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Grande è la confusione sotto il cielo di Roma. Specialmente in casa centrosinistra, verrebbe da aggiungere. Mentre il centrodestra continua a temporeggiare sull’indicazione del candidato a sindaco della capitale (qui il nostro recente approfondimento) – ma in un momento di crisi a livello nazionale in fondo è abbastanza fisiologico, detto che la linea politica e la coalizione sono sicure – dall’altra parte della barricata le cose si fanno più confuse che mai e un po’, non si può non notare, è inevitabile che sia così.

D’altronde, l’alleanza giallorossa di governo – che l’attuale crisi sembra aver addirittura cementato – imporrebbe nella città eterna, così come nelle altre città al voto nella prossima tornata di amministrative, una candidatura congiunta per siglare definitivamente il patto. Peccato, però, che la decisione di Virginia Raggi di correre per il secondo mandato abbia bloccato per il momento i propositi di accordo perseguiti dal Partito democratico e, si può dire, pure da una parte non irrilevante dei cinquestelle e incoraggiato invece la corsa in solitaria di Carlo Calenda.

Il quadro, comunque, è ancora fluido, sia perché non è chiaro effettivamente quando si andrà alle urne – ci sono voci insistenti che ipotizzano uno slittamento causa Covid – sia perché lo stallo del governo guidato da Giuseppe Conte ha rilanciato le ipotesi di un possibile ingresso nell’esecutivo della stessa Raggi in qualità di ministro o di sottosegretario con delega alle aree metropolitane o, addirittura, a Roma Capitale.

Se così fosse, Pd e M5s sarebbero liberi di individuare un nome comune da presentare per il Campidoglio, con buon pace di Calenda, che punta all’alleanza con il centrosinistra, al quale pure si contrappone nettamente a livello nazionale. Tuttavia non è affatto scontato che ciò accada. Raggi continua a confermare la sua ricandidatura a Roma, anzi ha già iniziato, pure da un bel po’, la sua campagna elettorale.

Sotto sotto sembra che il sindaco speri ancora di riuscire a convincere il segretario dem a sostenerla nel suo tentativo, come emerge anche da un tweet di qualche giorno fa. “Nicola Zingaretti complimenti per il progetto di riqualificazione delle case popolari a Tor Bella Monaca a Roma. Le istituzioni devono essere sempre dalla parte di chi ha più bisogno di sostegno e vicine alle periferie. In questo momento servono costruttori di speranza”, ha cinguettato la prima cittadina romana. Parole che evidentemente non si possono equivocare, nonostante l’indicazione che continua ad arrivare dal Pd sia di senso completamente opposto.

Nonostante in queste ore Matteo Renzi stia ripetendo assiduamente come a suo avviso, alla fine, a Roma il Pd opterà per l’alleanza con i cinquestelle, costi quel che costi, anche sostenendo Raggi, mentre Italia Viva appoggerebbe convintamente Calenda, i commenti ufficiali che arrivano dal Nazareno vanno in tutt’altra direzione. “Non convergeremo mai sull’attuale sindaca, diamo un giudizio negativo della sua esperienza amministrativa”, ha detto al Corriere della Sera il senatore e segretario regionale del Pd Bruno Astorre, uomo forte di Dario Franceschini nel Lazio. Dichiarazioni che non hanno stupito più di tanto, a differenza di quelle che lo stesso esponente dem ha rilasciato su Renata Polverini, l’ormai ex deputata di Forza Italia che negli ultimi giorni, con la sua decisione di votare la fiducia a Conte alla Camera, si è iscritta al gruppo dei famosi costruttori da cui potrebbero dipendere le sorti dell’esecutivo.

“Se anche sul territorio dovesse strutturarsi una compagine liberaldemocratica, le forze del tavolo di centrosinistra decideranno se e come avvalersi dei contenuti che potrebbe portare l’ex governatrice della regione Lazio”, ha affermato ancora Astorre. Parole, queste sì, che hanno agitato un pezzo del centrosinistra e del Pd romano e laziale. “Le elezioni comunali non sono X Factor”, ha commentato ruvido Stefano Fassina, deputato di Leu e consigliere comunale nella città eterna. “Ma davvero esiste un ipotesi Polverini candidata sindaco a Roma per il centrosinistra?”, hanno chiesto in diversi sulle varie chat politiche che in questi mesi stanno animando il dibattito sulla capitale.

La risposta a questa domanda sembra potersi ritenere certamente negativa. Ma solo il fatto che qualcuno la ponga – stiamo pur sempre parlando dell’ex segretario dell’Ugl ed ex governatore della Regione Lazio in quota centrodestra – fa capire quale sia lo stato dell’arte. Appunto, grande è la confusione sotto il cielo di Roma.

La confusione sul prossimo sindaco di Roma coinvolge persino Polverini

Nel centrosinistra le cose, in vista del voto per il rinnovo del Campidoglio, si fanno più confuse che mai. Virginia Raggi continua a sperare che Nicola Zingaretti e il Pd la appoggino nonostante le ripetute smentite, mentre si valuta il ruolo che alle prossime amministrative romane potrebbe svolgere per il centrosinistra Renata Polverini, ex deputata di Forza Italia e presidente della Regione Lazio per il centrodestra

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