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Non c’è pace per Huawei in Germania. Come racconta il quotidiano Handelsblatt negli ultimi giorni i critici della proposta di legge sulla sicurezza della tecnologia delle informazioni 2.0, attualmente in discussione al Bundestag, sono tornati a farsi sentire puntando il dito su quella soluzione di compromesso (qui analizzata su Formiche.net) che non prevede l’esclusione di Huawei dalla realizzazione del 5G. Non bastano, a detta degli scettici, le condizioni restrittive che di fatto vietano al gruppo cinese l’ingresso nella nuova rete di telecomunicazioni: vogliono un veto, come chiesto dagli Stati Uniti che accusano l’azienda di spionaggio a favore della Cina – impostazione che però non trova il sostegno della cancelliera Angela Merkel.

LE CRITICHE NELLA CDU

Norbert Röttgen, esponente di spicco della Cdu e potente presidente della commissione Affari esteri del Bundestag, ha spiegato al giornale che l’iniziativa del governo non contiene “alcun criterio di sicurezza per l’espansione della rete 5G in Germania”. Inoltre, ha evidenziato come le valutazioni in materia di sicurezza e l’approvazione dei componenti critici dell’infrastruttura verranno trasferite “completamente e in maniera generalizzata all’esecutivo”, senza alcun intervento del Bundestag.

L’INTERVISTA A “FORMICHE.NET”

Già un anno fa, intervistato da Formiche.net, Röttgen, già candidato alla leadership della Cdu (battuto dal merkeliano Armin Laschet), si schierava a favore di una “soluzione europea” al 5G. “Abbiamo due società europee in grado di gestire il lancio del 5G in Europa (Nokia ed Ericsson, ndr). Per competere con i fornitori che grazie ai sussidi cinesi hanno un enorme vantaggio sui mercati dei Paesi terzi, dobbiamo dare un mercato a quelle aziende europee. Da dove altro iniziare, se non dall’Europa? Sarebbe auspicabile che l’Unione europea a 27 raggiungesse una posizione comune sulla questione, ma anche una posizione franco-tedesca congiunta sarebbe già un buon inizio”, dichiarava.

I DUBBI DEL COSTITUZIONALISTA

Per il costituzionalista Klaus Gaerditz, la proposta del governo federale è “incostituzionale” e, con specifico riferimento ai controlli su Huawei, “non contribuisce al rafforzamento dei poteri” dell’esecutivo in materia di sicurezza. Secondo Gaerditz, inoltre, con l’impiego di componenti cinesi nel 5G della Germania il rischio è “compromettere tutti i diritti fondamentali alla comunicazione”, poiché questa viene resa accessibile a “un regime autoritario tramite fornitori di tecnologia dipendenti”. In particolare, il governo federale “decide a suo piacimento se e in che misura metterà da parte gli interessi della sicurezza pubblica a favore degli interessi economici (possibilmente a breve termine)”. In tale prospettiva, avverte il costituzionalista citato da Handelsblatt, “un accordo economico pianificato o un grande investimento da parte di una società tedesca” in Cina potrebbe essere “arbitrariamente utilizzato in maniera impropria come argomento per differire la sicurezza interna ed esterna” della Germania.

INTANTO LA FRANCIA…

Intanto in diverse città francesi, come racconta Bloomberg, le telco hanno iniziato a smantellare le apparecchiature Huawei (anche quelle 4G). Soltanto tre settimane fa il Consiglio costituzionale di Parigi aveva dato il suo via libera alle norme cosiddette “anti Huawei”, respingendo i ricorsi degli operatori SFR e Bouygues Telecom che aveva presentato ricorso contro le disposizioni dell’attuale amministrazione guidata dal presidente Emmanuel Macron e ora approvate dai Saggi per a tutelare “gli interessi della difesa e della sicurezza nazionale”, in particolare, nel quadro delle reti mobili 5G.

No way, Huawei. Un pezzo di Cdu sfida Merkel sul 5G

Tornano a farsi sentire i critici della proposta di legge del governo tedesco che prevede dure restrizioni ma non un veto contro Huawei nel 5G. Intanto la Francia inizia a smantellare le apparecchiature cinesi (anche 4G)

stato isalmico

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