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Rintracciare un terrorista. Localizzare un deposito di armi. Ritrovare una persona dispersa da mesi, o anni. E se bastasse partire da una ricerca su Google per fare tutto questo?

L’intelligence ai tempi della digitalizzazione di massa è fatta anche e soprattutto da fonti aperte. Per questo negli ultimi dieci anni è cresciuta l’Osint, Open Source intelligence, dalla ricerca al giornalismo investigativo fino all’operato degli 007 nazionali.

L’Italia non fa eccezione. Lo dimostra la nascita di OsintItalia, la prima associazione italiana che applica al web le metodologie dell’Open Source Intelligence per temi sociali e solidali, tra questi la ricerca delle persone scomparse. Open Source: niente intrusioni hacker, niente reati, tutto legale.

Una community di professionisti che conta esperienze di vario tipo, giornalisti, avvocati, analisti di intelligence, con un solo scopo: utilizzare l’Osint a fini sociali e solidali. Non è un caso che sia l’Italia a fare da apripista. Qui l’Osint non è il “futuro”, ma “il presente”, spiega a Formiche.net Mirko Lapi, presidente e cofondatore di Osint Italia, una carriera da professionista del mondo della Sicurezza e della Difesa.

I numeri sono da capogiro. Solo nel 2020, l’anno della pandemia (e dunque delle restrizioni), in Italia sono scomparse 13.527 persone. Ma il fenomeno è risalente nel tempo, tanto che già nel 2007 l’allora governo Prodi istituì un Commissario straordinario per le persone scomparse. “Siamo sommersi da un overload informativo rilevante – nota Lapi, fondatore dell’associazione insieme a un team di professionisti fra cui Alessia Gianaroli, Antonio Rossi, Valentina Lavore, Andrea Caldarini e Valerio Lilli – le stime ci indicano l’importanza dell’OSINT se è vero che oltre l’80% delle informazioni utilizzate anche dall’intelligence istituzionale, proviene da fonti aperte”.

La storia di Osint Italia nasce da un episodio. “Una competizione internazionale, “Capture the flag”, in cui 290 team dovevano rintracciare informazioni e indizi su persone scomparse negli Stati Uniti, siamo arrivati terzi”. Di qui l’idea di importare in Italia il modello Osint. Fuori, non solo negli Usa, ci sono già tanti casi di scuola. Non solo nel mondo dell’intelligence o dell’attivismo.

Basti pensare alla storia di Bellingcat, il celebre team di giornalisti investigativi freelance che tutti i mesi, grazie a investigazioni con fonte aperte, tira fuori inchieste su scandali internazionali, disinformazione pilotata, corruzione. Sono stati loro, per dirne una, a inchiodare il governo iraniano quando, nel gennaio del 2020, ha abbattuto un aereo civile con un missile causando una carneficina. O ancora a denunciare le spie russe del GRU che hanno avvelenato Alexei Navalny.

Bellingcat è un esempio per noi, certo. Anche se siamo consapevoli che l’Osint non è una panacea, le fonti classificate rimangono imprescindibili e al di fuori del nostro perimetro”. Chi si occupa di Osint rimane in un altro perimetro, quello delle informazioni pubblicamente disponibili, spiega Lapi. “Il nostro non è hacktivismo ma una ricerca investigativa di informazioni appunto sociale e solidale. Nell’era digitale tutti lasciano qualche traccia”, dice Lapi. “Non siamo hacker, ma professionisti e appassionati di Open Source Intelligence che svolgono questa attività nel pieno rispetto delle normative vigenti”.

Tanti gli ambiti in cui l’Osint può fare la differenza, “dal cyber-bullismo al revenge porn fino al contrasto alla disinformazione digitale”. Oltre all’azione, però, serve la formazione, in un Paese in cui la cultura Osint, specie nel mondo delle imprese, non è ancora conosciuta fino in fondo. Osint Italia avrà sede a Roma e si metterà subito al lavoro, il prossimo 30 aprile, con un “Osint Day”, una giornata dedicata alla presentazione delle tecniche Osint con lezioni e presentazioni in diretta streaming sul canale Youtube.

L'Intelligence solidale? Perché nasce OsintItalia

L’intelligence si fa anche partendo da una ricerca Google, senza spie e valigette 24 ore. Si chiama Osint e in Italia c’è una nuova associazione, Osint Italia, che vuole usarla per fini sociali, come la ricerca di persone disperse. Il presidente Lapi: non siamo hacker, è tutto legale

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