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Il lavoro quotidiano del Parlamento europeo non sarebbe possibile senza gli Accredited Parliamentary Assistants (Apa), figure contrattualizzate dall’istituzione ma reclutate direttamente dagli eurodeputati. Sono circa duemila a legislatura e svolgono compiti che spaziano dal supporto tecnico all’assistenza politica, fino alla gestione dei rapporti esterni. Nonostante il loro ruolo centrale, gli Apa operano in gran parte al di fuori dell’attenzione pubblica e con un quadro regolatorio lacunoso. Redigono dossier, selezionano incontri, filtrano agende e rappresentano oggi più che mai anche un punto di vulnerabilità strategica dell’Unione, soprattutto davanti alle pressioni di Pechino e Mosca

A dirlo non è un romanzo di spionaggio, ma un policy paper dell’Association for International Affairs di Praga e del China observer in Central and Eastern Europe. Un’analisi accurata, supportata da scraping di archivi ufficiali, interviste riservate e dati su oltre 3.000 assistenti e che fotografa un sistema flessibile, basato sulla fiducia politica, che garantisce velocità ed efficienza ma espone, avverte il report, a rischi enormi.

Dal Qatargate al “China-gate”

Da marzo 2025, complice un’inchiesta belga sulle presunte tangenti di Huawei, i riflettori si sono accesi. Uffici di assistenti sigillati, arresti in Italia, Francia e Belgio, un processo in Germania contro Jian Guo, ex collaboratore del deputato AfD Maximilian Krah, accusato di spionaggio per Pechino. Tutti negano le accuse, ed è giusto ricordare la presunzione d’innocenza. Ma il caso ha squarciato il velo su un problema (una vulnerabilità) strutturale: come può un’istituzione cardine della democrazia europea non avere regole più stringenti di sicurezza, selezione e riservatezza per figure che gestiscono informazioni, contatti e accessi di primaria rilevanza?

Assunzioni porte aperte

Il nodo, secondo il policy paer del Choice, è la selezione. Ogni eurodeputato dispone di un budget di quasi 30mila euro al mese per assumere fino a tre Apa. E la scelta avviene in totale autonomia. Spesso tramite conoscenze personali, reti di partito o semplici passaggi di consegne da un predecessore. Non sono richieste particolari competenze specifiche, né vi sono barriere per cittadini extra-Ue. Negli anni non sono mancati casi di assistenti con doppia cittadinanza cinese o russa. I controlli? Un casellario giudiziario pulito e una dichiarazione d’assenza di conflitti di interesse. Stop. Nessun vaglio di sicurezza ulteriore, nessun esame sulle possibili connessioni estere.

Il risultato è un ecosistema opaco, dove oltre la metà degli assistenti resta in carica per più legislature, passando da un deputato all’altro, a volte persino attraversando gruppi politici diversi. È la cosiddetta “riciclabilità” degli Apa, un sistema di sliding doors che garantisce memoria istituzionale ma concentra conoscenza e relazioni in poche mani, facendone potenziali bersagli ideali di chi vuole influenzare l’Europa.

Le competenze. Informazione, percezione e decisione

Se formalmente un assistente si limita a compiti tecnici, la realtà è ben diversa. Gli eurodeputati stessi li definiscono spesso “advisor”. Alcuni ammettono che, se c’è fiducia, l’Apa può fare “tutto tranne votare”. Preparano note, decidono quali incontri meritano spazio, riportano sintesi di meeting con lobbisti, diplomatici, Ong. Sono gli architetti dell’agenda e i selezionatori di informazioni. Un ruolo che li rende snodi decisivi nel flusso di conoscenza che modella la decisione politica a livello europeo.

Uno dei temi più delicati analizzati riguarda la China competence. All’interno del Parlamento europeo la conoscenza approfondita delle dinamiche politiche, economiche e di sicurezza della Repubblica Popolare è limitata. Alcuni deputati hanno provato a colmare questo deficit assumendo sinofoni. Tuttavia, il recente caso di spionaggio mostra come questa scelta possa comportare rischi di infiltrazione.

Per la maggioranza degli Apa e della stessa struttura parlamentare, la conoscenza della Cina viene acquisita in modo informale: lettura di notizie e rapporti, briefing da parte di esperti esterni o think tank, materiali forniti da gruppi politici. Recentemente il Parlamento ha introdotto corsi di lingua, incluso il cinese, ma il loro impatto rimane circoscritto. Tutto questo ha l’effetto di accrescere la dipendenza da input esterni ben confezionati e la possibilità che anche competenze parziali diventino determinanti nell’orientare le percezioni e le posizioni dei deputati.

Gli assistenti parlamentari sono indispensabili al funzionamento del Parlamento. Ma proprio per questo la loro invisibilità istituzionale deve essere tutelata e maggiormente riconosciuta, in modo che attori ostili vedano con maggior difficoltà a tentativi di intrusione, corruzione e infiltrazione. Guerre ibride, disinformazione e pressioni sistemiche che richiedono di proteggere le retrovie, senza erigere muri ma rendendo trasparenti i processi, rafforzando i meccanismi di controllo e professionalizzando il reclutamento per costruire anticorpi eccellenti. Rafforzare la resilienza interna del Parlamento, concludono gli analisti del China observer in Central and Eastern Europe, non costituisce un irrigidimento delle libertà democratiche, bensì un prerequisito per difendere credibilità, sovranità e legittimità del processo legislativo europeo.

Ingerenze cinesi e russe. Così gli assistenti parlamentari diventano bersagli ideali

Sono circa duemila per legislatura, scrivono dossier, filtrano agende, selezionano incontri. Gli assistenti parlamentari sono la linfa del Parlamento europeo e in tempi di guerra ibrida, ingerenze esterne e disinformazione crescenti occorre lavorare affinché non diventino vulnerabilità o potenziali asset per attori ostili

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