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Global Britain in a Competitive Age” è il titolo della strategia di difesa e politica estera che il governo britannico guidato da Boris Johnson dovrebbe presentare la prossima settimana. Più volte rinviata nei mesi scorsi a causa della pandemia in corso, sarà “una dichiarazione della visione post Brexit del primo ministro”, ossia la Global Britain, scrive il Financial Times. La review “più radicale dalla fine della Guerra fredda”, secondo il Times. Al documento lavora a Downing Street il professor John Bew del King’s College London, esperto di grande strategia e consigliere del primo ministro per la politica estera. Il tutto sotto la supervisione di Munira Mirza, la consulente di origini pachistane che, dopo aver lavorato con Johnson quando questi era sindaco di Londra, ora è a capo della Policy Unit al numero 10.

IL TAGLIO ALLE TRUPPE

Il Financial Times ha analizzato gli elementi dell’agenda trapelati con alcuni esperti, che sono concordati nell’evidenziare come la nuova strategia di sicurezza rischi di creare tensioni con gli alleati storici. Meno capacità di difesa tradizionale (il taglio delle forze di 10.000 unità dalle 82.000 attuali è il punto più critico) per sostenere i costi sul fronte digital warfare e attenzione all’Indo-Pacifico potrebbero causare un minor impegno britannico nel Nord Atlantico, evidenzia il Financial Times. Che aggiunge: “Non è chiaro come un Regno Unito post-Brexit coopererà con i Paesi dell’Unione europea in materia di sicurezza”. Il tutto a pochi mesi dall’annuncio di un piano aggiuntivo di investimenti per la difesa, pari a 16,5 miliardi di sterline per i prossimi quattro anni da destinare soprattutto alle nuove tecnologie (compreso il caccia di sesta generazione Stealth). Nonostante il quale, però, il dipartimento sta cercando di tagliare alcuni costi per finanziare la difesa cibernetica e nuove capacità militari nello Spazio.

I TIMORI USA

Se da una parte gli Stati Uniti apprezzano le forze cyber britanniche, dall’altro Washington sta sottolineando a Londra che il numero delle truppe conta ancora, come ha spiegato Michael Shurkin, esperto di sicurezza alla Rand Corporation, al Financial Times: “è un problema” se improvvisamente un alleato fidato non può più fornire il numero di truppe di una volta. Come rispondere ai timori statunitensi? Ecco la proposta di Jack Watling, analista del Royal United Services Institute: mettere sull’altro piatto della bilancia elicotteri, missili a lungo raggio e forze speciali.

L’INDO-PACIFICO

Secondo Shurkin potrebbero emergere divergenze tra Stati Uniti e Regno Unito anche sull’Indo-Pacifico, quadrante su cui Washington si sta fortemente concentrando da diverso tempo ormai sulla base del formato Quad che coinvolge  Giappone, India e Australia nel confronto con la Cina. Anche Londra vuole rafforzare la sua presenza in quella regione (scommettendo sul G7 prossimo che è chiamata a presiedere). Ma non mancano le controindicazioni: per esempio, agli occhi degli australiani i progetti di “Blighty” – il nome sprezzante con cui viene definito il Regno Unito, retaggio della seconda guerra anglo-boera – rischiano di apparire neoimperalistici, ha evidenziato Euan Graham, esperto dell’IISS. Inoltre, agli Stati Uniti potrebbe risultare più utile che il Regno Unito riempia i suoi vuoti nel Nord Atlantico piuttosto che aggiungersi nel quadrante indo-pacifico.

L’ATTESA EUROPEA

Secondo Peter Ricketts, ex ambasciatore britannico in Francia, anche gli europei rischiano di rimanere delusi. C’è attesa – soprattutto a Parigi – per la strategia britannica. Ma quanto dichiarato dal primo ministro Johnson alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco – “abbiamo ripristinato il controllo sovrano sulle leve vitali della politica estera” – non sembra lasciare spazio a una grande cooperazione con l’Unione europea.

ARTICO E CAMBIAMENTI CLIMATICI

La Royal Navy avrà una presenza regolare nell’Artico per contrastare il vantaggio strategico russo sulle rotte commerciali che si apriranno con lo scioglimento delle calotte polari, hanno rivelato fonti a conoscenza della review al Times. Una fregata si unirà a una task force multinazionale nel Mare di Barents nei prossimi mesi visti i timori che Mosca (ma anche Pechino) possa essere favorita dai cambiamenti climatici. Che sono percepiti come una “grave minaccia alla sicurezza” (per l’Artico, ma anche per l’Africa) e su cui il Regno Unito è pronto a essere in prima fila da organizzatore della Cop26. In questi giorni, il ministro degli Esteri Dominic Raab è in tour in Estonia e Norvegia, Paesi presentati come like-minded già nel titolo della nota diffusa dalla diplomazia britannica, proprio per affrontare questi temi.

RUSSIA E NATO

Per Lord David Richards, ex capo di stato maggiore della difesa, il Regno Unito non dovrebbe dimenticare minacce come la Russia. “La fusione tra Stato, affari e criminalità organizzata e grave forniscono ulteriore peso e influenza: la Russia è in grado di rappresentare una minaccia onnicomprensiva alla sicurezza — che è alimentata dalla paranoia sull’Occidente e dal desiderio di essere vista come una grande potenza risorgente”, si leggeva nel “Russia report”, un documento di 55 pagine pubblicato a luglio dalla commissione Intelligence e sicurezza del Parlamento britannico. Secondo Lord Richards il Regno Unito potrebbe avere “un vero ruolo” nella Nato. “Ma il rischio è di sprecare tutto andando in giro per il mondo senza ottenere alcuna reale influenza strategica da nessuna parte”.

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