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Dopo un anno di un intenso lavoro di intelligence, la Polizia di Ricerca, il ministero pubblico e i servizi doganali del Cile sono riusciti a smantellare un’importante rete di traffico di rame. Sono stati arrestati 22 membri della più grande organizzazione criminale dedicata a rubare, decomporre e commercializzare il minerale nel Paese sudamericano e sequestrate 187 tonnellate del materiale, 40 veicoli e 11 armi di fuoco. Nell’operazione sono state coinvolte 13 imprese e 63 abitazioni.

Nelle indagini è trapelato che alla guida dell’organizzazione c’erano due clan di famiglie molto importanti al sud e al nord del Cile, oltre ad una persona intermediaria che gestiva il traffico del rame da un estremo all’altro del Paese.

L’organizzazione si dedicava a inviare il rame rubato, principalmente, alla Cina, via marittima. Il minerale, che partiva dal porto di Iquique (a circa 1.750 chilometri al nord di Santiago) era inviato ai cinesi per uno scambio economico, tra il 2020 e il 2025, di circa 917 milioni di dollari, secondo il sito Infobae. Il trasporto era possibile perché, una volta bruciato e triturato, era quasi impossibile riconoscere l’origine del rame.

Le autorità hanno spiegato che i criminali rubavano in maniera sistematica il rame della rete pubblica di energia nazionale, per sottrarre i cavi e ridurli, venderli e processarli con la finalità di esportarli in Cina. Per compiere questo obiettivo erano usate molte “imprese facciata”, che cercavano di fare apparire legali le operazioni, oltre a riciclare il denaro delle transazioni attraverso fatture e dazi falsi.

Dal furto alla spedizione in Cina. Come operava la rete criminale del rame in Cile

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