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Che l’Italia sia, oltreché spiata speciale, crocevia di spie è cosa nota. Il nostro Paese rischia di essere “terra di nessuno, in cui l’evidente debolezza delle istituzioni si riflette sul sistema-Paese e apre le porte, come mezzo millennio fa, alle scorribande di stati stranieri”, avvertiva poco più di un anno fa Adriano Soi su Airpress.

Basti pensare al filo rosso che lega il nostro Paese all’Iran. Soltanto negli ultimi mesi abbiamo registrato: il caso della nave-traghetto costruita in Italia (con ombre cinesi) nel 1992 e convertita in una nave da guerra dei Pasdaran iraniani armata con droni, elicotteri e missili da crociera; la storia di Said Ansary Firouz, iraniano di 68 anni coinvolto in un traffico di armi (elicotteri e droni) con Teheran (in cui compare anche la ’ndrangheta), assassinato il 20 ottobre scorso a Formello da un connazionale che subito dopo si è suicidato; l’affaire Danial Kassrae, un ventinovenne iraniano con cittadinanza italiana espulso dall’Albania con l’accusa di spionaggio per conto dell’intelligence di Teheran contro la Resistenza in esilio e spedito in Italia; senza dimenticare la connection italiana del gruppo sciita libanese filoiraniano Hezbollah.

O, ancora, si possono citare le mosse russe nel nostro Paese. E in questo caso la memoria corre all’estate del 2019: un cittadino russo, Alexander Korshunov, accusato di spionaggio industriale ai danni della Avio Aero (GE Aviation), fu arrestato su mandato statunitense dell’Fbi. La vicenda presentava elementi di forte preoccupazione e nonostante la richiesta del dipartimento di Giustizia statunitense, quest’estate il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha preferito riconsegnare la presunta spia alla Russia di Vladimir Putin. Fatti avvenuti a Pomigliano d’Arco, come anche il caso di spionaggio ai danni di Leonardo su cui la magistratura sta ancora indagando dopo aver arrestato Arturo D’Elia, ex dipendente del colosso della difesa.

In queste ore, quelle che precedono la ratifica del Congresso della vittoria di Joe Biden alle elezioni presidenziali statunitense, Twitter ribolle titillato dall’ultradestra con una teoria del complotto (#ItalyDidIt) che vedrebbe l’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, oggi leader di Italia Viva, come il grande architetto della “frode elettorale” a danno dello sconfitto Donald Trump. Con lui, ci sarebbero George Soros, l’ex presidente Barack Obama, l’ambasciata statunitense a Roma e l’azienda leader della Difesa italiana, Leonardo.

Ma non è l’unica teoria che vedrebbe l’Italia al centro di un intrigo internazionale legato al voto negli Stati Uniti. Tornando indietro al 2016, infatti, ci sono i misteri del Russiagate, cioè delle indagini sui rapporti tra la campagna dell’allora candidato repubblicano alla Casa Bianca e la Russia. Secondo Trump, che ha sempre parlato di Obamagate, il Russiagate non sarebbe altro che una cospirazione compiuta ai suoi danni nel 2016 dal Partito democratico statunitense con il concorso dell’Fbi e della Cia.

Personaggio centrale di quella spy story è Joseph Mifsud, professore maltese della romana Link University, scomparso ormai da tre anni. Di lui si parla sia nel Rapporto Mueller sia nel Rapporto bipartisan redatto dalla commissione Intelligence del Senato Usa sulle interferenze della Russia nelle elezioni del 2016.

L’unica certezza, a oggi, è che sia stato lui ad agganciare l’allora giovane consulente della campagna presidenziale di Trump, George Papadopoulos, per offrirgli materiale “sporco” sulla rivale democratica Hillary Clinton, sotto forma di migliaia di email hackerate dai servizi russi, come ricorda Marco Liconti in un articolo puntuale sull’Adnkronos. L’incontro tra i due sarebbe avvenuto a Roma nel marzo del 2016 nella sede della Link University. Ma per chi lavorava Mifsud? Per i trumpiani era un agente italiano manovrato dalla Cia. Stando invece al Rapporto Mueller, invece, aveva “solide connessioni con funzionari del governo russo”.

L’unico sviluppo processuale è la condanna di Papadopoulos (che aveva accusato anche Renzi), poi graziato da Trump. Grazia ricevuta anche dall’ex consigliere per la sicurezza nazionale, il generale Michael Flynn, dichiaratosi due volte colpevole di aver mentito all’Fbi sulle sue conversazioni, nel 2016, con l’allora ambasciatore russo a Washington. Le indagini della Giustizia statunitense sul presunto complotto dem, infatti, non sono ancora concluse. C’è chi dice sia la dimostrazione di un buco nell’acqua. C’è chi, invece, sostiene che il caso debba ancora esplodere.

Ma la faccenda ha avuto risvolti anche “interni” per l’Italia. Come ricorda sempre l’Adnkronos, Trump, in occasione della visita di Stato del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Washington nell’ottobre del 2019, parlando con i giornalisti disse esplicitamente: “Si è cercato di nascondere ciò che è stato fatto in alcuni Paesi e uno di questi potrebbe essere l’Italia”.

E pochi giorni dopo il presidente del Consiglio Giuseppe Conte confermò davanti al Copasir quanto già era trapelato sulla stampa, cioè che il titolare della Giustizia statunitense William Barr e il procuratore John Durham erano volati a Roma in due occasioni, il 15 agosto e il 27 settembre del 2019, per incontrare i vertici della nostra intelligence e chiedere chiarimenti sul presunto “filone italiano” del Russiagate. In particolare sul ruolo del professor Mifsud.

Anche dopo le indiscrezioni di stampa si è alimentata l’idea perpetua dell’imminenza della pubblicazione del famoso Rapporto Barr, che avrebbe disvelato i contorni del presunto coinvolgimento dell’Italia in questo altrettanto presunto scandalo.

A differenza di quanto accade negli Stati Uniti, la vicenda Mifsud rimane un argomento centrale in Italia anche durante la crisi di governo — non formale ma sostanziale — in corso. Tanto che c’è chi sospetta, sorridendo con ghigno malizioso, che dietro questa presunta interferenza italiana nella politica americana ci sia qualche simpatico personaggio italo-americano che voglia seminare un po’ di zizzania nella politica nostrana.

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