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Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, andrà presto in Libia, probabilmente il 6 o 7 aprile secondo quanto annunciato da lui stesso, ribadendo in Senato che la posizione dell’Italia in Libia è quella di “sostenere il governo temporaneo”, garantire le elezioni entro dicembre, “rispettare il cessate fuoco”.

“Ci sono elementi incoraggianti”, ha detto Draghi a proposito del processo di stabilizzazione innescato dallo stop alle armi e dall’avvio del lavoro della nuova autorità esecutiva uscita dal voto al Foro di dialogo guidato dall’Onu. Un momento particolarmente delicato per il Paese, come evidenziava su queste colonne l’analista Daniele Ruvinetti.

“L’Italia – ha detto Draghi – difende in Libia e nel Mediterraneo i propri interessi nazionale e la cooperazione internazionale nel campo della sicurezza con i suoi partner strategici. Se vi fossero interessi contrapposti l’Italia non dovrebbe avere alcun dubbio ovviamente nel difendere i propri interessi nazionali”.

“L’Italia oggi può essere un punto di riferimento nel ripristinare pace e sicurezza nel conflitto in Libia e, più in generale, nel Mediterraneo, alleviando le tensioni che potrebbero sorgere fra le varie potenze esterne presenti sul territorio, in particolare fra Turchia ed Egitto e mantenendo saldo il legame con gli Stati Uniti”, ha scritto su Formiche.net Karim Mezran (Atlantic Council) sottolineando in un’analisi il ruolo evidenziato oggi in parlamento dal presidente del Consiglio.

Un’Italia che, secondo Draghi, non “deve avere timori reverenziali verso qualunque partner”. Mentre parlava, il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, si incontrava a Bruxelles – nell’ambito della ministeriale Nato – con il collega francese Jean-Yves Le Drian. I due si sono visti anche recentemente alla Farnesina, dove hanno ribadito la volontà di spingere la collaborazione anche a livello di intelligence. La Libia è stata di nuovo al centro delle discussioni, in un momento in cui Parigi e Roma sono in (ri)allineamento dopo che per anni il dossier li ha visti in competizione (dopo una conversazione tra l’Eliseo e Tripoli di questi giorni, la Francia si è decisa a riaprire la sua ambasciata a Tripoli, dove la sede italiana guidata di Giuseppe Buccino non è mai stata chiusa).

Di Maio e Le Drian, insieme al collega Heiko Mass, saranno in Libia domani, giovedì 25 marzo, per una missione europea in cui l’Italia intende presentarsi come interlocutore prioritario del nuovo governo di Abdulhamid Dabaiba. Incontri a cui potrebbe partecipare anche l’inviato speciale dell’Onu, Jan Kubis, che è già sul posto con il compito di chiudere il briefing con cui riferire alle Nazioni Unite la situazione nel Paese (dopo che recentemente è stato pubblicato un rapporto piuttosto critico sulla violazione dell’embargo sulle armi).

Il ministro italiano è stato il primo a incontrarsi con l’esecutivo di Tripoli, domenica 21 marzo: una visita con cui Roma rivendica centralità sul dossier, muovendo anche figure come l’ad di Eni, Claudio Descalzi, che ha garantito che la società fornirà tutto il supporto necessario al processo di pace (d’altronde è già attiva nel sociale).

Soprattutto, la visita di Di Maio anticipava di pochi giorni l’incontro col segretario di Stato statunitense, Anthony Blinken, che aveva voluto parlare con l’italiano per primo rispetto agli altri alleati Nato, confermandogli che l’America vede positivamente il ruolo di guida di Roma sulla Libia e sul Mediterraneo.

Interessi geostrategici dell’Italia, con la Libia che è anche un tema di sicurezza nazionale connesso all’immigrazione e all’energia, e su cui il governo chiede all’Europa di essere attiva e mono-voce. “Mi sembra di aver sempre dimostrato nella mia vita estrema indipendenza nella difesa dei valori fondamentali dell’Europa e della Nazione”, ha rivendicato Draghi a proposito delle dinamiche sulla Libia.

Una dichiarazione che arriva davanti alla crescente preoccupazione della Nato sulla presenza russa in Cirenaica, considerata un fatto destabilizzante anche per il processo di pace, visto che fornisce assistenza militare al capo dei ribelli dell’Est che fino all’estate scorsa intendeva conquistare il paese e intestarselo come nuovo rais.

Nell’ottica libica, Nato e Mediterraneo, infine va anche letto il colloquio telefonico tra Draghi e il presidente turco, Recep Tayyp Erdogan, con i due che hanno affrontato questi dossier come tema di snodo dei rapporti bilaterali tra Roma e Ankara. Ruolo su cui l’Italia può muovere dinamiche di stabilizzazione anche per conto delle alleanze.

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