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Un rinnovato e rafforzato appello bipartisan, forse come mai visto finora, giunge da Washington per un approccio “euro-atlantico” al fine di arginare un regime – quello di Teheran – sempre più impegnato nel calpestare senza alcun ritegno i più elementari diritti degli iraniani e nel tentativo di compromettere la sicurezza e la stabilità internazionali attraverso quello che ormai può essere definito senza alcun timore, un vero e proprio terrorismo di Stato.

Il tutto ha inizio lo scorso11 febbraio quando il Congresso statunitense approva con il sostegno di 112 membri, una risoluzione in cui viene espresso vivo “sostegno al desiderio del popolo iraniano per una Repubblica dell’Iran democratica, laica e non nucleare” e la forte condanna per “le violazioni dei diritti umani e il terrorismo sponsorizzato dallo Stato, perpetrati dal governo iraniano”.

Non appare più tollerabile un regime che continuamente attenta alla stabilità regionale e internazionale, ma che soprattutto mostra il proprio lato più sanguinario nei confronti della propria popolazione e delle opposizioni nel Paese e all’estero. Si fa infatti riferimento ai massacri del 1988 e alla repressione omicida delle manifestazioni di questi ultimi anni.

A oggi il numero dei membri del Congresso a sostegno della risoluzione appare raddoppiato e, dettaglio non da poco, con una forte componente espressione del Partito democratico. Sono elementi, questi, che allargano l’orizzonte sul dibattito interno in corso negli USA circa l’atteggiamento richiesto all’Amministrazione Biden nel rinnovato processo di dialogo con l’Iran.

Si legge, infatti, nel testo adottato che il Congresso non potrà più tollerare “gli attacchi terroristici passati e presenti sostenuti dallo Stato iraniano contro i cittadini e i funzionari degli Stati Uniti, nonché i dissidenti iraniani, compreso l’attacco terroristico pianificato dal regime iraniano” durante l’annuale raduno della Resistenza iraniana, tenutosi a Parigi nel 2018 e che ha visto impartite condanne esemplari ai quattro responsabili “materiali” – tra cui il diplomatico iraniano Assadollah Assadi di base a Vienna – da parte del Tribunale di Anversa.

Ma ciò che, da questa parte dell’Atlantico, dovrebbe suonare come una chiamata a raccolta è l’invito del Congresso a “collaborare con gli alleati europei” al fine di smantellare quella fitta rete di “operativi” – tessuta con gran pervicacia dal regime nel cuore dell’Europa, e nel nostro Paese – approfittando della “copertura” diplomatica delle proprie ambasciate nel nostro continente.

Come più volte ribadito anche su queste pagine, e ora reso ancora più esplicito dal Congresso americano, si rende ormai necessaria un’azione forte nei confronti di quelle sedi diplomatiche – come nei casi di Vienna e Tirana – responsabili di fornire copertura e assistenza alle attività destabilizzanti o terroristiche di Teheran e che deve tradursi con l’immediata chiusura di questi “avamposti” di quel regime del terrore.

È ora che l’Europa batta un “colpo” decisivo a ravvivare quel fronte euro-atlantico necessario ad affrontare in maniera efficacia quelle sfide globali che stanno mettendo a dura prova le tenuta interna e la capacità di risposta dell’Occidente.

Sebbene Joe Biden sia impegnato a recuperare il dialogo “nucleare” con Teheran  il messaggio “bipartisan” del Congresso è molto chiaro: nessun compromesso o appeasement è ammissibile in caso di attività terroristiche targate Teheran che mettano in pericolo l’incolumità di cittadini americani, i loro rappresentanti politici e quella di Paesi alleati.

Sul fronte dei diritti umani, Bruxelles ha mostrato qualche cenno di risveglio da un lungo sopore, adottando di sanzioni contro esponenti iraniani ai sensi del cosiddetto Magnitsky Act europeo. Ora vedremo se anche sugli altri fronti l’Unione europea, e soprattutto l’Italia, mostrerà di voler cambiare rotta verso l’Iran.

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