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Nell’agenda della tre giorni romana di John Kerry, inviato speciale per il clima del presidente statunitense Joe Biden c’è anche un’udienza privata in Vaticano con papa Francesco. Un segnale importante di una ritrovata vicinanza tra Stati Uniti e Santa Sede dopo i quattro anni di tensioni con Donald Trump? L’abbiamo chiesto ad Agostino Giovagnoli, storico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano.

È bastato l’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca per riavvicinare le parti?

Certamente i toni e i modi usati dall’amministrazione Trump sono dispiaciuti alla Santa Sede. Oggi, la possibilità di recuperare il dialogo in altri termini è sicuramente gradita. Poi, naturalmente, ci sono diverse questioni su cui le due parti possono avere elementi di convergenza e divergenza.

Allora iniziamo dalle convergenza. Il clima è una di queste?

Senza dubbio. Sappiamo quanto papa Francesco si sia speso, a partire dall’encicla Laudato si’. Questa convergenza è accentuata dal fatto che gli Stati Uniti, attraverso l’inviato Kerry, hanno espresso desidero di un’ampia collaborazione internazionale che va incontro alle prospettive di pace a cui guardando dal Vaticano.

Lo slancio multilaterale è un altro tema di possibile convergenza?

Certamente la scelta di una politica più attiva, attenta alle alleanze e anche all’azione delle istituzioni multilaterali, è un altro punto gradito alla Santa Sede.

E le divergenze?

Ci sono questioni che riguardano la difesa della vita su cui parte dei vescovi americani sta esprimendo un forte atteggiamento polemico nei confronti del presidente Biden. In particolare sull’aborto, su cui il Sant’Uffizio ha recentemente messa in guardia i vescovi americani da scelte unilaterali. Ma seppur ci siano opinioni diversi non penso questo sarà terreno di scontro.

E sui diritti umani, tornati con Biden in cima all’agenda statunitense?

Ci possono essere diverse sensibilità visto che è chiaro che dal punto di vista statunitense i diritti umani si saldano molto strettamente a una strategia di politica internazionale. Una strategia – non la rivendicazione dei diritti umani ma un loro uso che possa rispondere ad altri fini – che è possibile che la Santa Sede non condivida. Il precedente dell’amministrazione Trump ha dimostrato come la Santa Sede non voglia essere coinvolta in un uso strumentale dei diritti umani.

Quando parliamo di diritti umani, non possiamo non parlare di Cina. Potrebbe essere un tema di divergenza?

Dalla parte della Santa Sede, invece, mi sentirei di escludere perplessità sull’accordo con la Cina sulle nomine dei vescovi. La Santa Sede sicuramente auspica una migliore implementazione dell’intesa e inoltre probabilmente c’era una certa aspettativa che si rifletteva positivamente anche su altri campi. Ma non è vero che sia tutto fermo, a prescindere anche dalle nomine dei vescovi. Quanto al rapporto tra Stat Uniti e Santa Sede sulla Cina, molto dipende da come si svilupperà la politica americana sotto Biden, che tra un certo tasso di consonanza rispetto a quella di Trump e alcuni elementi di novità, rimane l’incognita principale.

Clima, Cina e multilateralismo. Ecco l’agenda Usa-Santa Sede

Nell’agenda della tre giorni romana di John Kerry c’è anche un’udienza privata in Vaticano con papa Francesco. Un segnale importante di una ritrovata vicinanza tra Stati Uniti e Santa Sede dopo i quattro anni di tensioni con Donald Trump? Risponde Agostino Giovagnoli, storico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano

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