Skip to main content

Non accade spesso che un presidente degli Stati Uniti, a soli 45 giorni dal suo giuramento, pubblichi una bozza della strategia per la Sicurezza nazionale, mentre la partita per le nomine nel comparto intelligence e Difesa non si è ancora chiusa.

Per questo ha sorpreso gli addetti ai lavori la scelta di Joe Biden di pubblicare la scorsa settimana la “interim National Security Strategic Guidance”. Un documento snello, diretto, di sole 24 pagine, che anticipa le linee essenziali della vera e propria strategia che sarà pubblicata nei mesi a venire. Il tempismo non è casuale e segnala un’attenzione speciale per le sfide della sicurezza che si potrà soppesare fino in fondo quando sarà reso noto il budget del governo federale per la Difesa.

Il documento è un vero e proprio manifesto della “dottrina Biden” e definisce le priorità dell’agenda sicurezza. Cinque le sfide in cima alla lista: minacce transnazionali alla sicurezza nazionale, erosione delle regole democratiche, minacce che derivano dal cambiamento della distribuzione del potere globale e dall’ascesa della Cina, sfide all’ordine liberale internazionale e tecnologie critiche.

L’ordine dell’elenco già racconta un cambio di passo. Basti pensare che nell’ultimo documento ufficiale del governo americano, la Strategia per la Sicurezza Nazionale pubblicata nel 2017 agli esordi dell’amministrazione di Donald Trump, la difesa dei “valori democratici” era menzionata in una sotto-sezione sotto il capitolo intitolato “Promuovere l’influenza americana” e il motto che campeggiava sullo sfondo era “Peace through strenght” (“pace attraverso la forza”).

Il documento di Biden ricalca la retorica del “ritorno del multilateralismo” ma al contempo delinea un piano d’azione tutt’altro che naïve. Se nella strategia di Barack Obama si auspicavano “partnership più profonde ed efficaci” con la Russia e la Cina, oggi entrambi i Paesi sono accusati di “essersi fortemente impegnati in sforzi per tenere sotto controllo la forza degli Stati Uniti e impedirci di difendere i nostri interessi e alleati nel mondo”.

Un’analisi ai raggi x del nuovo documento della Casa Bianca è stata pubblicata dal Cnas (Center for a New American Security), think tank di Washington DC con una datata e riconosciuta expertise nel mondo della Sicurezza e della Difesa da cui provengono molte nomine della nuova amministrazione. Il giudizio sulla strategia non è unanime.

Il Ceo Richard Fontaine, ad esempio, trova prematura la pubblicazione di una “bozza” del vero documento programmatico. “La nuova amministrazione è ingenua a pubblicare l’ “interim guidance” così presto. Così facendo, investe sulla parte della “segnalazione” senza la vera strategia”. Per Chris Dougherty, Senior Fellow for Defense, la bozza indica invece “l’esperienza di questo team, e l’urgenza che percepiscono dei problemi”.

Dagli esperti del comparto sicurezza viene apprezzata l’assertività della strategia per la politica estera asiatica e in particolare nei rapporti con la Cina. La promozione di un approccio multilaterale per contenere la Cina nel Pacifico non è vuota retorica ma una precisa road map, di cui l’imminente incontro di Biden con gli alleati del formato Quad (Australia, India, Giappone) rappresenta il primo tassello.

“La strategia è netta sull’urgenza di contrastare gli sforzi cinesi di formare un ordine mondiale illiberale attraverso la ‘corruzione armata’, la disinformazione e l’illiberalismo hi-tech”, nota Lisa Curtis, direttrice del Programma per la Sicurezza dell’Indo-Pacifico, “chiarisce che l’America continuerà a difendere gli alleati, come Taiwan, e a battersi per i diritti umani in Xinjiang, Tibet e Hong Kong”.

Un secondo aspetto degno di nota è l’attenzione del documento alle minacce cibernetiche, ancora una volta con un focus su Russia e Cina, responsabili, secondo l’intelligence Usa, di due dei più letali attacchi informatici della storia americana negli ultimi tre mesi, rispettivamente l’hackeraggio a SolarWinds e quello contro Microsoft.

Martijn Rasser, Senior Fellow for Technology and National Security, spiega come l’amministrazione Biden abbia messo “la leadership tecnologica al centro della competitività economica americana, della sicurezza nazionale e della salvaguardia dei valori statunitensi”. Di qui l’impegno per una revisione della “supply chain” tecnologica affrancata dalla Cina insieme agli alleati europei “per combattere l’autoritarismo digitale”.

