l’immagine militare dell’India e promuovere il soft power cinese a livello globale

Cosa c'è in gioco nelle elezioni in Romania

La Romania si appresta a tornare al voto. La scelta sarà tra George Simion, leader del partito nazional-populista Alleanza per l’Unione dei Romeni (Aur), e Nicusor Dan, sindaco indipendente di Bucarest ed ex matematico diventato noto per la sua battaglia contro la corruzione. La vittoria di un candidato euroscettico e filo-Trump o uno europeista e moderato potrebbe ridefinire l’orientamento geopolitico del Paese

L’Italia guardi all’Europa senza dimenticare la Difesa. L’opinione di Nones

L’evoluzione della politica di difesa comune europea procede tra nuove istituzioni e programmi ambiziosi, ma l’Italia continua a restare spettatrice più che protagonista. Mentre l’Europa si riorganizza di fronte al disimpegno americano e alle incertezze globali, Roma rischia di mancare l’appuntamento con la storia. L’opinione di Michele Nones, vice presidente dell’Istituto affari internazionali

Perché Leone XIV mette la famiglia al centro della comunità. Il commento di Malgieri

Il richiamo all’unità familiare del papa non è soltanto una richiesta di attenzione alla sua sacralità, ma anche alla civiltà la quale fonda la famiglia come “perno” di una appartenenza nella quale i ruoli vengono naturalmente riconosciuti e, come tali, rispettati. Il commento di Gennaro Malgieri

×

Iscriviti alla newsletter