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Il dirottamento aereo che ha portato al sequestro di Roman Protasevich da parte del regime di Lukashenka e’ il più spericolato, il più oltraggioso segno di una violenta escalation da parte del regime bielorusso nei confronti delle pressioni internazionali e, in particolare, delle istituzioni e dei governi europei.

La repressione nei confronti delle voci dissidenti, delle opposizioni, della libertà di stampa e di espressione ha trovato nel gesto estremo di ieri un epilogo blockbuster, con tanto di aerei militari a chiedere l’atterraggio obbligato di un volo di linea, la perquisizione dei passeggeri, la rendition di un blogger che era sul volo, sparito nel nulla delle segrete bielorusse. Una manovra da Stato canaglia, non ci sono altre parole per dirlo.

Con l’obiettivo di mettere in mora e sotto scacco l’intera comunità internazionale che ora è avvertita: forte delle sue coperture politiche, il regime di Lukashenka ci ha detto che il sostegno prestato dai governi di tutto il mondo alla causa della opposizione bielorussa non sarà tollerato, e questo è un avvertimento diretto ai paesi UE e alla leader Svetlana Tsikhanouskaya che, solo una settimana fa, viaggiava su quello stesso volo, su quella stessa tratta.

Ora, già oggi si aspetta una reazione ferma da parte delle istituzioni europee, che vada oltre la generica condanna, la moral suasion e pure le sanzioni con le quali spesso ci vacciniamo la coscienza. E’ stato passato un limite. Ed è stato un atto violento diretto contro la nostra comunità, non una intimidazione o un pizzino. Questo non è più tollerabile. E al regime bielorusso che sogna di silenziare l’appoggio internazionale, americano ed europeo, alla opposizione democratica in esilio va risposto chiaramente e vocalmente da quale parte sta e starà l’Unione.

Dalla parte della difesa dei diritti, della libertà e della democrazia, che sono i valori dell’Europa, della quale geograficamente e culturalmente la Bielorussia fa parte. Quello che accade a Minsk e su quel volo ci riguarda, riguarda ognuno di noi. E mi dispiace, chiudo con un sospiro polemico, che la recente visita della leader della opposizione bielorussa in Italia sia stata nei fatti una occasione persa da parte del nostro governo per ribadire questo concetto. Un vero peccato. Perché con il silenzio e la cautela di fronte ai regimi, in Bielorussia come in Egitto, si finisce poi alla mercé dei dittatori e della loro protervia.

 

 

 

 

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Con il silenzio e la cautela di fronte ai regimi, in Bielorussia come in Egitto, si finisce poi alla mercé dei dittatori e della loro protervia. L’appello di Filippo Sensi, deputato Pd e segretario della commissione politiche Ue, che nelle scorse settimane ha accolto a Roma Svetlana Tsikhanouskaya

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