Un dossier, la cybersecurity, che sarà attenzionato da vicino dalla stessa vicepresidente Kamala Harris, ha rivelato di recente la Cbs News. Dalla resilienza cibernetica degli Stati Uniti, nota un’altra esperta del Cnas, Nina Kollars, dipende la riuscita della più grande scommessa dell’amministrazione Biden: la transizione ecologica. “Un approccio più verde di solito comporta sistemi più smart, e questi sistemi aumentano naturalmente la nostra superficie per un attacco cibernetico”.

Cina, Russia e clima, la sicurezza secondo Biden. Report Cnas

Gli analisti del think tank Cnas (Center for a new American Security) leggono la bozza di Strategia per la Sicurezza nazionale dell’amministrazione Biden. Pugno duro su Cina e Russia (altro che Obama), cybersecurity in cima. E ora anche il clima è una questione di sicurezza

Presidenza Copasir, a chi spetta? Il dibattito fra giuristi

Tra i nodi che il governo Draghi dovrà sciogliere presto c’è la presidenza del Copasir, il comitato di controllo dell’intelligence. Per legge spetterebbe all’opposizione (Fdi) ma c’è chi richiama il precedente di Massimo D’Alema. Da Lupo a Baldassarre, ecco il dibattito fra giuristi

Scambi commerciali, discordanze e opportunità per l'Italia. L'analisi di Zecchini

Due eventi, in direzione contraria, aggiungono nuove discordanze nell’attuale regime di accordi commerciali dell’Ue. L’Italia? Ha da guadagnare dalla nuova apertura americana e da un atteggiamento più ambizioso della politica commerciale dell’Ue

Superlega

Draghi, fenomenologia di un governo apartitico. La bussola di Ocone

La crisi interna prima dei Cinque stelle e poi clamorosamente del Pd, cioè delle forze che governavano precedentemente, e la maturazione della Lega verso un’identità compiuta che prima non aveva, sono elementi con una forte valenza positiva. Corrado Ocone spiega perché

Dopo l'Ue, l'Asia. Giovanni Tria legge i piani (economici) di Biden

La tregua sui dazi fra Ue e Usa è solo una puntata all’interno della vera guerra commerciale fra Washington DC e Pechino. L’obiettivo di Biden non è tanto il contenimento della Cina quanto la revisione (occidentale) delle regole della globalizzazione. L’analisi di Giovanni Tria, già ministro dell’Economia, professore di Economia politica presso l’Università di Roma Tor Vergata

Yemen, perché l’offensiva Houthi complica i piani di Biden

La crisi in Yemen è complicata dall’offensiva Houthi a Marib, che rende complessa l’azione statunitense. Riad teme per la sua sicurezza, Teheran potrebbe usare il dossier come leva diplomatica riguardo a eventuali colloqui sul nucleare con Washington

Papa Francesco e il sogno di pace in un Iraq martoriato dalla guerra

Di Francesco de Notaris

Papa Francesco ha chiesto “perdono al Cielo e ai fratelli per tante distruzioni e crudeltà” in Iraq. Nel 2002 una delegazione parlamentare per la pace si era recata nel Paese. Francesco de Notaris, componente della delegazione, racconta l’esperienza

Mosul, da capitale dell’Isis a capitale della fraternità

Terzo giorno del viaggio del papa in Iraq. Prima il Kurdistan iracheno, poi a Mosul tra le macerie della città devastata dal conflitto, poi la recita dell’Angelus nella città di Qaraqosh, infine la messa ad Erbil. Il racconto di Riccardo Cristiano
iraq

Iraq, il peso delle minoranze etniche e il viaggio del papa. Report CeSi

La tutela delle minoranze religiose è un fattore di pace e stabilizzazione. Il report del CeSI che racconta l’Iraq e il contesto in cui si inserisce il messaggio di Papa Francesco “Siamo tutti fratelli”

Usa-Cina, verso la riunione del Quad. I nervi tesi di Pechino

Implementare il Quad è la priorità di Biden, impegnato nel pivot verso l’Asia, pronto a organizzare il primo vertice con Australia, India, Giappone. La Cina preoccupata, percepisce la dimensione dell’alleanza, ma conosce anche i limiti su cui può trovare spazi

×

Iscriviti alla newsletter